WOMAN

Autrice: Eleonora
Rating: NC17
Pairing: Draco/nuovo personaggio


Si annoiava. Anche aspirare dalla sigaretta appena accesa lo aveva già stancato.
Il fumo usciva a brevi fiotti dalla sua bocca e dalle narici, caldo e denso, rendendo poco visibile il suo viso per alcuni istanti.
"Potresti degnarmi di uno sguardo almeno?" una voce femminile abbastanza contrariata lo raggiunse dalle sue spalle.
Lui guardava fuori dalla finestra e tirando nuovamente dalla sigaretta si portò la mano alla fronte, grattandosi un sopracciglio con il pollice e l'anulare, facendo ricadere poi il braccio mollemente oltre il bracciolo della poltrona su cui stava mezzo sdraiato.
"Sei uno stronzo Draco!" lo apostrofò la voce. Un rapido movimento seguito da un fruscio di stoffe lo fece voltare, distrattamente. Si sporse con la testa oltre lo schienale semicircolare della poltrona e vide il corpo della ragazza - che poco prima era sdraiata nel suo letto, intenta ad abbottonarsi i jeans e ad infilarsi velocemente una canottierina verde - muoversi nella semi-oscurità. Lo guardò.
Nel momento stesso in cui il fumo uscì di nuovo dalla sua bocca sottile, la ragazza inveì ancora una volta.
"Non voglio più rivederti!" sentenziò sbattendo le lenzuola di seta nera nuovamente sul letto per recuperare da terra la sua borsetta.
"Non ho mai detto che sarebbe successo.." biascicò lui di rimando alzandosi e lasciandola impietrita.
Draco era un ragazzo molto alto e slanciato e su di lui, i muscoli ben modellati da anni di sport - giocava a Quidditch a scuola, e quattro anni dopo Hogwarts si era guadagnato un posto nella nazionale Inglese, assieme al suo nemico di sempre, Harry Potter - facevano uno strano effetto. Potenza e agilità, un binomio vincente.
Lei era ancora in piedi, la borsa a tracolla e con una mano quasi sulla maniglia della porta quando la visione che le si parò davanti la fermò, come in un'istantanea, con la bocca leggermente socchiusa e gli occhi fissi su di lui.
Lo aveva visto nudo, infondo avevano appena passato la notte insieme, ma così, con la debole luce che filtrava dalle tende scure era tutta un'altra cosa.
Era bello e decisamente ben proporzionato. Gli addominali disegnati si tendevano ad ogni più piccolo movimento. Risalì con lo sguardo fino al viso, spigoloso, asciutto e dannatamente sexy. I capelli, di un biondo chiarissimo gli ricadevano sulla fronte e sul collo in ciocche scomposte, coprendogli quasi gli occhi.
I suoi occhi. Freddi come il ghiaccio eppure capaci di accendersi di una passione incredibile, che lei però non aveva mai visto. Perché lui non glielo aveva mai permesso.
La squadrò, dall'alto in basso per un paio di volte, poi così come si era alzato, si voltò nuovamente verso la poltrona. Ciò che lei vide non fu meno degno di nota.
Le gambe lunghe ed affusolate, il sedere sodo e rotondo, quelle sensualissime fossette appena sopra l'osso sacro, e la schiena liscia. Le sue spalle, larghe, contrastavano quasi con la vita sottile e i fianchi magri, ma il senso di protezione che potevano dare ad una ragazza fra le sue braccia era indescrivibile.
Sparì nuovamente dietro alla poltrona e ciò che vide di lui fu solo il regolare sbuffo di fumo da sopra lo schienale, che saliva e si dissolveva nell'aria ad intervalli più o meno regolari.
"Stronzo!" ribadì lei facendo scattare la maniglia velocemente e sbattendo rumorosamente la porta dopo essere uscita. Draco aveva messo in conto anche questo.
Si sentì..sollevato.
Aveva cambiato ragazza ogni settimana in quell'ultimo anno. Storie di una sera, al massimo tre e ogni volta che l'amante di turno lasciava la sua stanza, a Villa Malfoy, sentiva solo un profondo senso di frustrazione.
Usciva a cena con loro, una capatina in un locale e poi le portava a letto, senza neanche troppe cerimonie.
Lui era fatto così. Non era abituato a chiedere per ottenere ciò che voleva, a lui bastava prenderlo. Poco importava se ne sarebbe stato soddisfatto oppure no.
Ma da come le sentiva gemere e gridare il suo nome in preda all'eccitazione, non c'erano dubbi sulla soddisfazione delle ragazze, che comunque non avevano mai preteso da lui qualcosa che andasse oltre il sesso. Del buon sesso e basta.
Era forse per questo che si sentiva frustrato? Perché veniva considerato dalle donne solo un paio d'ore spese bene fra le lenzuola di un letto a baldacchino?
Non seppe rispondersi. Tornò dalla sua sigaretta, ormai arrivata al filtro e la spense con noncuranza in un posacenere d'avorio, poggiato su un tavolinetto da salotto proprio accanto al suo scranno.

Un paio di ore dopo era nuovamente in strada, a Londra. Doveva incontrare un paio di amici nella Londra Babbana e tornare in tempo per il pranzo, con suo padre, Lucius Malfoy, meglio conosciuto come il braccio destro di Voldemort, e sua madre, Narcissa, una delle donne più potenti di tutta l'Inghilterra.
"Sei in ritardo Malfoy" lo apostrofò un ragazzo biondo, sulla ventina appoggiato allo stipite di una porta che dava sulla strada principale del quartiere di Notting Hill.
"Non rompere McFadden, io non sto tutta la notte a scrivere col naso piantato su quei dannati libri, io vivo."
E lo disse con una particolare cura, soprattutto scandì le parole 'notte' e 'vivo'. Sul suo volto, si delineò il caratteristico ghigno, indegna storpiatura di un sorriso, che non gli era mai riuscito fare.
"Dov'è Blaise?" domandò tirando fuori dalla tasca del cappotto il pacchetto di sigarette e estraendone una e poggiandosela fra le labbra.
"Di sopra, con gli altri, ti stavano aspettando." Gli rispose il ragazzo prima di concedergli il passaggio all'interno della casa.
Draco salì i gradini di un'imponente scalinata a due alla volta ed entrò, dopo aver attraversato un breve corridoio, in una stanza abbastanza grande, con al centro un tavolo e una mezza dozzina di sedie, disposte ordinatamente lungo i lati. Fece scivolare il cappotto giù dalle spalle con un gesto fluido e lo ripiegò un paio di volte prima di appoggiarlo allo schienale di una delle sedie.
Un rumore metallico lo fece voltare sulla destra. Un ragazzo alto e moro gli sorrideva con un accendino in mano, pronto all'uso.
"Volevi fumartela così?" e indicò col capo la sigaretta ancora spenta che si premurò di accendere.
Era molto simile a Draco, come fisico e portamento, ma a differenza del biondo, indossava jeans e maglietta, in perfetto stile ragazzo normale.
"Ah Blaise..come farei senza la tua arguzia?" cantilenò Draco facendo un inchino decisamente esagerato e decisamente canzonatorio.
"Vivresti come un qualsiasi mago oscuro del cazzo. Senza ideali e senza uno straccio di donna." Gli rispose prendendo Draco per un polso e tirando dalla sua stessa sigaretta.
"A dire il vero, caro Blaise, con le donne non sei poi così bravo come credi." Lo apostrofò sorridendo.
"Perché? Cos'aveva questa volta che non andava? Claire è una delle ragazze più belle con cui sono mai andato a letto, giuro!"
"Mi ha annoiato e mi ha fatto pure la predica, da non credere. Pretendeva l'anello di fidanzamento o cosa? Non le ho mica detto 'vieni a letto con me e domattina ti sposo'." Ancora una volta, fiotti di fumo gli uscirono in sincrono dalla bocca e dal naso.
"Tu le donne le usi. Le seduci e le illudi, poi è chiaro che loro scoprendo come sei veramente ti mandino al diavolo." Commentò Blaise sedendosi sulla sedia dove Draco poco prima aveva lasciato cadere il cappotto.
"Io sono solo selettivo". Ribattè prendendo posto in una delle sedie vicine.
"E allora dimmi. Tra tutte le ragazze che ti sei portato a letto, ce n'è mai stata una da cui ti sei sentito davvero attratto? E non intendo pura attrazione fisica, intendo anche tutto il resto."
"Tipo campanelle nello stomaco, il desiderio di rimanere abbracciati tutta la notte e magari comprensivo anche di orgasmo simultaneo?" buttò la il biondo.
Blaise si limitò ad annuire frugando nella tasca del cappotto dell'amico e prendendo una sigaretta che a sua volta accese.
"No. Ma quelle sono tutte cazzate dai." Protestò Malfoy gesticolando con le mani per enfatizzare ciò che stava dicendo.
"Senti, se io sto con Amber da 1 anno e mezzo ci sarà un motivo." Argomentò Blaise come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
"Si, significa che sei troppo pigro per cercartene altre 100" rispose Draco scuotendo la testa divertito. "E poi a me va bene così."
"Balle. Le tue storie non durano neanche il tempo di dire 'ciao' e quando ti presenti qui, come oggi per l'appunto, hai l'espressione tipica di quello che non sa godersi una sana notte di sesso. Perché? Perché il sesso non ti basta più, ti senti un oggetto, proprio come consideri le donne che ti porti a letto, ma sei talmente ottuso che nemmeno te ne rendi conto."
Blaise aveva colpito nel segno e Draco non seppe cos'altro replicare. Cambiò discorso e l'amico non infierì oltre. Secondo lui, la peggior compagnia per Draco era se stesso. Era pessimo quando dava retta ai suoi istinti e poi ci sbatteva di naso.

La riunione terminò in un'ora scarsa e dopo aver salutato un altro paio di amici presenti, Draco e Blaise si ritrovarono fuori, nella Londra di fine estate, a camminare.
"Credo che l'idea di attaccare quelle due città babbanofile la prossima settimana non sia poi così buona." Commentò Blaise riferendosi alla riunione e ai suoi esiti, mentre si accomodavano al tavolo di un piccolo cafè
Draco fece spallucce.
"Beh?!" lo incalzò l'amico.
"Mio padre continua a farmi una testa così con i suoi piani di distruzione del mondo Babbano, ma ti dirò che mi sta venendo a noia." Sbuffò il biondo sorseggiando il liquido nero all'interno di una piccola tazza bianca.
"Cosa stai dicendo?" lo scosse dandogli una gomitata e facendogli cenno di abbassare il tono.
"Sto dicendo che sono stufo. Mi piaceva spadroneggiare quando ero a scuola, ma ora mi rendo conto che non è più divertente, nemmeno per me. Nessuno ti da certezze, Blaise, tranne te stesso e io non voglio diventare come mio padre, questo è assolutamente certo."
"Beh però ti piace vivere nel suo lusso, comprarti bei vestiti firmati e andare ai party con tutta la mondanità."
"Si, mi piace, non ne ho mai fatto mistero. Ma ti dico: e se ci fosse dell'altro da scoprire?" concluse teatralmente.
"Te lo devo dire. Mi preoccupi Malfoy!" lo squadrò Blaise da capo a piedi prima che scoppiassero a ridere, insieme.
"Vedrai Blaise..un po' di sano omicidio e tutto passerà" concluse ghignando.

***
La sveglia implacabile le interruppe il sonno alle 7 e 30, puntuale, come ogni mattina.
Isabel si rigirò nel letto per una decina di minuti prima di decidersi ad abbandonare il dolce tepore delle coperte.
Era buio pesto. Strano, pensò, non ricordava di aver tirato le tende. Cercò a tastoni la sua bacchetta, poggiata sul comodino, e la impugnò. "Lumos!" e dalla punta della bacchetta uscì un'intensa luce bianca rischiarando tutta la stanza. Quello che vide le raggelò il sangue nelle vene e rimase con ancora un ginocchio piegato sul materasso e l'altra gamba appoggiata a lato del letto.
"Ciao Isabel" la raggiunse la voce dell'uomo che le stava davanti, a bacchetta sguainata.
"Che diavolo vuoi?" gridò mettendosi in piedi.
"Devo farti il disegno, Isabel?" continuò a prenderla in giro la voce. "Lo sai cosa voglio."
"Sei un verme schifoso Malfoy, ma giuro che se ti avvicini ti uccido e stavolta starò attenta a non sbagliare mira!" lo minacciò mentre avanzava verso di lei.
Aveva i capelli di un biondo accecante, gli occhi grigi che balenavano nel buio quasi totale, e un andamento cadenzato e tranquillo.
"Basta così!" tuonò prima di puntarle contro la bacchetta e scandire: "Crucio!"
Isabel cadde a terra poggiando i palmi delle mani aperte sul pavimento per parare il colpo e sorreggersi almeno a gattoni. La bacchetta finì sotto al letto mentre lei si contorceva per i dolori allo stomaco.
Quello che successe dopo non riusciva più a ricordarselo.
L'unica cosa che riusciva a sentire perfettamente, in quel momento, erano i rumori metallici delle catene che le fermavano i suoi polsi alla testiera di un letto. Provò a scardinarli tirando forte, con l'unico risultato di tagliarsi con il ferro che le si conficcò nella carne facendola gridare.
Quando le lacrime di dolore furono tutte scese lungo le guance, Isabel si guardò. Era perfettamente vestita, col pigiama del tutto abbottonato ed ogni cosa al suo posto. Non l'aveva toccata questa volta. Non ancora.
Lo odiava.

***

Draco era di ritorno, come ogni martedì mattina, da una delle riunioni. Blaise lo aveva trattenuto un po' più del solito ed era mancato al pranzo di famiglia, cosa che non gli era dispiaciuta poi molto.
Passò davanti alla stanza col grande tavolo, uscendo nell'atrio spazioso, si diresse verso destra e presa l'ultima rampa di scale, si trovò nel corridoio che portava all'uscita. Ormai non c'era più nessuno. O almeno così pensava
Una debole lingua di luce proveniva da sotto una porta. Era lo studio. Il suo studio, che però non usava mai. A lui non piaceva starsene seduto su una poltrona a leggere montagne di libri. Riteneva che ci fossero modi più piacevoli di passare il tempo.
La porta, che solitamente era chiusa a chiave, ora necessitava solo di un giro di maniglia per essere aperta e Draco non esitò.
Al posto della sua vecchia scrivania c'era un letto a baldacchino, su cui era adagiata una ragazza. Guardando meglio si accorse che era legata.
Si guardò attorno, ma non riuscì comunque a notare niente che potesse spiegargli la faccenda.
Si avvicinò piano, chiudendo la porta dietro di se.
Ora che poteva vederla meglio, notò che era incatenata al letto e che dei rivoli di sangue le scendevano dai polsi.
Non ci mise molto a scardinare i lucchetti con due colpi ben assestati di bacchetta e una volta liberata da quelle torture, la fece sdraiare più comodamente sul letto. Si avvicinò al suo viso. Respirava ancora, era viva.
Non ebbe tempo di sentirsi sollevato, o comunque provare a farlo. Gli occhi della ragazza, di un verde intenso, si spalancarono d'improvviso e lei cacciò un urlo.
"Stai calma.." provò a sillabare, ma lei fu più veloce.
"Draco Malfoy" sibilò lei fuori di se. Lui parve non capire. Come mai quella ragazza lo conosceva?
"Degno figlio di tuo padre. Due mostri!" sbraitò sputandogli addosso. Si teneva i polsi insanguinati.
Draco rimase immobile. In un'altra occasione probabilmente l'avrebbe schiaffeggiata per la sua impudenza. Ma non lo fece, non alzò un solo dito. Si passò la manica del maglione che portava, un dolcevita nero, sulla guancia bagnata e tornò a fissarla. Lei tentò di scendere dal letto.
Era troppo debole però, anche per via del sangue che aveva perso e se Draco non si fosse teso per reggerla, avrebbe sbattuto la testa contro lo spigolo del massiccio comodino di marmo.
"Lasciami andare!" si divincolò con la poca forza che aveva.
"Vuoi stare ferma?" le intimò lui stringendo i denti mentre la riadagiava sul letto tentando di evitare i suoi calci. "Non ti reggi nemmeno in piedi e anche se volessi non potresti andare da nessuna parte. Direi che per adesso, il minimo che puoi fare è cercare di spiegarmi chi sei e cosa ci fai qui."
"Chiedilo a tuo padre!" ribattè secca lei divincolandosi con uno strattone dalla presa di Draco.
"Lo sto chiedendo a te ragazzina!"
Questa volta il tono di Draco fu molto meno accondiscendente di quello che aveva usato fino ad allora.
Lei ridusse gli occhi a due fessure. Lo stava odiando con tutta se stessa. Era tale e quale a Lucius, con 30 anni di meno e tanta arroganza. Era congenita.
Quando lui allungò nuovamente un braccio per aiutarla, lei gli assestò un calcio poco sopra il punto vita, all'altezza dello stomaco. Le mani che teneva ancorate alle lenzuola per farsi forza cedettero sotto il peso del corpo e a causa delle profonde ferite ai polsi. Imprecò sottovoce mentre si accasciava su un fianco, nel centro del letto. Si aspettava di averlo allontanato almeno un po' da lei, da come lo aveva sentito gemere di dolore, ma si sbagliava. Lui era ancora li e la fissava. Era profondamente spazientito. Tirò fuori la bacchetta dalla tasca dei pantaloni scuri e la puntò alle gambe di Isabel. Per un attimo ebbe la netta sensazione che sarebbe morta. Un'Avada e tutto sarebbe finito, dolorosamente.
"Immobilus!" ordinò invece il biondino.
Isabel si sentì pervadere da una sensazione di freddo, dalla punta dei piedi fino alla vita. Non poteva muovere le gambe. Ci provò, ma sembravano essere diventate di piombo e fissandole non notò alcun movimento. Nulla.
Ancora una volta la reazione di Draco, cozzava completamente con quello che ci si sarebbe aspettati da lui.
"Non mi hai dato altra scelta" parve giustificarsi.
Isabel sbarrò gli occhi, pietrificata, senza proferire parola. Sembrava terrorizzata e Draco se ne accorse.
Ad un tratto, gridò.
"Non permetterò ad un altro Malfoy di mettermi le sue luride mani addosso!" sbraitò con gli occhi gonfi e arrossati. "Uccidimi piuttosto!" continuò. Draco alzò una mano, facendole cenno di tacere.
"Cosa stai dicendo?" domandò incredulo.
"Sto dicendo che preferisco morire anziché permettervi di violentarmi di nuovo!"
Draco trasalì e si alzò di scatto dal letto, a cui si era appoggiato dopo il calcio incassato.
"Tu sei pazza! Non ti ho mai vista prima d'ora e mi stai accusando di averti violentata."
Rimase in silenzio, per alcuni minuti. Poi, improvvisamente tornò a guardarla. E sembrava tutto tranne che il solito sguardo beffardo tipico di Draco. Non era più baldanzoso e sicuro di se. Ora tutto era più chiaro.
"Mio padre..?" cercò di domandare, fissando un punto indefinito oltre la spalla di Isabel.
Lei deglutì a fatica, non riuscendo a trattenere le lacrime. Abbassò lo sguardo, come a voler sancire una muta confessione.
Lo sentì mormorare qualcosa sottovoce e le gambe riacquistare velocemente la loro normale sensibilità.
L'aveva liberata. Si portò le ginocchia al petto, stringendole forte.
Lui, era quasi..sconvolto.
Che suo padre fosse un pessimo esemplare della razza umana, non era mai stato un mistero per nessuno, tantomeno per Draco, ma arrivare a violentare una ragazza di nemmeno vent'anni per puro divertimento, era troppo difficile da immaginare anche per lui. O meglio, poteva immaginare che suo padre ne fosse capace, ma non che l'avesse fatto davvero.
Draco usava le donne, le portava a letto e poi le lasciava il giorno dopo, ma mai si sarebbe sognato di prenderne una con la forza.
Si accostò al letto, per l'ennesima volta. Lei nemmeno provò a muoversi. Teneva gli occhi fissi sui piedi nudi e si dondolava avanti e indietro, in preda alle lacrime. Quel gesto di Draco le aveva riportato alla mente ricordi orribili.
Draco le passò una mano dietro la schiena e una sotto l'incavo delle ginocchia, prendendola in braccio. Lei protestò debolmente, anche se si sentiva troppo debole anche per respirare.
Tuttavia, in qualche modo si sentiva 'al sicuro' tra le braccia di 'quel' Malfoy.
Stando attento a non farla sbattere contro lo stipite della porta, la oltrepassò e ripercorse nuovamente il corridoio da cui era arrivato poco prima.
Era esausta. Avrebbe voluto parlare, dirgli - anzi, urlargli - di lasciarla andare, che era solo un bastardo.
Ma la verità era che in quel momento non voleva ne muoversi ne protestare.
Lui le aveva preso le braccia, allacciandosele al collo per poterla sorreggere meglio e lei abbandonò la testa di lato, appoggiata alla spalla di lui.
Aveva un profumo incredibilmente dolce la sua pelle.
Il viso di Isabel era delicatamente appoggiato al maglione e anche attraverso la lana lavorata e soffice, poteva sentire il cuore di Draco battere, con un ritmo leggermente accelerato per lo sforzo.
Era rilassante. Non potè impedirsi di inspirare a fondo quell'intensa fragranza, lasciando scivolare la fronte contro il lato del collo di lui.
Lui l'avvertì e le sue labbra si allargarono in una breve espressione compiaciuta. La strinse ancor di più a se e inavvertitamente le labbra di Isabel gli sfiorarono la gola.
Fece finta di non accorgersene e continuò a camminare, lungo la rampa di scale.
Suo malgrado, le piaceva potersi sentire così, anche se non aveva ancora messo in ordine tutti i pezzi di quel mosaico.
Lucius l'aveva portata nello studio di Draco, ma lui era parso all'oscuro di tutto, e ignorava perfino la sua esistenza prima di incontrarla.
Dopo un po' di tempo, non seppe dire esattamente quanto, si risvegliò, sentendo nuovamente la piacevole sensazione delle lenzuola morbide che le solleticavano la pelle delle gambe, lasciate scoperte dal corto pigiama.
Si guardò attorno aprendo gli occhi e stringendoli un poco per mettere bene a fuoco. Si trovava in una grande stanza illuminata da decine di candele sparse un po' ovunque.
Draco non era vicino a lei, ma lo sentì parlare con un'altra persona, proprio fuori dalla porta.
"Mio padre l'ha violentata. Quando io ho provato ad avvicinarmi..c'era terrore nei suoi occhi. Aveva paura che stessi per approfittare di lei. Mi sto vergognando di essere il figlio di Lucius Malfoy."
Quelle parole la distolsero completamente da qualsiasi altro pensiero potesse aver occupato la sua mente fino a quel momento.
Lo aveva giudicato al pari di suo padre, e aveva sbagliato.
Quando Draco entrò nella stanza chiudendosi la massiccia porta di legno alle spalle, per la prima volta lo guardò in modo differente. Diverso da come lo aveva fissato sprezzante la prima volta, quel giorno.
Ma qualcosa era cambiato da allora.
Lui l'aveva portata via da quella che quasi certamente sarebbe stata la stanza per la sua tortura.
Aveva i polsi fasciati, con delle bende bianche e aveva qualche cerotto sparso sulla fronte e sulle caviglie.
"Grazie" sussurrò lei stentando ad alzare lo sguardo sul viso pallido ed etereo di lui.
Draco sembrò stupito che lei fosse già sveglia e la guardò con il suo solito ghigno.
"Me lo dici, adesso, come ti chiami?" la rimbeccò dolcemente.
"Isabel" rispose.
"Beh..non c'è di che Isabel"
Era strano sentire il suo nome pronunciato da lui. Aveva un suono dolce.
Dolce? Aveva detto dolce? Si diede mentalmente della stupida. Come poteva Draco Malfoy, essere qualcosa anche solo di minimamente somigliante a dolce?
La sua voce calma e lievemente strascicata la distolse dai suoi ragionamenti.
"Ti spiace se mi cambio?" le chiese indicando una camicia e un paio di pantaloni poggiati sul bracciolo di una poltrona in pelle li vicino.
Scosse la testa e si voltò verso la finestra, imbarazzata.
Sentì il fruscio della camicia che gli scivolava via dalle spalle e lo sentì anche indossare quella pulita.
Poco dopo, un rumore metallico testimoniò l'apertura della cintura e dei bottoni dei pantaloni, che seguirono sul pavimento la camicia stropicciata.
Qualche momento dopo la voce di Draco la raggiunse ancora.
"Puoi voltarti ora, non c'è più nulla di scandaloso da vedere" la canzonò finendo di chiudere la fila di bottoncini bianchi.
Isabel si sentì avvampare. Un po' per l'imbarazzo e un po' per la rabbia.
Infilò la camicia nei pantaloni, si accostò ai piedi del letto e la sua espressione era stranamente tranquillizzante.
"Questa è la casa di un mio carissimo amico, non devi avere paura, e non devi tornare a casa tua, per nessuna ragione" le spiegò guardandola negli occhi.
Pur mantenendo quell'aria da superiore e intoccabile, le diede l'impressione che quello che le stava dicendo era la verità, anche se 'amico' per Draco significava, al 99%, Mangiamorte.
"Dovresti avere tutto ciò di cui hai bisogno su quella sedia" e indicò una graziosa poltroncina rivestita di velluto rosa antico "ci sono dei vestiti puliti e qualche asciugamano."
Sentì le molle del letto tornare a tendersi, liberate dal suo peso.
"Non lasciarmi sola!" gridò quando ormai Draco era sulla porta.
Avrebbe voluto mordersi la lingua subito dopo. Come poteva chiedergli davvero di rimanere?
Lui si voltò, abbozzando un sorriso - con scarso successo - e le fece cenno di calmarsi.
"Tornerò fra un'ora al massimo" la tranquillizzò "qui sei al sicuro."

Draco si Materializzò direttamente nell'atrio di Villa Malfoy. Lucius era in piedi, di fronte alla finestra aperta da cui entrava una brezza fresca e frizzante.
"Ah Draco" biascicò senza distogliere lo sguardo dal giardino. "Ti stavo aspettando, ma dove eri finito?" domandò voltandosi. Era vestito di tutto punto, con tanto di mantello nero lungo fino ai piedi, e guanti di pelle nera. Stretto in mano l'immancabile bastone di legno con impugnatura d'argento su cui spiccava un serpente.
"Avevo da fare" replicò sbrigativamente.
"E' bella, immagino" ghignò Lucius.
"Immagino che tu la definiresti proprio bella, si" rispose Draco duramente.
"Potresti farcela conoscere. Invitarla a cena una di queste sere. Ma forse non è la 'tua ragazza', vero?"
Suo padre stava diventando disgustoso, perfino per lui. Non rispose.
Resistette all'impulso di dirgli che sapeva tutto quello che aveva fatto, ma si trattenne. Sarebbe stato come condannare a morte Isabel. Lucius l'avrebbe cercata e trovata e non poteva tradirla in questo modo.
Perché poi?
Non era da lui. Lui non era il paladino della giustizia. Non difendeva i deboli e i derelitti come faceva Harry Potter. Potter aiutava tutti, poco gli importava chi fossero o da dove venissero.
Ma lui odiava San Potter, come gli piaceva chiamarlo, poco simpaticamente dal primo anno di scuola.
Però lui, l'opposto esatto di Potter, aveva avuto pietà di quella ragazza, inspiegabilmente, ancor prima di sapere cosa le aveva fatto suo padre.
La pietà, di norma, non era certamente una delle sue doti più spiccate.
Aveva ucciso i suoi nemici con un solo colpo di bacchetta. Le suppliche per aver risparmiata la vita, erano musica dolcissima per le sue orecchie. Ma nessuno era mai sopravvissuto per testimoniarne l'efferatezza.
"Ad ogni modo.." Lucius parlò ponendo fine alle elucubrazioni mentali di Draco, dirigendosi verso la porta "devo andare ora. Ho cose ben più importanti da fare che stare qui a parlare delle tue conquiste del giorno" sentenziò.
Draco vide sul viso del padre un sorriso maligno. Era certo che stesse per tornare al Quartier generale, dove aveva lasciato Isabel prima che lui la liberasse.
"Non tornerò fino all'ora di cena" e parve rifletterci su. "Forse non tornerò proprio questa sera, avverti tua madre da parte mia".
Draco non si mosse. Non annuì e non parlò mentre Lucius si Smaterializzava lasciando la villa.
Si sedette davanti al camino acceso, che lanciava sul suo volto bagliori rossastri. Rimase li per un po', riflettendo.
Pensò alla faccia del padre quando avrebbe trovato il letto, su cui era incatenata Isabel, vuoto.
Sorrise, compiaciuto di se stesso. Aveva in scacco suo padre e ne era immensamente felice.
Poi tornò serio. Aveva agito senza pensare alle conseguenze. Isabel sarebbe stata costretta a nascondersi a vita, perché - e in questo non era affatto diverso da suo padre - non sapeva accettare le confitte. Soprattutto non avrebbe accettato che a prendersi gioco di lui fosse una ragazza.
Non si era ancora tolto il pesante cappotto scuro di lana quando si Smaterializzò a casa di Blaise, di nuovo.
L'amico si precipitò verso di lui, scendendo di fretta le scale.
"E' scappata!" esordì ansimando per la corsa.
"Cosa?! Sibilò Draco con gli occhi spalancati.
"Sono salito per sentire se aveva bisogno di qualcosa. Ho bussato ma non rispondeva, allora sono entrato. Lei non c'era più." Argomentò gesticolando.
"Credevo di averti detto" Draco digrignò i denti " di fare un incantesimo a quella cazzo di stanza!"
"L'ho fatto!" protestò il moro. "L'ho fatto ma è scappata dalla finestra! L'avevo lasciata leggermente aperta perché voleva respirare un po' di aria fresca. Si è calata giù. Pensavo non fosse in condizione di muoversi più di tanto."
Draco strinse fra le mani i guanti che si era sfilato arrivando.
"Mi dispiace" si giustificò l'amico.
"La colpa è mia" ammise Draco stropicciandosi gli occhi.
"Dovevo immaginare che avrebbe tentato di scappare, ma ero troppo occupato a diventare il fac-simile di Potter per ragionare!"
"Dove pensi che possa essere andata?" domandò incerto Blaise lasciandosi scivolare sul divano.
"Nell'unico posto dove le ho proibito di andare" affermò Draco senza ombra di dubbio. Stava ripensando alla loro conversazione di poco prima, in camera.
Blaise non capì. D'altronde non sapeva cosa si erano detti.
"Ha lasciato qualcosa di suo?" domandò Draco improvvisamente.
L'altro annuì di rimando.
"Ho trovato le bende sporche di sangue proprio sotto alla finestra. Vado a prenderti l'occorrente!" disse sparendo dietro un enorme arco di pietra che divideva il salotto da un vasto corridoio sul quale si aprivano molte porte.
Un quarto d'ora dopo, Draco aveva fatto una pozione con il sangue di Isabel e aveva sparso il liquido bluastro su una piantina della città. Ci volle molto poco prima che la piccola pozza informe si trasformasse in un percorso ben definito attraverso la città. In poco più di un'ora, Isabel, aveva percorso parecchia strada. "Probabilmente camminava e si smaterializzava a tratti, è troppo debole" asserì Draco seguendo con lo sguardo la sottile linea blu che scorreva sulla carta.
Ad un certo punto, la scia si fermò, cominciando ad addensarsi nuovamente per ricongiungersi in un punto preciso.
I due ragazzi si scambiarono uno sguardo d'intesa, dopodiché Draco, dando un'ultima occhiata alla mappa, scomparve con un sonoro 'crack'.

***

"Bastarda!" imprecò la voce melliflua di Lucius mentre la sua mano destra stringeva convulsamente l'impugnatura del suo bastone.
"Quella piccola bastarda..crede di potermi fregare così?" continuò digrignando i denti mentre faceva su e giù lungo il corridoio, imprecando da solo, contro i muri spessi della stanza.
Diede un calcio ad una sedia mandandola a sbattere contro la porta.
La 'stanza delle torture' era deserta. Il letto sfatto e le catene rotte. Qualcuno aveva liberato la sua preda e se lui non l'avesse ritrovata e uccisa, non sarebbe stato soddisfatto. La sua sete di vendetta era pari alla sua malvagità.
Dalla rabbia colpì con la bacchetta il letto in pesante ferro battuto e lo scardinò facendo piombare il baldacchino sul materasso, con un tonfo sordo. Qualcosa tintinnò contro il pavimento e rotolò fino ai suoi piedi. Si piegò sulle ginocchia e raccolse da terra una piccola spilla tondeggiante, d'argento cesellato e con un serpente dalle fauci spalancate come effige.
Lo sguardo di Lucius si fece ancora più folle e spiritato.
"Draco.." imprecò stringendo nel pugno chiuso la spilla tanto da recidersi il palmo. "Non esiste più famiglia per i traditori.." concluse gettando a terra il monile insanguinato e calpestandolo uscendo dalla stanza.

***

Isabel stava frugando convulsamente nel cassettone della sua camera da letto.
L'odore acre del tabacco che le pizzicava le narici, la fece voltare di scatto su se stessa. In mano aveva un maglioncino color ruggine, che teneva stretto al petto. L'altra mano poggiata al mobile, usato come supporto.
Draco era in piedi sulla porta, il cappotto che pendeva mollemente dalla sua spalla, sorretto solo da una esile fascetta di tessuto che teneva con un dito. Nell'altra mano, una sigaretta accesa.
La guardava con il capo leggermente inclinato da un lato. Aveva sul viso qualcosa di simile ad un'espressione di rimprovero.
"Sbaglio, o ti avevo detto di non tornare qui?" l'apostrofò facendo un passo nella sua direzione.
Lei lasciò scendere la mano che stringeva forte il maglione e le sfuggì un sorrisetto beffardo. Il tipico sorriso che avrebbe avuto un Malfoy e Draco ne rimase un po' sorpreso, ma senza scomporsi più del dovuto.
"Cosa credevi di fare? Darmi ordini?" lo rimbeccò prontamente Isabel.
"Avrei dovuto lasciarti in quella stanza, legata, visto che tornando qui stai facendo di tutto per farti ritrovare da mio padre!" sbuffò sonoramente. "Non ti è passato nemmeno per l'anticamera del cervello che questo sarà il primo posto dove verrà a cercarti?" e alla fine, il suo tono risultò più duro e più tagliente di quanto avrebbe voluto. Lasciò cadere la giacca e le si avvicinò di più.
Isabel rimase immobile e lo guardava di sotto in su. Lei faceva quello che voleva e nessuno, tantomeno lui, doveva prendersi il diritto di rimproverarla.
"Prendi quello che può servirti per un paio di giorni, massimo una settimana e mettilo in quella borsa laggiù" le disse guardandosi attorno un po' agitato e indicandole una sacca da viaggio poggiata su una sedia. "Dobbiamo andarcene prima che mio padre ci compaia davanti e ci uccida senza darci tempo di dire 'a'."
Lei non seppe dire di preciso perché, ma finì col fare esattamente quello che lui le aveva 'suggerito'. E si maledì nel rendersene conto.
Era inutile, pensò, cercare di capire perché Draco Malfoy, il figlio dell'uomo che le aveva rovinato la vita e che odiava con tutta se stessa, avesse questo potente ascendente su di lei. Quello di cui era certa era che non aveva affatto paura di lui.
Decise però di non dargliela vinta così facilmente, almeno a parole.
"Per tua informazione" cominciò mentre ficcava nella sacca un groviglio vaporoso che doveva essere in origine un paio di pantaloni "mi stavo giusto preparando per andare via."
"Ah si?" chiese, falsamente incredulo, Draco.
"Si!" rispose piccata lei piantandogli addosso quel paio di occhi di un verde molto intenso. Draco aveva già visto in vita sua quello sguardo, capace di attraversarlo completamente. Sembrò pensarci su e sorrise fra se e se. 'Ma certo' si disse 'Potter. Isabel ha gli occhi dello stesso identico colore di Potter. Stessa presunzione, stessa intensità..però in un involucro decisamente più..attraente'. Non fece attempo a finire di pensarlo che inorridì. Cosa gli saltava in testa? Stava fantasticando sugli occhi verdi di Isabel? Aveva perfino detto che era uno sguardo sexy, roba da pazzi. Scrollò piano la testa come a volersi liberare di quel pensiero e tornò a guardarla. Era una splendida ragazza di vent'anni, ben proporzionata e con le curve al posto giusto. I capelli castani mossi le cadevano ribelli lungo le spalle e sulla schiena, in morbidi boccoli.
"Nel luogo più sicuro che conosco!" concluse lei con aria importante.
"E sarebbe?" la incalzò inclinando leggermente il viso di lato. Impercettibilmente un lato della bocca s'incurvò verso l'alto, dando un che di sinistro al suo sguardo, già di per se freddo e penetrante.
"Oh, mi guarderò bene dal rivelartelo!" lo scimmiottò lei. Lo stava sfidando e sebbene potesse essere divertente, lui non sembrò preoccuparsene troppo. "Ora se non ti dispiace" e gli fece cenno di andarsene.
Draco di tutta risposta buttò su uno sguardo da tipica persona che muore di curiosità, ma invece di insistere, prese due camice dalla pila dei panni stirati e le rivelò, sottovoce, avvicinandosi pericolosamente all'orecchio: "Beh..Non credo che ad Hogwarts tu possa considerarti al sicuro da mio padre. Ha spie ovunque."
Isabel sgranò gli occhi, senza parole. Come faceva lui a saperlo?
Draco parve interpretare la sua silenziosa domanda e allungandole gli indumenti continuò, più dolcemente "Qualunque mago in pericolo avrebbe pensato alla 'fortezza di Silente' come ad un perfetto rifugio" le rivelò. L'aveva spiazzata ancora una volta.
"E tu, potente mago oscuro" lo canzonò "dove pensavi di portarmi?" domandò strappandogli le camice dalle mani e infilandole a forza nella sacca ormai piena.
"Non ho la benché minima intenzione di..rivelartelo" le fece il verso imitando la sua voce di poco prima "lo vedrai quando ci saremo" concluse senza particolare intonazione.
"Hai finito?" la incalzò guardando il fine orologio che portava al polso sinistro che gli pulsava terribilmente adesso. Poteva quasi sentire la rabbia di suo padre esplodere attraverso il marchio indelebile che li avrebbe legati per sempre.
Isabel sbuffò e lui lo prese come un 'si'. Agguantò la sacca poi la prese per mano, trascinandola come una bambola giù per le scale, attraverso il portoncino bianco della casa, fin nel piccolo cortile.
Vagò con lo sguardo, evidentemente non trovava ciò che stava cercando. Il respiro era leggermente accelerato e i fiotti di vapore che uscivano dalle narici e dalla bocca lievemente socchiusa di Draco davano l'idea dell'aria fresca e pungente che li avvolgeva.
"Cosa c'è?" fece lei, non capendo.
"La macchina!" esclamò solamente. Isabel inarcò un sopracciglio e lui, spazientito mollò la sacca a terra, fermandosi di scatto. Voltò la ragazza verso di se con uno strattone e i suoi occhi si accesero come due tizzoni in un caminetto.
"Lo vuoi capire che non abbiamo tempo da perdere, stupida ragazzina?" sibilò digrignando i denti. "Dimmi dove tieni la macchina!" le intimò quasi ferocemente. La casa era sprovvista di garage ed era proprio quello che Draco andava cercando con lo sguardo. Isabel sbattè un paio di volte le palpebre, ma fu del tutto inutile.
Quando li riapriva gli occhi, quelli di lui erano ancora li che la fissavano attraversandola da parte a parte. Le mani di Draco la tenevano per le braccia e le facevano quasi male. Se avesse dovuto descrivere l'espressione del ragazzo sul momento, avrebbe detto 'folle'. Le labbra sottili pressate l'una contro l'altra, la mascella contratta e i capelli che pur scendendo in ciocche sottili sul viso non riuscivano a modificare l'intensità di quello sguardo di ghiaccio.
Per un momento le sembrò di rivedere gli occhi di Lucius, nel giorno più brutto della sua vita. Fu un attimo soltanto.
Draco allentò la presa e lei gli indicò un'automobile blu scuro allineata alle altre parcheggiate, sul lato destro della strada.
Senza aspettare che lei tirasse fuori le chiavi dalla borsetta, Draco estrasse la bacchetta e fece scattare la serratura della portiera.
"Sali!" le ordinò "Guido io" concluse sbattendo la portiera aspettando che lei entrasse per mettere in moto l'auto, sempre grazie alla magia.

"Levami subito questa cosa dagli occhi!" protestò Isabel cercando inutilmente di staccasi dal viso una maschera nera che le impediva di vedere dove Draco la stava portando.
"Se non sai dove siamo diretti c'è meno probabilità che tu faccia qualche stupidata e che ci faccia scoprire!" la rimbeccò lui continuando a guidare come se niente fosse.
Sbuffò e si lasciò andare contro al sedile. Aveva capito che contraddirlo sistematicamente le si rivoltava contro, ma non voleva comunque arrendersi al fatto di essere in suo completo potere.
Dopo un altro po' di viaggio, in cui l'unico rumore che sentiva a parte lo scrosciare della pioggia contro il parabrezza era Draco che imprecava contro il cambio della sua utilitaria, l'auto si fermò. Draco spense il motore e la guardò.
Era 'carina' pensò. Con quell'espressione imbronciata e le braccia incrociate al petto come se le avessero fatto un dispetto a scuola.
"Siamo arrivati" le annunciò togliendo l'incantesimo dalla maschera che lei potè levare dal viso.
L'auto era parcheggiata in quello che a tutta prima le sembrò un grande posteggio custodito e ben tenuto.
Senza aspettare nessun suo commento, lui scese e l'aspettò appoggiato al cofano dell'auto mentre si accendeva una sigaretta.
Isabel ancora si guardava intorno mentre scendeva e recuperava la borsetta sul sedile posteriore.
Che razza di posto era? Si domandò mentre lo raggiungeva. Come se avesse letto nella sua mente, Draco diede un tiro alla sigaretta e poi parlò. "E' un appartamento di cui nessuno, a parte me sa l'esistenza. E prima che provi a protestare, si, staremo qui che ti piaccia o no. E' il 'posto più sicuro per te', al momento" la canzonò riprendendo un vecchio discorso.
"Con te non sarò al sicuro in nessun posto!" lo fulminò lei secca.
Draco arricciò il naso e scaraventò a terra la sigaretta appena accesa. Tornò a recuperare la sacca di Isabel all'interno dell'autò, sbattè violentemente la portiera e, prima di prenderla per un polso e trascinarla verso un portone piuttosto grande e pieno di targhette in lamina d'ottone, con incisi i nomi di parecchie famiglie ed uffici, puntò la bacchetta contro l'auto che si incendiò finendo in polvere nel giro di pochi istanti, sotto gli occhi attoniti di Isabel.
"Mi hai distrutto la macchina!" inveì tentando di divincolarsi.
"Tra il tenere quella stupida auto in garage e il farci rintracciare da mio padre, ho preferito la prima opzione!" tuonò lui.
Infilò una mano nella tasca dei pantaloni e ne trasse un mazzo di chiavi che usò per aprire l'enorme battente in ciliegio e trascinarvi dentro Isabel assieme alla sacca.
Lei tirò con uno strattone e si liberò dalla sua presa, aveva perfino il segno delle sue dita stampato attorno al polso e se lo sfregò con l'altra mano.
Il tragitto in ascensore sembrò quello di una coppia di muti. Draco continuava a fissare la porta, in attesa di chissà cosa, mentre lei, seduta sulla panca rivestita di morbida pelle nera non smetteva un attimo di guardarlo fisso.
Cosa le prendeva? 'Smettila!' si intimò imprecando sottovoce. 'Ricordati che per lui sei solo un giocattolo di seconda mano, non farti illusioni. Un Malfoy non conosce ne pietà ne buone maniere.' Nessuno dei due parlò, nemmeno un fiato fino a che alcuni minuti dopo la porta metallica scorrevole non si aprì con uno scampanellio e li introdusse su un pianerottolo debolmente illuminato, ma decisamente elegante. Una moquette color melanzana rivestiva il pavimento e i parecchi mobili presenti erano sicuramente di fattura francese, forse addirittura pregiatissimi Luigi XV. Arrivati davanti ad una porta nera di legno lo sentì bisbigliare qualcosa sottovoce, ma non riuscì a distinguere le parole. Evidentemente Draco aveva messo un incantesimo di protezione alla porta che dopo alcuni istanti si apr,ì permettendo loro di entrare.
Isabel rimase a bocca aperta. Mai visto tanto lusso così in vita sua. Nessun eccesso, solo raffinato e innato gusto nell'arredamento. Essenziale e funzionale. L'appartamento di una persona di classe. E lui ne aveva da vendere.
"Beh..accomodati!" la invitò Draco forse un po' troppo duramente mentre si lasciava scivolare il cappotto dalle spalle e lo lanciava poco ordinatamente su una poltroncina di pelle poco distante da un bellissimo camino in marmo grigio e opale.
Isabel, esausta, non se lo fece ripetere due volte e sprofondò nel divanetto a due piazze proprio dietro di lui, in piedi, davanti ad una finestra a vetri immensa che dava scorci di una Londra nel pieno delle sue attività.
Quando si voltò nuovamente, notò lo sguardo rapito della ragazza e schioccò la lingua, compiaciuto.
"Ti piace?" domandò, certo della risposta certamente affermativa.
"Non credo che l'abbia scelto tu." La voce di Isabel lo colpì invece come un pugno nello stomaco. "Prego?!" esclamò avvicinandosi.
"Mi hai sentito." Ribadì guardandosi nuovamente attorno. "E' caldo, accogliente e rilassante, l'esatto opposto di quello che sei tu!"
Draco le si avventò contro, poggiando le mani sui braccioli della poltrona su cui stava seduta e avvicinando pericolosamente il viso al suo. "Senti, stupida ragazzina, mi ha stancato questa tua aria di superiorità, d'accordo?" grugnì digrignando i denti. La sua espressione quando si faceva travolgere dall'istinto era incredibilmente sensuale. Difficile distogliere lo sguardo dal suo. Ma era tremendamente serio.
"Ti ho portata via da quella stanza e..scusa se lo ripeto, ma mi pare di averti salvato la vita! Perché devi attaccarmi ogni volta che ne hai l'occasione? Non ti ho chiesto nulla in cambio!" Non si mosse di un millimetro dalla sua posizione.
"Ah quindi adesso vorresti anche qualcosa in cambio?" domandò lei sprezzante.
"Che diavolo stai dicendo?" era incredulo.
"Speri che io creda che mi hai portata qui per tenermi al sicuro ver.." ma lui la interruppe poggiandole una mano aperta sulle labbra.
"Se avessi voluto, avrei potuto approfittare di te quando ti ho trovata. Eri debole, legata ad un letto e scoparti sarebbe stato perfino troppo facile."
"Bastardo!" lo schiaffeggiò e poi, apparentemente senza motivo cominciò a piangere. Un pianto sommesso e che Isabel tentò di nascondere più che potè, finchè le lacrime non cominciarono a scenderle prepotenti sulle guance.
Le mani ancora a mezza strada tra il suo grembo e il viso di Draco che non si era mosso di un centimetro e la guardava dolcemente. Era stato un idiota a dirle quella frase, ma gli era uscita in preda alla rabbia, non aveva pensato alle conseguenze che avrebbe avuto su di lei. Ma dopotutto era la verità.
Non sapeva cosa fare, se avesse provato ad abbracciarla, probabilmente lei lo avrebbe respinto, ma non poteva neanche stare li impalato a guardarla mentre si piangeva addosso così.
Si inginocchiò davanti a lei e passandole una mano attorno alla vita la attirò a se, cercando di essere il più delicato possibile. Tentò di divincolarsi, gli battè debolmente i pugni sul petto.
"Lasciami..lasciami!" mugolava scossa dai singhiozzi. Ma più lo ripeteva e più gli si aggrappava contro. Gli passò le mani sulle spalle e gli appoggiò il viso nell'incavo del collo, coperto dal soffice maglione.
Pianse ancora e lui continuò a stringerla per darle forza come meglio poteva. Piangeva perché nonostante tutta la crudeltà che aveva patito per mano di Lucius, sentiva che Draco era diverso. E non lo poteva accettare. Era più facile odiarlo, disprezzarlo e volerlo morto piuttosto che ammettere che la sua presenza la rassicurava e che si sentiva in un certo qual modo attratta da lui. Da quei suoi modi gentili nascosti da parole rudi, da quegli sguardi caldi, da quelle attenzioni camuffate da gesti distratti..
Draco la teneva ancorata a se con una mano e piano avvicinò l'altra, che salì ad accarezzarle la schiena.
La sentì irrigidirsi un poco e si fermò. "Va tutto bene.." le sussurrò in un orecchio prima di passarle un braccio sotto l'incavo delle ginocchia e sollevarla dalla poltrona, senza alcuno sforzo. Lei gli si accoccolò contro, continuava a piangere, ma era un poco più tranquilla.
"Devi riposarti, sei esausta" continuò a rassicurarla col suono della sua voce cominciando a camminare. Isabel teneva gli occhi chiusi e non sapeva dove la stesse portando. Realizzò di essere sdraiata su un letto solo quando Draco si fermò e la distese delicatamente facendole poggiare la testa su un morbido cuscino.
"Chiamami se hai bisogno, capito?" le mormorò scostandole una ciocca di capelli dal viso mentre lei mugolando si rannicchiava sotto le coperte in cerca di conforto e calore, che quando le braccia di Draco avevano smesso di stringerla, le erano mancati. Si addormentò quasi subito perché non lo sentì neanche allontanarsi dal letto.

Quando riaprì gli occhi stiracchiandosi piano mentre si voltava a pancia in su, notò che era buio pesto. Annaspò in cerca di una sveglia, un orologio, qualcosa che le potesse far intuire che ora era.
Tastò la superficie liscia di un piano di legno: sul comodino non trovò nulla a parte una vecchia lampada da collezione - le sembrò dalla fattura - che nemmeno funzionava.
Mugugnando di frustrazione, mise le gambe fuori dal letto e si alzò, facendo appello a tutta la sua buona volontà. Si stropicciò gli occhi, impastati dal sonno e barcollò insicura verso la porta, leggermente socchiusa dalla quale filtrava un sottile cono di luce proveniente dal salotto, dove probabilmente ardeva ancora il caminetto producendo fiotti di luce irregolarmente intensa.
Quando la oltrepassò, camminando scalza, si sentì pervadere da un senso di calore incredibile..Il caminetto non aveva smesso un attimo di scoppiettare e aveva riscaldato piacevolmente tutta la grande sala.
Si guardò attorno. Di Draco neanche l'ombra. Poi tendendo l'orecchio riconobbe lo scrosciare dell'acqua nella doccia. Ci mise qualche secondo per capire da che parte venisse, ma poi capì che si trattava della porta esattamente opposta alla sua, dall'altra parte del corridoio.
Camminò a piedi nudi in quella direzione e man mano il rumore dell'acqua era sempre più forte. Respirando a fondo, si sentì avvolgere da un intenso aroma di vaniglia. Sorrise. Draco che usava un bagnoschiuma alla vaniglia? Era piuttosto curioso.
Come guidata da uno strano istinto, si avvicinò sempre di più alla porta, aperta per metà, dalla quale fluiva leggero il profumo dolciastro che le riempiva le narici. Si morse il labbro inferiore. Era decisamente fuori luogo quello che stava facendo. Draco era nudo sotto la doccia e lei si stava deliberatamente avvicinando, per guardarlo. Allungò una mano per aprire maggiormente la porta, ma una volta aperta, rimase particolarmente delusa dallo spesso strato di vetro blu che ancora la divideva dal suo scopo.
D'un tratto parve scuotersi. Cosa ci faceva li impalata, sulla porta del bagno di Draco, a spiarlo? Avrrebbe voluto sprofondare e non dover subire la vergogna che di li a poco l'avrebbe assalita e travolta in pieno.
"Avresti potuto bussare..ti avrei fatta entrare.." la scosse la voce suadente di Draco. Era talmente occupata a darsi della stupida che non si era accorta che la porta scorrevole della doccia si era aperta lasciando uscire la figura alta e longilinea di Draco, avvolto dalla vita fino al ginocchio da un asciugamano di spugna verde scuro e con il corpo completamente imperlato di goccioline luccicanti.
La frase risuonò ambigua, soprattutto, pensò Isabel, contando da che persona era stata pronunciata.
Non era certa che Draco si riferisse alla porta della stanza o alla porta della doccia.
Arrossì. Non avrebbe voluto, ma successe e sperò vivamente che il vapore che invadeva la stanza fosse capace di nascondergli alla vista le gote imporporate.
"Scusami" si giustificò "torno di la.."
"Ho finito, puoi usare il bagno per tutto il tempo che ti serve, io posso asciugarmi in camera da letto." La tolse dall'imbarazzo e raccolse un asciugamano che usò per tamponarsi i capelli biondi. Quando levò l'asciugamano, le ciocche disordinate e gocciolanti gli coprivano quasi del tutto la fronte e gli occhi e dovette passarvi una mano in mezzo per sistemarli. Isabel lo osservava rapita. Tutto di lui era perfetto.
Si scoprì ad avere un'inspiegabile impulso di gettagli le braccia al collo e baciarlo. Riuscì a socchiudere gli occhi e a distogliere la mente, ma quando nuovamente Draco si passò la mano fra i capelli ribelli che continuavano a ricadergli insistenti sul viso, si avvicinò e ne sistemò una ciocca dietro all'orecchio.
Draco rimase stupito dal gesto, quasi quanto lei. Dopo un attimo poggiò le sue labbra su quelle calde e umide di Draco, senza pensare. Lo sentì sfiorarle una guancia con un dito, dischiudere le labbra e stuzzicarle la lingua con la sua, approfondendo un bacio che, forse, avrebbe voluto darle qualche ora prima, quando l'aveva sentita così vulnerabile ed esausta fra le sue braccia, per poi allontanarsi da lei scuotendo la testa.
Lei lo guardò interrogativa e con una nota di smarrimento negli occhi.
"Non così.." mormorò Draco sfiorandole il lato del collo col dorso della mano, lievemente.
"Non con me..?" domandò alzando lo sguardo oltre la spalla di Draco, fissando il rubinetto della doccia, deglutendo a vuoto un paio di volte.
"Non è per questo." la riprese Draco dolcemente
"E allora cosa c'è che non va?" domandò tremante.
"Non credo sia il caso, tutto qui.." mormorò semplicemente passandole di fianco per uscire dalla stanza.
"Non vuoi baciarmi perché ti faccio pietà, forse nemmeno mi consideri una donna." Asserì incrociando le braccia al petto e stringendosi nelle spalle.
"Non voglio baciarti perché non mi basterebbe!" esclamò voltandosi nuovamente verso di lei e lasciando cadere l'asciugamano con cui si era asciugato i capelli. "Potrei farti del male, e non voglio." concluse guardandola dolcemente e chiudendo la porta dietro di se uscendo.
Lei rimase immobile, con le labbra leggermente socchiuse, per lo stupore. Aveva davvero pensato che lui fosse stato impietosito dalla sua storia, e invece, invece lui si era fermato per paura di farle del male, davvero.
Dopo qualche minuto, si decise ad entrare sotto la doccia, a lasciarsi avvolgere dal dolce tepore dell'acqua che le scendeva sul corpo, scivolava sulle ferite, le inzuppava i lunghi capelli castani.
Rimase a lungo con la testa reclinata in avanti e le mani appoggiate alle mattonelle davanti a se.
In silenzio, rifletteva sulle parole che le aveva detto Draco e arrivò alla conclusione che se per lei era stato difficile staccarsi da lui dopo quel contatto, non poteva nemmeno immaginare cosa fosse stato, per lui, dirle quelle cose.
Ebbe voglia di correre via, lontano, per non dover sentire più quelle sensazioni su di lui, ma qualcosa la teneva saldamente inchiodata in quella doccia.
Dopo una buona mezzora si avvolse in un soffice panno di spugna, pettinandosi i capelli bagnati che le ricadevano sulle spalle e le si attaccavano alla schiena ancora umida.
Ai piedi del lavandino c'erano i suoi indumenti. Sporchi, laceri e si ricordò di aver lasciato la sacca nell'ingresso quando erano arrivati. Decise di andare a prenderla.
Aprì la porta, pronta per uscire, quando si trovò di fronte Draco, in piedi con alcuni vestiti puliti in mano. Probabilmente glieli stava portando. Era scalzo. Indossava solamente i pantaloni e aveva la camicia sbottonata che gli scendeva dalle spalle.
La guardò per un lungo istante, percorrendo con quei magnifici occhi grigi tutto il suo corpo, nascosto a fatica da quel panno così corto che le lasciava scoperte le gambe da metà coscia in giù e ben poco all'immaginazione. Si sentì di colpo un vuoto allo stomaco e seppe che non era affatto per i due pasti che aveva saltato, ma per come si era sentita scaldare da quello sguardo.
Le allungò una mano con la biancheria e nel prenderla, le loro dita si sfiorarono, costringendo entrambi a guardarsi.
Fu un attimo. Un momento dopo le labbra calde e sottili di Draco stavano tormentando di nuovo le sue. Le leccò piano, con movimenti lenti e sensuali per poi insinuarsi con la lingua nella sua bocca, alla disperata ricerca della sua. Le prese il viso fra le mani e ne lasciò scivolare una lungo i capelli umidi, mentre lei lasciava cadere i vestiti in un mucchietto scomposto sul pavimento.
L'altra mano scese dal viso lungo il collo e il profilo della spalla. Passando sopra il tessuto dell'asciugamano scese a sfiorarle il seno e i fianchi, fino a raggiungerne l'orlo ricamato. Insinuò una mano sotto al panno e le sfiorò il sedere, delicatamente mentre l'altra mano non smetteva di accarezzarle il viso, leggera.
Sentì le sue mani che le passavano sotto le cosce per sollevarla da terra. Gli allacciò le gambe attorno alla vita, per sorreggersi, e gli fece scorrere le braccia attorno al collo. Smise per un attimo di baciarle le labbra e scese verso il seno, quasi del tutto coperto dall'asciugamano. Baciò la dolce fossetta che si intravedeva e lei gettò la testa all'indietro, non riuscendo a trattenere un gemito quando sentì il contrasto tra il freddo delle gocce d'acqua e il caldo della sua lingua..
Scosse la testa e affondò le mani nel capelli di Draco, costringendolo a guardarla nuovamente.
Meccanicamente aprì l'acqua della doccia, permettendo al dolce getto dell'acqua di colpirli entrambi, avvinghiati l'uno all'altra.
Lo stringeva e poteva sentire chiaramente la sua eccitazione premere contro il tessuto dei pantaloni, ormai quasi del tutto inzuppati, e quello dell'asciugamano che ancora indossava.
"Non ce la faccio.." sussurrò Draco al suo orecchio non accennando a mollare la presa su di lei "non ce la faccio a fermarmi.." continuò respirando concitatamente contro il suo collo.
"Nessuno te l'ha chiesto.." mormorò lei di rimando facendo scorrere una mano fino alla lampo dei pantaloni e tirandola giù con un unico colpo secco. Dopo pochissimi istanti, la lasciò scivolare dolcemente a terra e la aiutò a liberarlo degli indumenti che erano solo un fastidioso ostacolo fra loro due. Draco fece scattare la porta della doccia permettendo al vapore di rimanere intrappolato in quell'esiguo spazio e di rendere ancora più caldo l'ambiente già rovente di suo. Isabel lasciò vagare le proprie mani lungo il petto scolpito di Draco, lungo gli addominali disegnati e i muscoli ben torniti prima di salire verso le spalle e passare le mani sotto al tessuto umido della camicia, che aveva aderito alla pelle dandogli un'aria ancora più sexy di quella che aveva abitualmente. Gliela sfilò permettendo alle sue mani di accarezzargli le braccia e stringergli le mani. Draco sorrise e la guardò intensamente negli occhi facendola arrossire per il desiderio che vi si poteva leggere dentro. Senza lasciarle le mani, intrecciando le dita alle sue, alzò le braccia sopra la sua testa, appoggiandole alla parete della doccia e approfittando della vicinanza per baciarla sulle labbra, con passione crescente. Le fu contro in un istante. Sorreggendola saldamente con le braccia, Draco la spinse - meno delicatamente di quanto in realtà volesse fare - contro la parete della doccia facendo aderire la schiena di Isabel contro le mattonelle, ancora coperte dal vapore. Rabbrividì. Non era certo per il freddo, sopportabile fra l'altro, ma per una spiacevolissima sensazione di deja-vù. Isabel aprì gli occhi di scatto.
Era Draco, lo stesso che l'aveva liberata e condotta al sicuro, ma più guardava in quegli occhi e più un'altra immagine si sovrapponeva al suo viso, nei suoi pensieri.
Non ebbe tempo per riflettere a lungo. Dopo averle sfilato l'asciugamano di dosso e aver dedicato uno sguardo molto più che lusinghiero al suo bellissimo corpo nudo, Draco l'aveva sollevata di nuovo e aveva portato le sue gambe attorno alla propria vita, come se il tempo si fosse fermato a solo pochi istanti prima. Lo sentì premere contro di se, impaziente, un momento prima che la penetrasse, dolcemente, ma con decisione. Gli strinse una mano - l'altra era ancora indissolubilmente intrecciata alla sua - attorno alla spalla e gli mordicchiò piano il lato del collo, cominciando a seguire i movimenti di lui.
Quando Draco diede una spinta più decisa, gemendo sulle sue labbra, Isabel, si irrigidì.

***

Capelli biondi lunghi fin sotto le spalle, un ghigno beffardo e maligno sulle labbra e quella voce che la scherniva. "Tu e tuo padre vi accorgerete ben presto che ribellarsi a Lucius Malfoy è una mossa davvero, davvero sbagliata, Isabel..". La voce di Lucius le rimbombò nella mente. In un flash le sembrò di riavere davanti agli occhi la notte in cui l'aveva violentata, brutalmente nel buio di una viuzza secondaria a Diagon Alley, mentre stava tornando da una cena con delle amiche.
Stava tornando a casa da sola e ad un tratto, sentì dei passi che si avvicinavano sempre più. Aveva cominciato ad andare più spedita, ma quell'uomo non aveva desistito. Si era sentita colpire da un incantesimo, era stordita e poi lo aveva sentito avventarsi su di lei e strapparle i vestiti di dosso. Aveva dei momenti di vuoto assoluti, probabilmente dovuti alla potenza dell'incantesimo. Non seppe come si ritrovò sbattuta contro un vecchio muro di mattoncini rossi, appartenenti ad uno dei tanti palazzi vecchio stile a Diagon Alley.
Tentò di reagire, agguantando la bacchetta e lanciandogli uno Schiantesimo. Gli occhi, gonfi di lacrime e doloranti per i pugni ricevuti, le impedirono di prendere bene la mira e quando si sentì strappare dalle mani la sua unica possibilità di salvezza, seppe di non avere scampo. Il corpo di Lucius che le premeva contro, desideroso di assaggiarla, di devastarla e sfregiarla per sempre. Aveva provato a scalciare, a respingerlo, ma le sue mani erano troppo forti e la tenevano ferma contro il muro mentre lui si prendeva ciò che voleva e mugolava soddisfatto. Quando ebbe finito, la lasciò per terra, agonizzante per le percosse e lo shock, proprio mentre una pioggia fitta cominciò a scendere dal cielo scuro come il piombo. Aveva smesso di essere una donna quella notte. Non aveva più avuto il coraggio di parlare con un uomo, di stringere amicizie o storie d'amore. Pensava che chiunque avrebbe potuto leggerle in faccia l'orrore subito e scappare disgustato.

***

"Fermati.." sussurrò debolmente mentre delle lacrime calde cominciavano a rigarle le guance già umide per l'acqua che continuava a scorrere loro addosso.
"Cosa c'è?" domandò Draco non capendo e continuando a muoversi lentamente e ad accarezzarle il seno, tormentandole i capezzoli con le dita.
"..fermati.." ribadì singhiozzando. Ma lo disse così piano che era impossibile per lui aver sentito.
Il ritmo impresso da Draco era fluido e sempre crescente, ma Isabel aveva smesso di assecondarlo già da alcuni istanti prima che lui si accorgesse che qualcosa non andava.
"Isabel?" chiamò piano, sussurrandole all'orecchio. Aveva smesso di muoversi dentro di lei, ma la teneva ancora stretta.
Lei piangeva, sommessamente. Quando si sentì raggiungere dalla voce calma e dolce di Draco sembrò scuotersi e pianse più forte, tremando.
Gli picchio i pugni sulla schiena, gridando.
"Lasciami Lucius, lasciami!"
A Draco si gelò in sangue nelle vene. Aveva capito che Isabel, per una qualche ragione aveva rivissuto quell'esperienza terribile e non seppe più cosa fare.
"Isabel sono io..Draco…" provò a sussurrarle, accarezzandole i capelli per tranquillizzarla. Piangeva violentemente.
Gli si strinse conto, graffiandogli la schiena con le unghie, cercando disperatamente il contatto con il suo petto caldo e rassicurante. Fece per uscire da lei, per poterla abbracciare e asciugarla, riscaldarla, ma lei gli strinse le cosce attorno alla vita, per non lasciarlo andare.
"Andiamo..stai gelando.." e la cosa era a dir poco preoccupante. L'acqua della doccia era caldissima e il vapore era perfino troppo soffocante.
"No!" protestò tirando su col naso e provando timidamente a guardarlo negli occhi.
Era Draco, solo Draco. Nei suoi occhi non riconobbe nulla di quello sguardo malvagio e prepotente che dovette affrontare quella notte.
"Fai l'amore con me.." lo supplicò continuando a guardarlo e non potendo impedire alle sue labbra di tremare. Draco abbassò lo sguardo. Avrebbe voluto accontentarla, assecondarla, ma i suoi muscoli non accennavano a muoversi, sembrava paralizzato.
"Isabel.." cominciò scuotendo la testa.
"..ti prego.." sospirò esausta prima di poggiargli la fronte sulla spalla "voglio sentirmi di nuovo una donna.." confessò con un filo di voce.
Lui ancora non si mosse e fu lei a prendere l'iniziativa cominciando a muovere i fianchi, lentamente, per ritrovare il ritmo.
Draco chiuse gli occhi e cercò di pensare ad altro. Cercò di convincersi che ciò che le stava facendo era sbagliato, che non avrebbe mai dovuto permettersi di toccarla, di farla soffrire..di ricordarle suo padre.
Ma il suo corpo sembrò agire indipendentemente dal suo volere, di nuovo. Si trovò ad assecondare il ritmo impresso dalla ragazza e tornare a baciarla, sulle labbra, asciugando le lacrime salate che avevano rigato quel bellissimo viso delicato. Sentì il suo e il proprio respiro cambiare, diventare più pesante e frequente. La sentì sospirare e aggrapparsi a lui come se da quei momenti dipendesse la sua stessa vita. Isabel sentì qualcosa scoppiarle dentro, nel basso ventre. Un calore avvolgente e inebriante che la scosse rendendola a poco a poco più debole ma rilassata.
Quando gli si accasciò contro, respirando forte, si accorse che lui aveva rallentato sempre più i movimenti. Aprì gli occhi, disorientata e gli prese il viso fra le mani, quando ancora faticava per riprendere a respirare normalmente.
"Vieni.." gli sussurrò baciandolo sugli angoli delle labbra e sulle palpebre chiuse.
Draco espirò profondamente prima di aprire gli occhi e guardarla. Aveva gli occhi lucidi per le lacrime e l'espressione che le lesse sul viso lo scosse a tal punto da impedirgli di parlare, di dire qualsiasi cosa che si avvicinasse ad un 'non voglio farti male' o 'non posso'. Come poteva averglielo detto davvero?
Poi pensò che dopo tutto l'orrore che aveva subito, l'unica cosa che potesse renderla di nuovo felice era il sentirsi desiderata, attraente, e non avrebbe potuto ignorare questa verità nemmeno se avesse voluto.
Lei si avvicinò al suo orecchio, abbracciandolo forte. "Vieni.." lo invitò nuovamente riprendendo a muoversi piano. Non potè resistere. La baciò avidamente sulle labbra, succhiandole il labbro inferiore, morbido e caldo e la lingua che giocava con la sua. Quando il ritmo delle spinte si fece più sostenuto, Isabel si sentì schiacciata contro le mattonelle umide per parecchie volte, ma non disse nulla. Lo sentì gemere, con le labbra appoggiate all'incavo del suo collo e liberarsi in lei poco dopo con un rantolo quasi animalesco.
"Grazie" sussurrò piangendo con un filo di voce mentre lui usciva delicatamente da lei sorreggendola e stringendosela contro, ancora tremante mentre le faceva appoggiare i piedi a terra.
La prese in braccio, uscì dalla doccia e la avvolse in un panno messo a scaldare vicino ad un braciere prima di riportarla nella sua camera e adagiarla sul soffice materasso e coprirla con la coperta.
Fece per allontanarsi, ma la mano di lei lo strinse al polso, tirandolo verso il letto.
Draco si sdraiò accanto a lei e Isabel gli si accoccolò contro, poggiando la testa sul suo braccio disteso e lasciandosi sfuggire un lungo respiro profondo.

***

"Allora è questo.." sussurrò lui una mattina presto, era quasi Natale e fuori cadeva una neve fitta e soffice da ormai due settimane. Sdraiato supino sul letto, con le dita della mano intrecciate saldamente a quelle di lei, sorrideva.
Draco sorrideva, forse per la prima volta in vita sua.
"Cosa?" domandò lei appoggiandogli la guancia sul petto liscio che ancora si alzava e si abbassava velocemente per riacquistare un'andatura normale.
"Fare l'amore" disse voltando il viso verso di lei e scostandole con l'indice della mano libera una ciocca di capelli, leggermente ondulati, dal viso. Aveva ancora le gote arrossate e un lieve velo di sudore le imperlava l'attaccatura dei capelli. Draco pensò di non aver mai visto una donna più bella di lei.
Lei lo interruppe, inarcando un sopracciglio. "Cosa stai dicendo Draco?" domandò nuovamente, vagamente divertita.
"Quello che tutti descrivono come l'esplosione di fuochi artificiali e robe del genere. Non è fare sesso."
"Ah no?!" si finse stupita e gli riservò uno sguardo lascivo attraverso le palpebre leggermente socchiuse.
"No.." sussurrò lui scivolando via da lei e sdraiandosi su un fianco intrecciando le gambe con quelle della ragazza.
"O meglio" si corresse portandosi l'indice alle labbra "non è sesso 'normale'."
Il concetto di 'sesso' per Draco era tutto fuorché relativo, fino a quel momento. Sesso, per lui, era passare una notte di fuoco con una ragazza diversa ogni volta, ma tutto finiva li.
Ora era diverso. Isabel si voltò verso di lui e lo guardò ansiosa che continuasse a parlare, a spiegarle.
"Non è come le altre volte. Tu..tu, non sei come le altre ragazze con cui sono stato" e abbassò lo sguardo.
"Io ti vedo anche ad occhi chiusi, ho sempre in mente il tuo viso come se avessi una fotografia impressa nella mente, nel cuore. Il mio corpo ti cerca sempre quando non ci sei" spiegò. Non era affatto facile, per lui, descrivere una sensazione che provava per la prima volta solo da quando stava con lei.
Isabel dal canto suo era del tutto impreparata ad una confessione del genere e le ci volle qualche istante per metabolizzarla. Ma non disse nulla. Fu lui stesso a proseguire.
"Desiderare completamente una persona è una sensazione che non conoscevo, ma sei stata tu a scatenarla in me e di questo devo ringraziarti." Mentre le parlava non aveva smesso un attimo di sfiorarla. Carezze estremamente delicate che le fecero chiudere gli occhi, come se, nel buio che avvolgeva la stanza, avesse potuto amplificarne l'intensità.

Quando dopo un po' si decise a riaprirli, lui non era più sdraiato accanto a lei ed ebbe un attimo di smarrimento. Un dolce tepore all'addome le fece indirizzare lo sguardo in quella direzione. Draco aveva appoggiato la guancia al ventre piatto di lei e poteva sentirne il respiro caldo solleticarle l'ombelico. Doveva essersi assopita, giusto qualche istante, perché non si era accorta del suo spostamento.
"Draco?" lo chiamò piano passandogli le dita fra i lunghi capelli biondi, con un movimento lento e delicato. Non voleva svegliarlo nell'evenienza che lui si fosse addormentato. Quando sentì le sue mani forti posarsi sui suoi fianchi e il suo viso che si alzava dolcemente dalla sua pancia, capì che era sveglio.
Draco sollevò il viso, portando lo sguardo nuovamente fisso in quello di lei.
Lei non poteva saperlo, ma a nessun'altra, Draco, aveva mai dedicato uno sguardo così.
I suoi occhi grigi, solitamente caratterizzati da un'espressione fredda e distaccata, ora parevano bruciare, brillare di una luce nuova. Erano carichi di desiderio, ma misto a qualcosa di nuovo.
Rimase senza fiato, per l'intensità con cui si sentiva travolgere.
La baciò. La sua lingua, tracciò una scia calda e sensualissima percorrendo un immaginario sentiero dall'ombelico, fino al viso, passando attraverso la dolce curva dei seni senza abbandonare mai il contatto visivo. E quando le labbra sottili di lui si chiusero attorno ai suoi capezzoli, dedicando ad ognuno le stesse eccitanti attenzioni, le mancò l'aria. Quando riacquistò la facoltà di respirare non potè trattenersi dal gemere di piacere e affondare le unghie nelle lenzuola, stropicciandole.
Il cuore le batteva furiosamente nel petto e quando lui passò dal seno alle labbra, senza nemmeno sfiorarle, mugolò insoddisfatta.
Draco sorrise, compiaciuto. Le scivolò sopra e il contatto tra i loro corpi nudi la fece rabbrividire: il petto liscio e muscoloso di lui aderì al suo e la pelle calda fece contrasto con i capezzoli ancora umidi. Si morse il labbro inferiore, socchiudendo gli occhi e rimanendo in silenzio.
Finalmente, Draco, le catturò le labbra in un bacio intenso e travolgente. Gliele succhiò piano, mordicchiandole di tanto in tanto delicatamente prima di approfondire il contatto cercando la sua lingua e stuzzicandola. Era strano sentire il sapore della propria pelle portato dalle sue labbra, pensò Isabel in quei pochi momenti di lucidità che riusciva a gestire.
Gli affondò le dita fra i capelli, accarezzandolo dolcemente. Lui scese a baciarle il collo e poi soffiò piano dietro all'orecchio solo per il piacere di vederla scossa da un brivido. E lei lo sapeva. Lo conosceva come nessun'altra e avrebbe potuto giurare che lo faceva apposta. Si divertiva a farla impazzire.
Senza preavviso si staccò da lei, che protestò animatamente. Ma non le fece mancare a lungo il contatto. Lo sentì insinuarsi delicatamente fra le sue gambe, con una mano e allargarle piano. Risalì, sfiorandole l'interno coscia e l'addome piatto che si alzava e si abbassava ritmicamente. Le sorrise quando la sentì piegare le gambe e accogliere il suo corpo, prima di distendersi e poggiare un gomito su letto per sorreggersi. La voleva ancora. Poteva sentire la sua eccitazione contro di se e scoprì che non era minimamente svanita dopo il piccolo momento di tenerezza che si erano concessi.
Isabel inarcò la schiena, solo quel tanto che bastò a lui per scivolarle dentro completamente. Non era la prima volta, eppure era come se lo fosse stata. Perché sapeva che Draco, facendo l'amore con lei, le dimostrava quello che fino ad allora non era riuscito ad esprimerle a parole.
Chiuse gli occhi, sopraffatta dall'emozione e lo sentì muoversi lentamente in lei. Uscendo e rientrando delicatamente, come se non volesse perdersi neanche un solo istante.
"Piccola?" la voce tremante e concitata di Draco la raggiunse poco dopo. Gi strinse le gambe attorno alla vita, come a non voler più lasciarlo andare e riuscì a sussurrare "non ti fermare" tra un gemito e l'altro. Draco aumentò la velocità dei movimenti e quanto più si accorgeva che Isabel era vicina al limite, tanto più desiderava fermare quell'istante per sempre. Era bellissima scossa dai brividi dell'eccitazione. I lunghi capelli castani sparsi sulle lenzuola, il leggero sorriso che le disegnava le labbra e il calore che il suo corpo gli trasmetteva. Ancora pochi istanti e sarebbe venuta, lo sentiva, ma non avrebbe permesso che esplodesse senza sapere una cosa così importante.
I loro visi erano vicinissimi e lei poteva sentire il suo respiro caldo e accelerato che le solleticava le guance.
"Ti amo" le disse soltanto. Isabel spalancò gli occhi. Quei due splendidi smeraldi, ora lucidi per l'emozione che lo fissavano in un misto di incredulità e felicità pura.
Voleva rispondergli, gridargli che anche lei sentiva lo stesso, ma non le uscì fiato dalla bocca. Delle lacrime cominciarono a riempirle gli occhi e a scendere, silenziose lungo le guance arrossate.
Draco sorrise, dolce come non era mai stato e poggiò le labbra su quelle piccole gocce salate mentre continuava a muoversi sempre più velocemente dentro di lei. "Ti sento, piccola..vieni da me.." le disse a voce bassa e roca, stravolta dall'eccitazione. Tornò a baciarla e lei gemette sulle sue labbra raggiungendo l'orgasmo. Gli graffiò la schiena e il braccio al quale si teneva stretta.
Lui venne poco dopo, abbandonandosi poi sul corpo di lei, tenendola abbracciata stretta.
Non avrebbe mai immaginato che avrebbe detto 'ti amo' a qualcuno in vita sua. L'amore era un sentimento che aveva sempre ritenuto adatto solo ai deboli, a quelli come Potter, ad esempio. Ai babbei che credevano in tutte le sciocchezze come l'anima gemella, il sacrificio reciproco.
E si sbagliava.
Adesso che era finalmente felice e appagato, e stringeva fra le braccia la sua ragazza, quei pensieri non gli erano mai sembrati più veri ed esaltanti.
Scivolò di lato, appoggiandosi su un fianco e abbracciandola. Isabel dormiva, con i capelli sparsi sulle lenzuola stropicciate. Le baciò una spalla e le passò una mano sul ventre liscio..ancora non sapeva di aver appena dato la prima carezza a suo figlio..