THAT SWEET DECEMBER DREAM


Autrice: Miky
Rating: NC17
Pairing: Harry/Ginny

 

Era strano vedere i corridoi e le scalinate di Hogwarts così deserti, pensò Ginny, mentre tornava lentamente verso la Torre di Grifondoro. Era la sera del 19 Dicembre e le vacanze di Natale erano cominciate da qualche giorno: quasi tutti gli studenti erano già partiti per trascorrerle a casa con le loro famiglie. Lei era rimasta bloccata a scuola ancora fino al 20, per frequentare delle lezioni supplementari: si era presa una punizione dalla professoressa McGranitt, che l'aveva sorpresa fuori dal dormitorio alle quattro del mattino.
Erano partiti anche Ron e Hermione, ma la loro destinazione stavolta non era la Tana: erano andati in Romania a trovare Charlie, il fratello di Ron.
Ginny si era chiesta come dovessero sentirsi, quei due, adesso che finalmente si erano confessati quello che da anni provavano l'uno per l'altra… riuscire finalmente ad avere ciò che si è desiderato per tanto tempo doveva essere una sensazione meravigliosa.
Si fermò davanti a una delle alte finestre, lungo il corridoio del quarto piano, e scrutò al dilà del vetro. Stava piovendo, e il vento ululava intorno al castello, soffiando freddo dal lago e dalle montagne lì intorno. Era piuttosto tardi: Ginny non aveva l'orologio, ma la mezzanotte doveva essere passata già da un pezzo. A metà di una scalinata tra il quarto e il quinto piano, spostò un ritratto appeso alla parete e imboccò, dietro di esso, una scaletta più ripida e più buia, che la portò direttamente al settimo piano, nel corridoio che ospitava l'entrata della Sala Comune di Grifondoro.
Si fermò davanti al ritratto della Signora Grassa, che nascondeva l'accesso, e mormorò la parola d'ordine. Il quadro si spostò, permettendole di entrare.
La Sala Comune era deserta, ma il fuoco non si era ancora spento completamente. Ginny si accoccolò in una delle vecchie poltrone davanti al camino, stringendosi nel mantello. Era esausta.
Una parte di lei non vedeva l'ora di finire le lezioni di recupero, per poter partire e tornare a casa… quasi tutte le sue amiche erano già andate via, e anche Dean, il suo ragazzo, era partito da qualche giorno.
L'altra parte di lei, invece, non avrebbe mai voluto allontanarsi da Hogwarts, in quel momento. Non aveva cercato di razionalizzare i suoi pensieri al riguardo: forse temeva che, se ci avesse provato, avrebbe scoperto delle cose che non voleva sapere, o che non avrebbe potuto sopportare. In qualche modo, era consapevole del fatto che Harry continuasse a condizionarle - anche se in minima parte, per fortuna - la vita. Ovviamente, anche lui era confinato a scuola fino alla fine della punizione: quella notte erano stati in parecchi a gironzolare per il castello.
Pensando a Harry, Ginny sentì nascerle dentro quella sensazione familiare, che provava dalla prima volta che l'aveva visto. L'intensità dei suoi sentimenti era cambiata, nel corso degli anni, ma Harry restava una persona speciale: non era mai riuscita a cancellare totalmente quello che sentiva per lui. Si era rassegnata da molto tempo all'idea che fra loro non ci sarebbe mai stato niente, ma di tanto in tanto non poteva fare a meno di chiedersi perché non fosse mai riuscita a suscitare in lui qualcosa che andasse oltre la semplice amicizia. Harry le era affezionato, le voleva bene, ma la vedeva ancora come la sorellina di Ron, e questo - ormai lo sapeva - non sarebbe mai cambiato.
Non avrebbe saputo dare un nome a ciò che provava per lui attualmente, ma era certa che fosse un sentimento profondo. Non avrebbe ammesso di amarlo nemmeno con se stessa, neanche se ne fosse stata certa: dopo non avrebbe più potuto vivere in pace, e comunque non aveva senso soffrire per qualcosa di irraggiungibile, ormai lo aveva capito.
Sprofondò di più nella poltrona e chiuse gli occhi. Nel silenzio rotto solo dal ticchettare delle gocce di pioggia contro i vetri delle finestre, si chiese perché fin dal loro primo incontro avesse trovato Harry così diverso da tutti gli altri. Non poteva essere stato per la bellezza: Harry non era bello - non nel senso classico del termine - e di certo non lo era a undici anni, in ogni caso… Negli ultimi tempi era diventato decisamente attraente, ed erano state in molte ad accorgersene a scuola, ma non era questo che Ginny aveva sempre apprezzato in lui. Immaginava che quello che l'aveva colpita fosse la dolcezza, ma a volte faticava a ritrovare nell'Harry attuale anche una minima traccia di quel bambino dall'aria sperduta alla stazione di King's Cross. Harry era una persona diversa, adesso: più chiuso, scontroso, misterioso. Con lei e con i suoi amici a volte si lasciava andare e tornava quello di un tempo, e quando succedeva Ginny era talmente frastornata che avrebbe voluto urlare, non capiva mai se di gioia o di tristezza… le dispiaceva che le altre persone non avessero modo di apprezzare Harry per ciò che era veramente.


Nel dormiveglia, le venne in mente, quasi per caso, che quella sera a cena non l'aveva incontrato… in verità, era tutto il pomeriggio che non si faceva vedere. Aprì gli occhi e rimase per qualche attimo a fissare il fuoco morente, pensierosa. Che fosse partito senza avvertirla…? No, era impossibile… avrebbero dovuto partire insieme per la Tana il 21 mattina, avevano già prenotato i biglietti sul Nottetempo…
Che gli fosse successo qualcosa? In effetti, se qualcuno avesse voluto attaccarlo - non necessariamente Voldemort, anche solo qualche stupido idiota come Malfoy - quello non sarebbe stato certo il periodo più sbagliato per farlo: tanto per cominciare, il castello era semideserto, e come se non bastasse Harry dormiva da solo, perché i suoi compagni di stanza - Seamus, Ron, Dean e Neville - erano partiti.
Ginny cominciò vagamente a preoccuparsi: si alzò dalla poltrona e, senza pensarci due volte, si avviò verso le scale che portavano ai dormitori. Imboccò quella di destra, che conduceva al dormitorio maschile, e cercò la porta giusta. Quando la individuò, notò che non era chiusa, ma soltanto accostata: nel buio pressoché completo del corridoio, vide una sottile lama di luce che si proiettava sul pavimento di pietra. Muovendosi in punta di piedi, si avvicinò alla porta, e accostò il viso alla fessura.
L'interno della stanza, illuminato solo dalla luce di una candela, era deserto, ma si sentiva l'acqua scorrere nel bagno. Ginny pensò che fosse meglio andarsene, ma si rese conto di non aver ancora risolto un bel niente: e se qualcuno avesse attaccato Harry mentre era in bagno, per esempio?
Vincendo la propria reticenza, Ginny spinse il battente della porta ed entrò nella stanza. Avanzò cautamente, senza fare rumore, sentendosi terribilmente a disagio. Cosa sarebbe successo se avesse urtato qualcosa e Harry l'avesse sentita? Non voleva neanche pensarci: sarebbe letteralmente morta di vergogna.
Si spostò verso la porta del bagno, stando attenta a non toccare niente e a non inciampare nei tappeti e nelle scarpe sparse sul pavimento… neanche quella era chiusa, e lo spiraglio era abbastanza ampio. Ginny inspirò profondamente. Okay, si disse, adesso guardo, e se sta bene me ne vado subito… Si avvicinò alla fessura e guardò dentro, trattenendo il respiro. L'acqua della doccia continuava a scorrere.
A tutta prima, Ginny non riuscì a distinguere nulla: rispetto alla stanza dove si trovava lei, il bagno era debolmente illuminato, per cui i suoi occhi ci misero qualche minuto ad abituarsi al cambiamento. Quando cominciò a vedere qualcosa, notò che Harry non era in piedi come si era aspettata, ma sdraiato nella vasca, con le braccia che penzolavano oltre i bordi, e la testa appoggiata all'indietro. Era senza occhiali, e qualche ciocca di capelli bagnati gli aderiva alla fronte. Per fortuna teneva gli occhi chiusi: se così non fosse stato, molto probabilmente l'avrebbe vista, a causa della luce della candela alle sue spalle. Senza pensarci due volte, Ginny estrasse la bacchetta e la puntò in direzione della candela poggiata su un comodino, mormorando un incantesimo: la fiamma si spense, facendola sprofondare nell'oscurità.
Tornò a guardare Harry, che era ancora immobile sotto il getto della doccia. Si stava chiedendo se si fosse addormentato, se fosse svenuto o qualcosa di peggio, quando lo vide aprire gli occhi, sollevare la testa e guardarsi un attimo intorno. Ginny si ritrasse, istintivamente, anche se adesso era impossibile che riuscisse a individuarla. Harry si appoggiò al bordo della vasca e si alzò, lasciando che il getto della doccia lo colpisse in pieno.
Ginny trattenne bruscamente il respiro, e fu come se qualcuno le avesse dato fuoco alle viscere: si sentì letteralmente avvampare. Sapeva che avrebbe dovuto andarsene, non aveva più scuse per rimanere lì…era una cosa orribile spiare qualcuno, e una parte di lei suggeriva di girare sui tacchi e uscire. L'altra parte di lei invece non voleva smettere di guardare… non poteva smettere.
Se si fosse trattato di un altro ragazzo, per quanto bello o attraente potesse essere, Ginny se ne sarebbe andata senza la minima esitazione. Ma, Santo Cielo, era Harry… aveva passato anni interi a sognarlo, di giorno e di notte… e una vocina nella sua testa, difficile da ignorare, non la piantava di sussurrare: questa è forse l'unica occasione che hai per vedere quello che hai sempre desiderato e che non avrai mai…
Rassegnata alla definitiva sconfitta della parte più razionale di sé, tornò a guardare attraverso la fessura, con più attenzione che mai. Harry si era alzato, e aveva appoggiato le mani aperte al muro. Lasciava che l'acqua gli scorresse lungo la schiena e sui capelli, che gli ricadevano disordinati sulla fronte. Teneva la testa rivolta verso il basso, e sembrava piuttosto rilassato. Osservandolo, Ginny si rese conto che faceva fatica a respirare normalmente: si sentiva come se avesse appena fatto una lunga corsa.
Era bello da togliere il fiato. Era certa di conoscere tutto di lui: ogni lineamento del suo viso, ogni espressione, ogni più piccola sfumatura nella sua voce… ma non l'aveva mia visto così. Aveva provato tante volte ad immaginare come potesse essere, certo… ma quella sera scoprì che la realtà - incredibile ma vero - superava di gran lunga ogni sua più rosea aspettativa. La sua mente fece involontariamente un paragone con tutti gli altri ragazzi che aveva visto nudi, in vita sua… e finì per concludere che era inutile perdersi in sciocchezze del genere. Quello era Harry, e tanto bastava a renderlo irraggiungibile da parte di chiunque altro. Suo malgrado, Ginny si rese conto che nessuno avrebbe potuto prendere il suo posto, dentro di lei. Avrebbe avuto altri ragazzi - anzi, ne aveva già uno, anche se in quel momento faticava a ricordarselo - ma Harry sarebbe rimasto per sempre l'unico capace di sconvolgerla in quel modo. Nonostante il disagio e la paura di essere scoperta, si sentiva euforica, anzi decisamente eccitata… e a dispetto della sua timidezza, avrebbe dato qualsiasi cosa per poterlo toccare, anche se sospettava che sarebbe stato un vero disastro: nonostante avesse già avuto delle esperienze in proposito, era certa che di fronte a Harry sarebbe stata talmente emozionata da fare la figura della perfetta imbranata. Si sarebbe accontentata di restare lì a guardarlo per sempre.
Mentre era assorta in questi pensieri, Harry staccò una mano dal muro e se la portò fra le gambe, apparentemente senza alcuna fretta. Ginny trasalì, e si sentì quasi venir meno quando lui cominciò a muoverla su e giù, accarezzandosi lentamente. Aveva sollevato leggermente la testa e poté vedere che teneva gli occhi chiusi, mentre l'acqua continuava a scorrergli addosso.
Sapeva che i ragazzi facevano cose del genere, quando nessuno li vedeva - non era poi così ingenua, dopo tutto - ma non avrebbe mai e poi mai immaginato un giorno di spiare Harry in una situazione simile. Una volta di più si disse che era il momento giusto per andarsene, ma non riuscì a costringere i propri piedi a dirigersi verso la porta.
No, Harry, ti prego, piantala… pensò, incapace di staccare gli occhi dalla mano di lui che si muoveva piano, e dal suo corpo bagnato. Si sentiva troppo eccitata persino per riuscire a pensare coerentemente, adesso… figuriamoci per decidere di andarsene. Non puoi farmi questo… non credo di poter resistere a lungo se tu…
Ma Harry continuò e lei rimase a guardarlo, affascinata… non riusciva a smettere di accarezzarlo con lo sguardo, e di notare quanto fosse bello: le braccia forti, la schiena muscolosa, il sedere rotondo, le gambe atletiche di chi è abituato a fare molto sport… era perfetto. Era come immaginava che fosse, e anche di più…
Lo vide cambiare posizione, rimettersi seduto nella vasca. Gettò la testa indietro, senza smettere di accarezzarsi… la sua mano correva sempre più veloce, su e giù, tra le gambe piegate e leggermente divaricate. Le sembrava di soffocare, e adesso non pensava più alla ridicolezza della situazione… non si sarebbe mossa di lì per nulla al mondo. Continuava a fissare la mano che si muoveva ritmicamente, come ipnotizzata, mentre il suo respiro accelerava insieme a quello di lui. Harry diede un altro paio di colpi con la mano, schiuse le labbra lasciandosi sfuggire un gemito e finalmente venne, inarcando la schiena e tremando leggermente, mentre l'acqua della doccia continuava a scorrergli sul petto e sul viso. Ginny sentì una stretta potente allo stomaco, e un'altra molto simile all'altezza del cuore … pensò che le sarebbe venuto un infarto. Barcollò e dovette appoggiarsi allo stipite, per non cadere. Indietreggiando urtò una sedia… sperò che il rumore venisse coperto da quello dell'acqua, ma sentì Harry esclamare:
"Chi c'è?"
Lo sentì chiudere la doccia, e qualche secondo dopo avvertì i suoi passi dietro la porta… ebbe un tuffo al cuore. Se avesse cercato di uscire, lui l'avrebbe certamente vista, anche se la candela era spenta… si guardò intorno, disperata, ma non c'era via d'uscita.
Decise di fare l'unica cosa sensata che le venne in mente.
"Harry?" chiamò, simulando un tono incerto. "Sei… sei qui?"
"Ginny?" sentì i passi di lui bloccarsi, nel bagno.
"Sì…"
"Cosa… che cosa ci fai qui?" le chiese, stupito.
"Ti stavo… cercando… la porta era aperta e ho pensato di entrare… ho bussato, ma non mi hai risposto…" si giustificò lei sforzandosi di mantenere un tono calmo e non riuscendoci affatto.
Dopo qualche secondo, la sagoma di Harry si inquadrò nel vano della porta del bagno: per un attimo Ginny credette che fosse ancora nudo (non era sicura che le sarebbe dispiaciuto, ma di certo si sarebbe sentita terribilmente a disagio), poi notò che si era legato un asciugamano intorno ai fianchi.
"Accidenti" lo sentì dire "deve essersi spenta la candela, l'avevo lasciata accesa… sarà per questo che sei inciampata" aggiunse. Prese la bacchetta dalla tasca dei jeans appesi alla spalliera di una sedia, la puntò verso la candela e la fiamma si riaccese.
Vederselo lì davanti alla luce debole del fuoco, ancora tutto bagnato, con le goccioline che gli scivolavano lungo il viso e sul petto, e i capelli fradici che gli ricadevano davanti agli occhi, era decisamente una prova ardua da sopportare. Ginny non poté fare a meno di fissarlo come un'idiota… il ricordo di quello che aveva visto solo pochi minuti prima era ancora impresso nella sua mente, e il cuore non aveva ancora ripreso a battere normalmente.
"Ginny, ti senti bene?" le chiese Harry, perplesso. Gli occhi verdi la scrutavano, scintillanti nella semioscurità. Erano sempre stati così belli?
"Oh, sì… certo, sto benissimo" mentì, meccanicamente, cercando di stamparsi sul viso un sorriso disinvolto.
"Perché mi cercavi?" domandò ancora lui, non del tutto convinto. "Qualcosa non va?"
"No, è solo che… non ti ho visto a cena e ho pensato di… venire a vedere come stavi" disse Ginny, impacciata. Perché diavolo non riusciva a parlare normalmente? Le sembrava di essere tornata ai vecchi tempi, quando bastava un suo sguardo per farla andare nel pallone.
Harry sorrise.
"Sto bene… e sono venuto a cena, ma era tardi… probabilmente eri già andata via" disse, dolcemente. "Comunque sei stata gentile a venire a cercarmi."
"Gentile?" Ginny ridacchiò. "La gentilezza non c'entra… avevo paura che ti fosse successo qualcosa…"
"E cosa avrebbe dovuto succedermi?" Harry si grattò la nuca, inarcando un sopracciglio.
"Non lo so… qualsiasi cosa…" fece lei, a disagio. "Sai, il fatto è che… da un po' di tempo sono diventata un po' apprensiva… ma non solo con te" si affrettò ad aggiungere "con tutti…"
Non era propriamente una bugia… si preoccupava anche per Ron e per Hermione, ad esempio, e per Dean… anche se Harry era, e sarebbe sempre stato, la persona che più le stava a cuore.
"Non devi preoccuparti per me, Ginny…" disse Harry, e allungò un braccio per infilarle le dita tra i capelli e spettinarglieli, un gesto abituale che tradiva l'affetto che provava nei suoi confronti. A Ginny non piaceva molto, perché le ricordava sempre che lui continuava a vederla come la sorellina di Ron, ma quella sera ebbe un effetto tutto particolare su di lei: forse perché Harry era ancora seminudo, e non l'aveva mai visto così prima di allora. Tentò di scostarsi, ma la manovra non riuscì come avrebbe dovuto, e invece di allontanarsi da lui, come nel più classico dei romanzetti rosa, gli finì tra le braccia. Si sentì avvampare.
Se fosse stato il protagonista di uno di quei romanzi, Harry probabilmente si sarebbe ritratto, leggermente imbarazzato, o avrebbe immediatamente approfittato della situazione… ma era soltanto Harry, e non lo fece. Invece, la strinse fra le braccia, ridendo e bagnandole la divisa.
"Harry, insomma!" rise Ginny, cercando di scrollarselo di dosso.
Anche Harry rise, e la tenne stretta.
"Oh, Ginny… meno male che non sei partita anche tu…" sussurrò, parlandole all'orecchio. "Non so cosa farei, senza di te…"
Quelle parole, anche se dette in tono scherzoso, ebbero il potere di far accelerare di nuovo il battito del suo cuore. Che cosa le prendeva? Fra loro c'era un rapporto d'amicizia e Harry l'aveva abbracciata decine di volte, e altrettante le aveva detto frasi del genere… perché quella sera tutto era tornato ad essere così diverso?
"Intendi… adesso che Ron e Hermione si sono messi insieme?" sussurrò, cercando di mantenere la voce ferma. Harry non accennava a lasciarla andare, e stare così stretta a lui cominciava a piacerle un po' troppo.
"No, non solo… intendo in generale…" spiegò Harry, a bassa voce.
Gli appoggiò la guancia sulla spalla nuda, ancora un po' umida, e chiuse gli occhi, sopraffatta dalla dolcezza e dall'intensità delle emozioni che stava provando in quei momenti. Devo essere impazzita, si disse, tutto questo non ha il minimo senso…
Sentì le mani di Harry accarezzarle la schiena, e si irrigidì appena… non poteva permettere che succedesse qualcosa del genere… non doveva succedere…
Un attimo prima che decidesse di muoversi e rialzare la testa, sentì che lui le scostava i capelli, e poi le sue labbra calde poggiarsi su un lato del collo, appena sotto l'orecchio. Restò con gli occhi chiusi, tentando di arginare la marea di emozioni che la stava sommergendo. Si stupì che le ginocchia ancora la reggessero.
Sentì le labbra di Harry cominciare a muoversi piano, scivolare delicatamente sulla sua guancia, leggere come il tocco di una piuma. Le prese il viso fra le mani, alzandolo verso il suo. Ginny seppe con certezza che la stava guardando, ma non aprì gli occhi: se l'avesse fatto, si sarebbe trovata a fissare i suoi, e allora tutto sarebbe precipitato, lo sapeva.
"Ginny…" sussurrò Harry, con voce dolce.
"Harry, ti prego…" Ginny deglutì. "Ti prego, no… non mi baciare…"
."Cosa…?" lo sentì ridere sommessamente. "Che dici, Ginny…?"
"Non baciarmi… se lo fai… se lo fai io…"
"Se lo faccio…?"
Ginny sentì il calore del suo respiro sulla pelle, e rabbrividì. Le labbra di Harry si posarono sulla sua fronte, per poi spostarsi su tutto il resto del viso: le tempie, le palpebre abbassate, la punta del naso, gli zigomi, le guance, il mento… Ginny era certa che, se non fosse stata così stretta a lui, sarebbe già crollata sul pavimento. Sospirò e, suo malgrado, aprì gli occhi… solo per accorgersi che adesso era lui a tenerli chiusi. Sembrava estremamente concentrato nel fare quello che stava facendo, cioè ricominciare daccapo a baciarla su tutto il viso, senza mai arrivare alle labbra. In quel modo rischiava di farla impazzire.
"Harry…" mormorò Ginny, con un filo di voce. "Harry, che cosa stai facendo…? Ti avevo detto di non baciarmi…"
"Pensavo che intendessi un altro tipo di bacio…" sussurrò lui, senza smettere.
"Intendevo qualsiasi tipo di bacio…"
Non riusciva a guardarlo, era troppo bello, tutto bagnato e con gli occhi chiusi, così vicino… improvvisamente, Ginny si rese conto che se non lo avesse baciato sarebbe certamente impazzita nell'attesa. Vincendo ogni indugio, senza pensare a quello che stava facendo, gli prese il viso tra le mani e lo baciò, premendo la bocca sulla sua. Harry , dal canto suo, non sembrò troppo sorpreso, perché le catturò subito le labbra con le proprie, stringendola ancora di più nel suo abbraccio.
A quel punto, come aveva previsto, Ginny perse ogni residuo di controllo sulla propria volontà.
E' Harry, continuava a pensare soltanto, è Harry, finalmente… Come sembravano sbagliati, stranamente fuori posto, tutti i baci che aveva dato ad altri, prima di allora… era come se non fossero stati altro che prove generali, in attesta di questo… ma era lui che baciava davvero così bene, o era soltanto una sua impressione?
Le sembrava di avere difficoltà a respirare… forse perché non voleva perdere neanche un secondo, nemmeno per riprendere fiato… e lui sembrava dello stesso parere, perché non accennava minimamente a lasciarla andare.
Gli accarezzò la schiena con i palmi aperti… era ancora un po' umida, terribilmente sexy… scivolò più in basso, e dopo un attimo di esitazione, infilò le mani sotto al bordo dell'asciugamano, per toccargli il sedere. Chiuse gli occhi, sentendosi avvampare… non poteva essere vero… era troppo bello per essere vero. Mentre cercava ancora di convincersi che era solo un sogno, anche se straordinariamente realistico, e che presto si sarebbe svegliata, sentì la voce di Harry sussurrarle all'orecchio:
"Toglimi di dosso quell'asciugamano, Ginny… cosa stai aspettando…?"
Un lungo brivido le percorse la schiena, e un residuo di coscienza le disse che non era ancora troppo tardi, che avrebbe potuto fermarsi, se voleva… ma lo mise prontamente a tacere, e slegò delicatamente l'asciugamano dai fianchi di Harry, lasciandolo scivolare a terra.
"Così va molto meglio…" sussurrò lui, mordicchiandole il labbro inferiore, prima di impossessarsi di nuovo della sua bocca.
Non poteva… non poteva stare così vicina a lui, che adesso era completamente nudo, e non provare il desiderio di toccarlo, di baciarlo, di fare l'amore con lui… era impossibile… era chiedere troppo a se stessa. Non oppose alcuna resistenza quando lui cominciò a sganciarle i bottoni della camicetta, ad allentarle la cravatta… anzi lo aiutò a liberarla dai vestiti, che improvvisamente sembravano essere più un impedimento che altro.
Quando Harry la sollevò da terra e la depose sul letto, ormai aveva addosso solo il reggiseno e le mutandine, e non protestò quando le sganciò il primo, né quando cominciò a sfilarle lentamente le seconde. Era completamente persa in un mondo parallelo, dove c'erano solo loro due, e tutto il resto non contava.
Quando Harry scivolò sopra di lei, la sensazione dei loro corpi nudi l'uno contro l'altro la fece rabbrividire di piacere. Affondò il viso nei suoi capelli ancora umidi, mentre lui le baciava il collo, scivolando lentamente verso il seno. Il suo odore… quante volte aveva sognato di poterlo sentire così, in un momento del genere. Le sue labbra… la stavano facendo impazzire, ed erano proprio come immaginava che fossero… scesero in mezzo alle sue gambe e per qualche attimo le cancellarono quasi ogni pensiero dalla mente. Era quasi troppo bello per poterlo sopportare… ma dove aveva imparato a farlo? Nessuno l'aveva mai fatto prima di allora, con lei… gli strinse le gambe intorno alle spalle, contorcendosi quasi, per impedirsi di gridare. Stava già quasi per venire, quando Harry smise di baciarla e le scivolò di nuovo sopra, arrivando col viso all'altezza del suo.
Ginny gli accarezzò le braccia, risalendo fino alle spalle, cingendogliele mentre lui tornava a baciarla sulle labbra. Non resisteva più… un altro secondo ancora e sarebbe esplosa… per fortuna, mentre la baciava, Harry si mosse dolcemente col bacino, cercando una via per entrare dentro di lei, e Ginny gliela lasciò trovare, con un lungo sospiro di sollievo.
Era così eccitata che le scivolò dentro senza problemi. Quando fu completamente dentro di lei, Harry si fermò per qualche attimo in quella posizione, mentre ancora la baciava piano sul viso.
Ginny teneva gli occhi chiusi, sopraffatta dall'emozione… le veniva persino da piangere, ma non l'avrebbe mai fatto davanti a lui. Era dannatamente commossa… erano anni che sognava di fare l'amore con Harry, e dopo tutto quel tempo, ormai ci aveva rinunciato definitivamente, e invece…
Lo sentì muoversi dentro di sé, uscire e poi rientrare, ancora lentamente… era come se la stesse assaggiando, e l'idea la eccitò enormemente. Gettò la testa indietro, e lui ne approfittò per baciarla sul collo, mille piccoli baci che la fecero rabbrividire, per l'ennesima volta… Lo sentì muoversi ancora, aumentare il ritmo delle spinte, sentì il suono del suo respiro, leggermente accelerato.
Le sensazioni che il corpo di lui le stava scatenando dentro erano talmente intense che non riuscì a tenere gli occhi aperti, dovette chiuderli… ma Harry le infilò una mano sotto la nuca, le dita fra i capelli, e mormorò:
"Ginny… Ginny, guardami… voglio che mi guardi negli occhi…"
Stordita, obbedì… sollevò le palpebre e si ritrovò a fissare gli occhi verdi di lui, più scuri del solito, scintillanti di riflessi… sembravano due mari in tempesta, tanta era la passione che le trasmisero. Non li aveva mai visti così… Gli appoggiò la guancia sulla spalla, mentre continuava a muoversi dentro di lei, e le sue unghie gli graffiarono la schiena. Mentre veniva pensò che non avrebbe resistito, che quell'orgasmo l'avrebbe uccisa, non era possibile provare tanto emozioni insieme e non scoppiare, non impazzire, non…
"Ginny…" la voce di lui la raggiunse, da molto lontano, faceva quasi fatica a sentirla…
"… Ginny, mi senti?"
Il tono di Harry sembrava piuttosto divertito, anche se non aveva idea del perché… Ginny sbatté le palpebre, perplessa, e si sforzò di mettere a fuoco l'ambiente che la circondava. Era nella Sala Comune, sprofondata nella solita vecchia poltrona rossa, di fronte al camino... solo che il fuoco si era ormai spento, e la luce del sole entrava a fiotti dalle finestre, rischiarando la stanza.
Harry era accucciato di fianco alla poltrona: era chino su di lei, e le stava scostando dolcemente una ciocca di capelli dal viso.
I suoi occhi verdi brillarono allegri, dietro le lenti degli occhiali.
"Buongiorno, bella addormentata" sussurrò, sorridendo.
Ginny sbatté di nuovo gli occhi, aggrottando le sopracciglia.
"Che ore… che ore sono?" balbettò, con la voce impastata. Si accorse in quel momento di avere una coperta buttata addosso, una di quelle dei dormitori: era talmente fusa che non ricordava neanche di averla presa, la sera prima… o forse l'aveva portata qualcun altro? Scosse la testa, per snebbiarsela, ma non funzionò.
"Le otto e mezzo" rispose Harry, tranquillo.
Ginny si accigliò: c'era qualcosa che non quadrava… ma cosa? Dopo qualche secondo, i ricordi le affiorarono alla mente, e non poté impedirsi di arrossire violentemente. Aveva sognato… era stato tutto un sogno… sentì le viscere diventarle di piombo, non sapeva se per la delusione o per l'imbarazzo.
"Devi esserti addormentata senza accorgertene, ieri sera…" osservò Harry, sottovoce.
"Mi hai… coperta tu?" gli chiese, stringendo un lembo della coperta.
"Sì, stanotte… non ho voluto svegliarti, dormivi così bene." spiegò, sorridendo.
Anche troppo, pensò Ginny, amaramente.
Si sforzò di ricordare, di rimettere insieme i pezzi, ma non ci riuscì: le uniche immagini che aveva in mente erano quelle di loro due che facevano l'amore nella stanza di Harry, ma era stato soltanto un sogno… doveva essersi addormentata davanti al fuoco, mentre pensava a lui, e il suo subconscio aveva fatto il resto.
Si sentì precipitare nello sconforto, e non solo perché tutte quelle cose bellissime non erano mai veramente accadute: quello che più la disturbava era il pensiero che non aveva affatto dimenticato Harry, come credeva… anzi, tutto il contrario. Si rendeva conto soltanto in quel momento, dopo quel sogno così meraviglioso e così realistico, che lo amava ancora. Lo avrebbe sempre amato, probabilmente, e anche se si fosse costruita una vita insieme a un altro, in qualsiasi momento Harry l'avesse chiamata, era certa che sarebbe corsa da lui senza esitare neanche un istante.
"Ginny… tutto bene?" la voce di Harry la riscosse dalle sue riflessioni. La delusione e la tristezza dovevano essere spaventosamente evidenti sul suo viso, perché lo sguardo di lui sembrava preoccupato.
"Cosa…?" lo guardò. "Oh, sì… sì, scusami, Harry… sono solo un po' intontita…"
"Stai tremando…"
"Devo… aver preso freddo" disse Ginny, sottovoce.
"Mi sembri strana…" insistette lui. "Hai fatto un brutto sogno…? Eri piuttosto agitata, poco fa…"
Ginny alzò la testa di scatto, colpita da un orribile sospetto.
"Agitata?" disse. "Perché? Ho detto qualcosa…?"
Lo sguardo di lui sembrò di nuovo vagamente divertito.
"No, no…" le assicurò "Niente… ma ti muovevi parecchio. E' stato un incubo?"
"No…" Ginny deglutì, e tornò a fissarsi le mani. "No. E' stato un sogno bellissimo… peccato che sia già finito."
"Se non ci fossero i sogni, ogni tanto, la vita sarebbe molto più dura, vero?" disse Harry, dandole una lieve pacca sul braccio. "Certo, poi al risveglio svaniscono, ma in fondo sono belli anche per questo, no?"
"Già…" fece lei, amara. Si sentiva a pezzi.
Harry le fece una carezza su una guancia, e le spettinò i capelli. Ginny era talmente depressa che non reagì in nessun modo, ma lui non sembrò farci caso.
"Scendo a fare colazione… ti aspetto giù" le disse, sorridendo e rialzandosi.
"Non so se verrò…" disse Ginny. "Non ho molta fame… e non ho voglia di scendere."
"Beh… come vuoi, Ginny" mormorò Harry, stringendosi nelle spalle. "A più tardi."
"Ciao, Harry…" lo salutò, con voce spenta.
Lo seguì con lo sguardo mentre attraversava la Sala Comune… le sembrò ancora più bello del solito: doveva essere l'effetto del sogno di quella notte, che glielo faceva vedere sotto una luce diversa. Di questo passo impazzirò, si disse, sconsolata.
Quando fu davanti al buco del ritratto, Harry si voltò a guardarla con un sorriso indecifrabile.
"Ah, Ginny…"
"Dimmi…" lei alzò gli occhi, con aria interrogativa.
"… non correre troppo giù per le scale, mi raccomando…" disse lui, sollevando le sopracciglia.
"Cosa?" fece Ginny, decisamente perplessa, ma lui si infilò nell'apertura e sparì senza risponderle.
Dev'essere un po' tocco anche lui, stamattina, pensò sbigottita, fissando il retro del ritratto che si era già richiuso alle spalle di Harry.
Sbadigliano e stiracchiandosi, si alzò e si diresse verso le scale che conducevano ai dormitori. In fondo al corrimano di quella che conduceva al dormitorio femminile, notò una busta bianca: non era sigillata, e sul retro c'era scritto soltanto Ginny, in lettere verdi. Non fu il colore dell'inchiostro a sorprenderla, quanto la calligrafia: era quella piccola e appuntita di Harry.
Con gli occhi sgranati, afferrò la busta, tirò fuori il foglio di pergamena che conteneva e lo lesse in silenzio, mentre il vento scuoteva i vetri delle finestre.

Ginny,
so che stanotte non mi sono comportato come un bravo ragazzo, perché i bravi ragazzi sanno che le donne degli altri - soprattutto quelle degli amici - non si toccano. E' colpa del mio cuore, che non sente ragioni, e non vuole più accettare il fatto che tu stia con un altro. Non ci è mai riuscito veramente, credo, ed era troppo pigro, o troppo impaurito - o tutt'e due le cose insieme - per chiedersi il motivo di questo suo rifiuto di accettare la realtà. Immagino pensasse di avere a disposizione tutto il tempo del mondo…ma si è accorto che sbagliava, quando ti ha perduta. Adesso desidera soltanto che tu torni ad amarlo come una volta, perché lui ti ama più di qualsiasi altra cosa al mondo. Ci ha messo un bel po' per capirlo, ma alla fine ci è arrivato.
Ti prego… perdonalo per tutti gli anni in cui è stato troppo cieco e troppo stupido, per le volte in cui ha rifiutato di aprirsi quando avresti voluto che lo facesse: si era perso chissà dove, e non trovava più la strada per arrivare da te. Non abbandonarlo, perché - adesso lo sai - è tuo… e vieni a prenderlo, Ginny, perché è solo con te che vuole stare, per sempre.

Ginny rimase immobile e stordita per diversi minuti. Le sembrava di non riuscire a respirare, e anche muovere un singolo muscolo del corpo sembrava essere diventata un'impresa impossibile.
Non correre per le scale, mi raccomando…
Ripensò alle parole di Harry, che improvvisamente acquistarono un senso… sentì nascere dentro di sé una sensazione nuova, di speranza mista a incredulità. Allora è tutto vero, pensò, non è stato un sogno…
Senza neanche riflettere, girò sui tacchi e si lanciò verso l'uscita della Sala Comune.
Il castello era semideserto, e il rumore dei suoi passi affrettati echeggiò mentre percorreva i corridoi e scendeva le scalinate, il cuore che le batteva come un martello nel petto, la lettera stretta nel pugno. Aveva appena girato l'angolo del corridoio del terzo piano, quando notò una figura familiare appoggiata a una colonna, qualche metro più avanti.
Harry.
Ginny rallentò il passo, gradualmente, e si fermò poco distante da lui, con il fiatone, le guance arrossate e i capelli spettinati per la corsa. Doveva avere un aspetto orribile.
Harry si staccò dalla colonna e si avvicinò lentamente, senza smettere di guardarla negli occhi. Sembrava divertito, ma c'era anche dell'altro: la sua espressione era terribilmente dolce… non l'aveva mai visto così, neanche quella notte. Ginny lo conosceva abbastanza per accorgersi che era emozionato almeno quanto lei. Senza smettere di fissarlo - forse aveva paura che svanisse all'improvviso - cercò qualcosa di sensato da dire, ma aveva la mente vuota, o almeno così le sembrava, e la bocca arida. Con una chiarezza quasi sconcertante, all'improvviso sentì il peso di tutti quegli anni passati - più o meno consapevolmente - ad aspettare che Harry si accorgesse di lei: non avrebbe saputo spiegare a parole come si sentiva adesso, ma avrebbe voluto piangere di gioia, di sollievo, per ore. Avrebbe avuto voglia di gridare che finalmente - finalmente! - era felice. Strinse la lettera fra le dita, come per accertarsi che esistesse davvero, e cercò di trattenere le lacrime che le pungevano gli occhi.
Harry sollevò una mano e affondò le dita nei suoi capelli, attirandole il viso vicino al suo, finché le punte dei loro nasi si toccarono. Ginny inspirò profondamente, ed ebbe un brivido riconoscendo il suo odore… si sforzò di controllare il battito feroce del suo cuore, ma era inutile.
"Sbaglio o ti avevo detto di non correre…?" sussurrò Harry, accarezzandola piano. Il suo sguardo era tenero, ma sembrava che si divertisse un mondo.
Ginny sentì la tensione sciogliersi, e un sorrisetto le stirò le labbra di prepotenza… non poté fare a meno di scoppiare a ridere, nonostante l'intensità del momento, e Harry la strinse a sé, ridendo con lei e nascondendole il viso fra i capelli.
Quando si sciolsero dall'abbraccio, la sua mano scese a cercare quella di lei. Non c'era bisogno di parole, in fondo, pensò Ginny… sembrava che riuscissero a capirsi solo guardandosi, o sfiorandosi, e tutto ciò era incredibile.
Divertito dalla sua espressione estatica, Harry abbozzò un sorriso, e le strinse le dita, intrecciandole piano con le sue.
"Andiamo…?" sussurrò, dolcemente.
Ginny annuì, felice, e insieme si avviarono giù per la scalinata.