Era strano vedere i corridoi e le scalinate di Hogwarts così
deserti, pensò Ginny, mentre tornava lentamente verso la Torre di Grifondoro.
Era la sera del 19 Dicembre e le vacanze di Natale erano cominciate da qualche
giorno: quasi tutti gli studenti erano già partiti per trascorrerle
a casa con le loro famiglie. Lei era rimasta bloccata a scuola ancora fino
al 20, per frequentare delle lezioni supplementari: si era presa una punizione
dalla professoressa McGranitt, che l'aveva sorpresa fuori dal dormitorio alle
quattro del mattino.
Erano partiti anche Ron e Hermione, ma la loro destinazione stavolta non era
la Tana: erano andati in Romania a trovare Charlie, il fratello di Ron.
Ginny si era chiesta come dovessero sentirsi, quei due, adesso che finalmente
si erano confessati quello che da anni provavano l'uno per l'altra
riuscire
finalmente ad avere ciò che si è desiderato per tanto tempo
doveva essere una sensazione meravigliosa.
Si fermò davanti a una delle alte finestre, lungo il corridoio del
quarto piano, e scrutò al dilà del vetro. Stava piovendo, e
il vento ululava intorno al castello, soffiando freddo dal lago e dalle montagne
lì intorno. Era piuttosto tardi: Ginny non aveva l'orologio, ma la
mezzanotte doveva essere passata già da un pezzo. A metà di
una scalinata tra il quarto e il quinto piano, spostò un ritratto appeso
alla parete e imboccò, dietro di esso, una scaletta più ripida
e più buia, che la portò direttamente al settimo piano, nel
corridoio che ospitava l'entrata della Sala Comune di Grifondoro.
Si fermò davanti al ritratto della Signora Grassa, che nascondeva l'accesso,
e mormorò la parola d'ordine. Il quadro si spostò, permettendole
di entrare.
La Sala Comune era deserta, ma il fuoco non si era ancora spento completamente.
Ginny si accoccolò in una delle vecchie poltrone davanti al camino,
stringendosi nel mantello. Era esausta.
Una parte di lei non vedeva l'ora di finire le lezioni di recupero, per poter
partire e tornare a casa
quasi tutte le sue amiche erano già
andate via, e anche Dean, il suo ragazzo, era partito da qualche giorno.
L'altra parte di lei, invece, non avrebbe mai voluto allontanarsi da Hogwarts,
in quel momento. Non aveva cercato di razionalizzare i suoi pensieri al riguardo:
forse temeva che, se ci avesse provato, avrebbe scoperto delle cose che non
voleva sapere, o che non avrebbe potuto sopportare. In qualche modo, era consapevole
del fatto che Harry continuasse a condizionarle - anche se in minima parte,
per fortuna - la vita. Ovviamente, anche lui era confinato a scuola fino alla
fine della punizione: quella notte erano stati in parecchi a gironzolare per
il castello.
Pensando a Harry, Ginny sentì nascerle dentro quella sensazione familiare,
che provava dalla prima volta che l'aveva visto. L'intensità dei suoi
sentimenti era cambiata, nel corso degli anni, ma Harry restava una persona
speciale: non era mai riuscita a cancellare totalmente quello che sentiva
per lui. Si era rassegnata da molto tempo all'idea che fra loro non ci sarebbe
mai stato niente, ma di tanto in tanto non poteva fare a meno di chiedersi
perché non fosse mai riuscita a suscitare in lui qualcosa che andasse
oltre la semplice amicizia. Harry le era affezionato, le voleva bene, ma la
vedeva ancora come la sorellina di Ron, e questo - ormai lo sapeva - non sarebbe
mai cambiato.
Non avrebbe saputo dare un nome a ciò che provava per lui attualmente,
ma era certa che fosse un sentimento profondo. Non avrebbe ammesso di amarlo
nemmeno con se stessa, neanche se ne fosse stata certa: dopo non avrebbe più
potuto vivere in pace, e comunque non aveva senso soffrire per qualcosa di
irraggiungibile, ormai lo aveva capito.
Sprofondò di più nella poltrona e chiuse gli occhi. Nel silenzio
rotto solo dal ticchettare delle gocce di pioggia contro i vetri delle finestre,
si chiese perché fin dal loro primo incontro avesse trovato Harry così
diverso da tutti gli altri. Non poteva essere stato per la bellezza: Harry
non era bello - non nel senso classico del termine - e di certo non lo era
a undici anni, in ogni caso
Negli ultimi tempi era diventato decisamente
attraente, ed erano state in molte ad accorgersene a scuola, ma non era questo
che Ginny aveva sempre apprezzato in lui. Immaginava che quello che l'aveva
colpita fosse la dolcezza, ma a volte faticava a ritrovare nell'Harry attuale
anche una minima traccia di quel bambino dall'aria sperduta alla stazione
di King's Cross. Harry era una persona diversa, adesso: più chiuso,
scontroso, misterioso. Con lei e con i suoi amici a volte si lasciava andare
e tornava quello di un tempo, e quando succedeva Ginny era talmente frastornata
che avrebbe voluto urlare, non capiva mai se di gioia o di tristezza
le dispiaceva che le altre persone non avessero modo di apprezzare Harry per
ciò che era veramente.
Nel dormiveglia, le venne in mente, quasi per caso, che quella sera a cena
non l'aveva incontrato
in verità, era tutto il pomeriggio che
non si faceva vedere. Aprì gli occhi e rimase per qualche attimo a
fissare il fuoco morente, pensierosa. Che fosse partito senza avvertirla
?
No, era impossibile
avrebbero dovuto partire insieme per la Tana il
21 mattina, avevano già prenotato i biglietti sul Nottetempo
Che gli fosse successo qualcosa? In effetti, se qualcuno avesse voluto attaccarlo
- non necessariamente Voldemort, anche solo qualche stupido idiota come Malfoy
- quello non sarebbe stato certo il periodo più sbagliato per farlo:
tanto per cominciare, il castello era semideserto, e come se non bastasse
Harry dormiva da solo, perché i suoi compagni di stanza - Seamus, Ron,
Dean e Neville - erano partiti.
Ginny cominciò vagamente a preoccuparsi: si alzò dalla poltrona
e, senza pensarci due volte, si avviò verso le scale che portavano
ai dormitori. Imboccò quella di destra, che conduceva al dormitorio
maschile, e cercò la porta giusta. Quando la individuò, notò
che non era chiusa, ma soltanto accostata: nel buio pressoché completo
del corridoio, vide una sottile lama di luce che si proiettava sul pavimento
di pietra. Muovendosi in punta di piedi, si avvicinò alla porta, e
accostò il viso alla fessura.
L'interno della stanza, illuminato solo dalla luce di una candela, era deserto,
ma si sentiva l'acqua scorrere nel bagno. Ginny pensò che fosse meglio
andarsene, ma si rese conto di non aver ancora risolto un bel niente: e se
qualcuno avesse attaccato Harry mentre era in bagno, per esempio?
Vincendo la propria reticenza, Ginny spinse il battente della porta ed entrò
nella stanza. Avanzò cautamente, senza fare rumore, sentendosi terribilmente
a disagio. Cosa sarebbe successo se avesse urtato qualcosa e Harry l'avesse
sentita? Non voleva neanche pensarci: sarebbe letteralmente morta di vergogna.
Si spostò verso la porta del bagno, stando attenta a non toccare niente
e a non inciampare nei tappeti e nelle scarpe sparse sul pavimento
neanche
quella era chiusa, e lo spiraglio era abbastanza ampio. Ginny inspirò
profondamente. Okay, si disse, adesso guardo, e se sta bene me ne vado subito
Si avvicinò alla fessura e guardò dentro, trattenendo il respiro.
L'acqua della doccia continuava a scorrere.
A tutta prima, Ginny non riuscì a distinguere nulla: rispetto alla
stanza dove si trovava lei, il bagno era debolmente illuminato, per cui i
suoi occhi ci misero qualche minuto ad abituarsi al cambiamento. Quando cominciò
a vedere qualcosa, notò che Harry non era in piedi come si era aspettata,
ma sdraiato nella vasca, con le braccia che penzolavano oltre i bordi, e la
testa appoggiata all'indietro. Era senza occhiali, e qualche ciocca di capelli
bagnati gli aderiva alla fronte. Per fortuna teneva gli occhi chiusi: se così
non fosse stato, molto probabilmente l'avrebbe vista, a causa della luce della
candela alle sue spalle. Senza pensarci due volte, Ginny estrasse la bacchetta
e la puntò in direzione della candela poggiata su un comodino, mormorando
un incantesimo: la fiamma si spense, facendola sprofondare nell'oscurità.
Tornò a guardare Harry, che era ancora immobile sotto il getto della
doccia. Si stava chiedendo se si fosse addormentato, se fosse svenuto o qualcosa
di peggio, quando lo vide aprire gli occhi, sollevare la testa e guardarsi
un attimo intorno. Ginny si ritrasse, istintivamente, anche se adesso era
impossibile che riuscisse a individuarla. Harry si appoggiò al bordo
della vasca e si alzò, lasciando che il getto della doccia lo colpisse
in pieno.
Ginny trattenne bruscamente il respiro, e fu come se qualcuno le avesse dato
fuoco alle viscere: si sentì letteralmente avvampare. Sapeva che avrebbe
dovuto andarsene, non aveva più scuse per rimanere lì
era
una cosa orribile spiare qualcuno, e una parte di lei suggeriva di girare
sui tacchi e uscire. L'altra parte di lei invece non voleva smettere di guardare
non poteva smettere.
Se si fosse trattato di un altro ragazzo, per quanto bello o attraente potesse
essere, Ginny se ne sarebbe andata senza la minima esitazione. Ma, Santo Cielo,
era Harry
aveva passato anni interi a sognarlo, di giorno e di notte
e una vocina nella sua testa, difficile da ignorare, non la piantava di sussurrare:
questa è forse l'unica occasione che hai per vedere quello che hai
sempre desiderato e che non avrai mai
Rassegnata alla definitiva sconfitta della parte più razionale di sé,
tornò a guardare attraverso la fessura, con più attenzione che
mai. Harry si era alzato, e aveva appoggiato le mani aperte al muro. Lasciava
che l'acqua gli scorresse lungo la schiena e sui capelli, che gli ricadevano
disordinati sulla fronte. Teneva la testa rivolta verso il basso, e sembrava
piuttosto rilassato. Osservandolo, Ginny si rese conto che faceva fatica a
respirare normalmente: si sentiva come se avesse appena fatto una lunga corsa.
Era bello da togliere il fiato. Era certa di conoscere tutto di lui: ogni
lineamento del suo viso, ogni espressione, ogni più piccola sfumatura
nella sua voce
ma non l'aveva mia visto così. Aveva provato tante
volte ad immaginare come potesse essere, certo
ma quella sera scoprì
che la realtà - incredibile ma vero - superava di gran lunga ogni sua
più rosea aspettativa. La sua mente fece involontariamente un paragone
con tutti gli altri ragazzi che aveva visto nudi, in vita sua
e finì
per concludere che era inutile perdersi in sciocchezze del genere. Quello
era Harry, e tanto bastava a renderlo irraggiungibile da parte di chiunque
altro. Suo malgrado, Ginny si rese conto che nessuno avrebbe potuto prendere
il suo posto, dentro di lei. Avrebbe avuto altri ragazzi - anzi, ne aveva
già uno, anche se in quel momento faticava a ricordarselo - ma Harry
sarebbe rimasto per sempre l'unico capace di sconvolgerla in quel modo. Nonostante
il disagio e la paura di essere scoperta, si sentiva euforica, anzi decisamente
eccitata
e a dispetto della sua timidezza, avrebbe dato qualsiasi cosa
per poterlo toccare, anche se sospettava che sarebbe stato un vero disastro:
nonostante avesse già avuto delle esperienze in proposito, era certa
che di fronte a Harry sarebbe stata talmente emozionata da fare la figura
della perfetta imbranata. Si sarebbe accontentata di restare lì a guardarlo
per sempre.
Mentre era assorta in questi pensieri, Harry staccò una mano dal muro
e se la portò fra le gambe, apparentemente senza alcuna fretta. Ginny
trasalì, e si sentì quasi venir meno quando lui cominciò
a muoverla su e giù, accarezzandosi lentamente. Aveva sollevato leggermente
la testa e poté vedere che teneva gli occhi chiusi, mentre l'acqua
continuava a scorrergli addosso.
Sapeva che i ragazzi facevano cose del genere, quando nessuno li vedeva -
non era poi così ingenua, dopo tutto - ma non avrebbe mai e poi mai
immaginato un giorno di spiare Harry in una situazione simile. Una volta di
più si disse che era il momento giusto per andarsene, ma non riuscì
a costringere i propri piedi a dirigersi verso la porta.
No, Harry, ti prego, piantala
pensò, incapace di staccare gli
occhi dalla mano di lui che si muoveva piano, e dal suo corpo bagnato. Si
sentiva troppo eccitata persino per riuscire a pensare coerentemente, adesso
figuriamoci per decidere di andarsene. Non puoi farmi questo
non credo
di poter resistere a lungo se tu
Ma Harry continuò e lei rimase a guardarlo, affascinata
non riusciva
a smettere di accarezzarlo con lo sguardo, e di notare quanto fosse bello:
le braccia forti, la schiena muscolosa, il sedere rotondo, le gambe atletiche
di chi è abituato a fare molto sport
era perfetto. Era come immaginava
che fosse, e anche di più
Lo vide cambiare posizione, rimettersi seduto nella vasca. Gettò la
testa indietro, senza smettere di accarezzarsi
la sua mano correva sempre
più veloce, su e giù, tra le gambe piegate e leggermente divaricate.
Le sembrava di soffocare, e adesso non pensava più alla ridicolezza
della situazione
non si sarebbe mossa di lì per nulla al mondo.
Continuava a fissare la mano che si muoveva ritmicamente, come ipnotizzata,
mentre il suo respiro accelerava insieme a quello di lui. Harry diede un altro
paio di colpi con la mano, schiuse le labbra lasciandosi sfuggire un gemito
e finalmente venne, inarcando la schiena e tremando leggermente, mentre l'acqua
della doccia continuava a scorrergli sul petto e sul viso. Ginny sentì
una stretta potente allo stomaco, e un'altra molto simile all'altezza del
cuore
pensò che le sarebbe venuto un infarto. Barcollò
e dovette appoggiarsi allo stipite, per non cadere. Indietreggiando urtò
una sedia
sperò che il rumore venisse coperto da quello dell'acqua,
ma sentì Harry esclamare:
"Chi c'è?"
Lo sentì chiudere la doccia, e qualche secondo dopo avvertì
i suoi passi dietro la porta
ebbe un tuffo al cuore. Se avesse cercato
di uscire, lui l'avrebbe certamente vista, anche se la candela era spenta
si guardò intorno, disperata, ma non c'era via d'uscita.
Decise di fare l'unica cosa sensata che le venne in mente.
"Harry?" chiamò, simulando un tono incerto. "Sei
sei qui?"
"Ginny?" sentì i passi di lui bloccarsi, nel bagno.
"Sì
"
"Cosa
che cosa ci fai qui?" le chiese, stupito.
"Ti stavo
cercando
la porta era aperta e ho pensato di entrare
ho bussato, ma non mi hai risposto
" si giustificò lei sforzandosi
di mantenere un tono calmo e non riuscendoci affatto.
Dopo qualche secondo, la sagoma di Harry si inquadrò nel vano della
porta del bagno: per un attimo Ginny credette che fosse ancora nudo (non era
sicura che le sarebbe dispiaciuto, ma di certo si sarebbe sentita terribilmente
a disagio), poi notò che si era legato un asciugamano intorno ai fianchi.
"Accidenti" lo sentì dire "deve essersi spenta la candela,
l'avevo lasciata accesa
sarà per questo che sei inciampata"
aggiunse. Prese la bacchetta dalla tasca dei jeans appesi alla spalliera di
una sedia, la puntò verso la candela e la fiamma si riaccese.
Vederselo lì davanti alla luce debole del fuoco, ancora tutto bagnato,
con le goccioline che gli scivolavano lungo il viso e sul petto, e i capelli
fradici che gli ricadevano davanti agli occhi, era decisamente una prova ardua
da sopportare. Ginny non poté fare a meno di fissarlo come un'idiota
il ricordo di quello che aveva visto solo pochi minuti prima era ancora impresso
nella sua mente, e il cuore non aveva ancora ripreso a battere normalmente.
"Ginny, ti senti bene?" le chiese Harry, perplesso. Gli occhi verdi
la scrutavano, scintillanti nella semioscurità. Erano sempre stati
così belli?
"Oh, sì
certo, sto benissimo" mentì, meccanicamente,
cercando di stamparsi sul viso un sorriso disinvolto.
"Perché mi cercavi?" domandò ancora lui, non del tutto
convinto. "Qualcosa non va?"
"No, è solo che
non ti ho visto a cena e ho pensato di
venire a vedere come stavi" disse Ginny, impacciata. Perché diavolo
non riusciva a parlare normalmente? Le sembrava di essere tornata ai vecchi
tempi, quando bastava un suo sguardo per farla andare nel pallone.
Harry sorrise.
"Sto bene
e sono venuto a cena, ma era tardi
probabilmente
eri già andata via" disse, dolcemente. "Comunque sei stata
gentile a venire a cercarmi."
"Gentile?" Ginny ridacchiò. "La gentilezza non c'entra
avevo paura che ti fosse successo qualcosa
"
"E cosa avrebbe dovuto succedermi?" Harry si grattò la nuca,
inarcando un sopracciglio.
"Non lo so
qualsiasi cosa
" fece lei, a disagio. "Sai,
il fatto è che
da un po' di tempo sono diventata un po' apprensiva
ma non solo con te" si affrettò ad aggiungere "con tutti
"
Non era propriamente una bugia
si preoccupava anche per Ron e per Hermione,
ad esempio, e per Dean
anche se Harry era, e sarebbe sempre stato, la
persona che più le stava a cuore.
"Non devi preoccuparti per me, Ginny
" disse Harry, e allungò
un braccio per infilarle le dita tra i capelli e spettinarglieli, un gesto
abituale che tradiva l'affetto che provava nei suoi confronti. A Ginny non
piaceva molto, perché le ricordava sempre che lui continuava a vederla
come la sorellina di Ron, ma quella sera ebbe un effetto tutto particolare
su di lei: forse perché Harry era ancora seminudo, e non l'aveva mai
visto così prima di allora. Tentò di scostarsi, ma la manovra
non riuscì come avrebbe dovuto, e invece di allontanarsi da lui, come
nel più classico dei romanzetti rosa, gli finì tra le braccia.
Si sentì avvampare.
Se fosse stato il protagonista di uno di quei romanzi, Harry probabilmente
si sarebbe ritratto, leggermente imbarazzato, o avrebbe immediatamente approfittato
della situazione
ma era soltanto Harry, e non lo fece. Invece, la strinse
fra le braccia, ridendo e bagnandole la divisa.
"Harry, insomma!" rise Ginny, cercando di scrollarselo di dosso.
Anche Harry rise, e la tenne stretta.
"Oh, Ginny
meno male che non sei partita anche tu
" sussurrò,
parlandole all'orecchio. "Non so cosa farei, senza di te
"
Quelle parole, anche se dette in tono scherzoso, ebbero il potere di far accelerare
di nuovo il battito del suo cuore. Che cosa le prendeva? Fra loro c'era un
rapporto d'amicizia e Harry l'aveva abbracciata decine di volte, e altrettante
le aveva detto frasi del genere
perché quella sera tutto era
tornato ad essere così diverso?
"Intendi
adesso che Ron e Hermione si sono messi insieme?"
sussurrò, cercando di mantenere la voce ferma. Harry non accennava
a lasciarla andare, e stare così stretta a lui cominciava a piacerle
un po' troppo.
"No, non solo
intendo in generale
" spiegò Harry,
a bassa voce.
Gli appoggiò la guancia sulla spalla nuda, ancora un po' umida, e chiuse
gli occhi, sopraffatta dalla dolcezza e dall'intensità delle emozioni
che stava provando in quei momenti. Devo essere impazzita, si disse, tutto
questo non ha il minimo senso
Sentì le mani di Harry accarezzarle la schiena, e si irrigidì
appena
non poteva permettere che succedesse qualcosa del genere
non doveva succedere
Un attimo prima che decidesse di muoversi e rialzare la testa, sentì
che lui le scostava i capelli, e poi le sue labbra calde poggiarsi su un lato
del collo, appena sotto l'orecchio. Restò con gli occhi chiusi, tentando
di arginare la marea di emozioni che la stava sommergendo. Si stupì
che le ginocchia ancora la reggessero.
Sentì le labbra di Harry cominciare a muoversi piano, scivolare delicatamente
sulla sua guancia, leggere come il tocco di una piuma. Le prese il viso fra
le mani, alzandolo verso il suo. Ginny seppe con certezza che la stava guardando,
ma non aprì gli occhi: se l'avesse fatto, si sarebbe trovata a fissare
i suoi, e allora tutto sarebbe precipitato, lo sapeva.
"Ginny
" sussurrò Harry, con voce dolce.
"Harry, ti prego
" Ginny deglutì. "Ti prego, no
non mi baciare
"
."Cosa
?" lo sentì ridere sommessamente. "Che dici,
Ginny
?"
"Non baciarmi
se lo fai
se lo fai io
"
"Se lo faccio
?"
Ginny sentì il calore del suo respiro sulla pelle, e rabbrividì.
Le labbra di Harry si posarono sulla sua fronte, per poi spostarsi su tutto
il resto del viso: le tempie, le palpebre abbassate, la punta del naso, gli
zigomi, le guance, il mento
Ginny era certa che, se non fosse stata
così stretta a lui, sarebbe già crollata sul pavimento. Sospirò
e, suo malgrado, aprì gli occhi
solo per accorgersi che adesso
era lui a tenerli chiusi. Sembrava estremamente concentrato nel fare quello
che stava facendo, cioè ricominciare daccapo a baciarla su tutto il
viso, senza mai arrivare alle labbra. In quel modo rischiava di farla impazzire.
"Harry
" mormorò Ginny, con un filo di voce. "Harry,
che cosa stai facendo
? Ti avevo detto di non baciarmi
"
"Pensavo che intendessi un altro tipo di bacio
" sussurrò
lui, senza smettere.
"Intendevo qualsiasi tipo di bacio
"
Non riusciva a guardarlo, era troppo bello, tutto bagnato e con gli occhi
chiusi, così vicino
improvvisamente, Ginny si rese conto che
se non lo avesse baciato sarebbe certamente impazzita nell'attesa. Vincendo
ogni indugio, senza pensare a quello che stava facendo, gli prese il viso
tra le mani e lo baciò, premendo la bocca sulla sua. Harry , dal canto
suo, non sembrò troppo sorpreso, perché le catturò subito
le labbra con le proprie, stringendola ancora di più nel suo abbraccio.
A quel punto, come aveva previsto, Ginny perse ogni residuo di controllo sulla
propria volontà.
E' Harry, continuava a pensare soltanto, è Harry, finalmente
Come sembravano sbagliati, stranamente fuori posto, tutti i baci che aveva
dato ad altri, prima di allora
era come se non fossero stati altro che
prove generali, in attesta di questo
ma era lui che baciava davvero
così bene, o era soltanto una sua impressione?
Le sembrava di avere difficoltà a respirare
forse perché
non voleva perdere neanche un secondo, nemmeno per riprendere fiato
e lui sembrava dello stesso parere, perché non accennava minimamente
a lasciarla andare.
Gli accarezzò la schiena con i palmi aperti
era ancora un po'
umida, terribilmente sexy
scivolò più in basso, e dopo
un attimo di esitazione, infilò le mani sotto al bordo dell'asciugamano,
per toccargli il sedere. Chiuse gli occhi, sentendosi avvampare
non
poteva essere vero
era troppo bello per essere vero. Mentre cercava
ancora di convincersi che era solo un sogno, anche se straordinariamente realistico,
e che presto si sarebbe svegliata, sentì la voce di Harry sussurrarle
all'orecchio:
"Toglimi di dosso quell'asciugamano, Ginny
cosa stai aspettando
?"
Un lungo brivido le percorse la schiena, e un residuo di coscienza le disse
che non era ancora troppo tardi, che avrebbe potuto fermarsi, se voleva
ma lo mise prontamente a tacere, e slegò delicatamente l'asciugamano
dai fianchi di Harry, lasciandolo scivolare a terra.
"Così va molto meglio
" sussurrò lui, mordicchiandole
il labbro inferiore, prima di impossessarsi di nuovo della sua bocca.
Non poteva
non poteva stare così vicina a lui, che adesso era
completamente nudo, e non provare il desiderio di toccarlo, di baciarlo, di
fare l'amore con lui
era impossibile
era chiedere troppo a se
stessa. Non oppose alcuna resistenza quando lui cominciò a sganciarle
i bottoni della camicetta, ad allentarle la cravatta
anzi lo aiutò
a liberarla dai vestiti, che improvvisamente sembravano essere più
un impedimento che altro.
Quando Harry la sollevò da terra e la depose sul letto, ormai aveva
addosso solo il reggiseno e le mutandine, e non protestò quando le
sganciò il primo, né quando cominciò a sfilarle lentamente
le seconde. Era completamente persa in un mondo parallelo, dove c'erano solo
loro due, e tutto il resto non contava.
Quando Harry scivolò sopra di lei, la sensazione dei loro corpi nudi
l'uno contro l'altro la fece rabbrividire di piacere. Affondò il viso
nei suoi capelli ancora umidi, mentre lui le baciava il collo, scivolando
lentamente verso il seno. Il suo odore
quante volte aveva sognato di
poterlo sentire così, in un momento del genere. Le sue labbra
la stavano facendo impazzire, ed erano proprio come immaginava che fossero
scesero in mezzo alle sue gambe e per qualche attimo le cancellarono quasi
ogni pensiero dalla mente. Era quasi troppo bello per poterlo sopportare
ma dove aveva imparato a farlo? Nessuno l'aveva mai fatto prima di allora,
con lei
gli strinse le gambe intorno alle spalle, contorcendosi quasi,
per impedirsi di gridare. Stava già quasi per venire, quando Harry
smise di baciarla e le scivolò di nuovo sopra, arrivando col viso all'altezza
del suo.
Ginny gli accarezzò le braccia, risalendo fino alle spalle, cingendogliele
mentre lui tornava a baciarla sulle labbra. Non resisteva più
un altro secondo ancora e sarebbe esplosa
per fortuna, mentre la baciava,
Harry si mosse dolcemente col bacino, cercando una via per entrare dentro
di lei, e Ginny gliela lasciò trovare, con un lungo sospiro di sollievo.
Era così eccitata che le scivolò dentro senza problemi. Quando
fu completamente dentro di lei, Harry si fermò per qualche attimo in
quella posizione, mentre ancora la baciava piano sul viso.
Ginny teneva gli occhi chiusi, sopraffatta dall'emozione
le veniva persino
da piangere, ma non l'avrebbe mai fatto davanti a lui. Era dannatamente commossa
erano anni che sognava di fare l'amore con Harry, e dopo tutto quel tempo,
ormai ci aveva rinunciato definitivamente, e invece
Lo sentì muoversi dentro di sé, uscire e poi rientrare, ancora
lentamente
era come se la stesse assaggiando, e l'idea la eccitò
enormemente. Gettò la testa indietro, e lui ne approfittò per
baciarla sul collo, mille piccoli baci che la fecero rabbrividire, per l'ennesima
volta
Lo sentì muoversi ancora, aumentare il ritmo delle spinte,
sentì il suono del suo respiro, leggermente accelerato.
Le sensazioni che il corpo di lui le stava scatenando dentro erano talmente
intense che non riuscì a tenere gli occhi aperti, dovette chiuderli
ma Harry le infilò una mano sotto la nuca, le dita fra i capelli, e
mormorò:
"Ginny
Ginny, guardami
voglio che mi guardi negli occhi
"
Stordita, obbedì
sollevò le palpebre e si ritrovò
a fissare gli occhi verdi di lui, più scuri del solito, scintillanti
di riflessi
sembravano due mari in tempesta, tanta era la passione che
le trasmisero. Non li aveva mai visti così
Gli appoggiò
la guancia sulla spalla, mentre continuava a muoversi dentro di lei, e le
sue unghie gli graffiarono la schiena. Mentre veniva pensò che non
avrebbe resistito, che quell'orgasmo l'avrebbe uccisa, non era possibile provare
tanto emozioni insieme e non scoppiare, non impazzire, non
"Ginny
" la voce di lui la raggiunse, da molto lontano, faceva
quasi fatica a sentirla
"
Ginny, mi senti?"
Il tono di Harry sembrava piuttosto divertito, anche se non aveva idea del
perché
Ginny sbatté le palpebre, perplessa, e si sforzò
di mettere a fuoco l'ambiente che la circondava. Era nella Sala Comune, sprofondata
nella solita vecchia poltrona rossa, di fronte al camino... solo che il fuoco
si era ormai spento, e la luce del sole entrava a fiotti dalle finestre, rischiarando
la stanza.
Harry era accucciato di fianco alla poltrona: era chino su di lei, e le stava
scostando dolcemente una ciocca di capelli dal viso.
I suoi occhi verdi brillarono allegri, dietro le lenti degli occhiali.
"Buongiorno, bella addormentata" sussurrò, sorridendo.
Ginny sbatté di nuovo gli occhi, aggrottando le sopracciglia.
"Che ore
che ore sono?" balbettò, con la voce impastata.
Si accorse in quel momento di avere una coperta buttata addosso, una di quelle
dei dormitori: era talmente fusa che non ricordava neanche di averla presa,
la sera prima
o forse l'aveva portata qualcun altro? Scosse la testa,
per snebbiarsela, ma non funzionò.
"Le otto e mezzo" rispose Harry, tranquillo.
Ginny si accigliò: c'era qualcosa che non quadrava
ma cosa? Dopo
qualche secondo, i ricordi le affiorarono alla mente, e non poté impedirsi
di arrossire violentemente. Aveva sognato
era stato tutto un sogno
sentì le viscere diventarle di piombo, non sapeva se per la delusione
o per l'imbarazzo.
"Devi esserti addormentata senza accorgertene, ieri sera
"
osservò Harry, sottovoce.
"Mi hai
coperta tu?" gli chiese, stringendo un lembo della
coperta.
"Sì, stanotte
non ho voluto svegliarti, dormivi così
bene." spiegò, sorridendo.
Anche troppo, pensò Ginny, amaramente.
Si sforzò di ricordare, di rimettere insieme i pezzi, ma non ci riuscì:
le uniche immagini che aveva in mente erano quelle di loro due che facevano
l'amore nella stanza di Harry, ma era stato soltanto un sogno
doveva
essersi addormentata davanti al fuoco, mentre pensava a lui, e il suo subconscio
aveva fatto il resto.
Si sentì precipitare nello sconforto, e non solo perché tutte
quelle cose bellissime non erano mai veramente accadute: quello che più
la disturbava era il pensiero che non aveva affatto dimenticato Harry, come
credeva
anzi, tutto il contrario. Si rendeva conto soltanto in quel
momento, dopo quel sogno così meraviglioso e così realistico,
che lo amava ancora. Lo avrebbe sempre amato, probabilmente, e anche se si
fosse costruita una vita insieme a un altro, in qualsiasi momento Harry l'avesse
chiamata, era certa che sarebbe corsa da lui senza esitare neanche un istante.
"Ginny
tutto bene?" la voce di Harry la riscosse dalle sue
riflessioni. La delusione e la tristezza dovevano essere spaventosamente evidenti
sul suo viso, perché lo sguardo di lui sembrava preoccupato.
"Cosa
?" lo guardò. "Oh, sì
sì,
scusami, Harry
sono solo un po' intontita
"
"Stai tremando
"
"Devo
aver preso freddo" disse Ginny, sottovoce.
"Mi sembri strana
" insistette lui. "Hai fatto un brutto
sogno
? Eri piuttosto agitata, poco fa
"
Ginny alzò la testa di scatto, colpita da un orribile sospetto.
"Agitata?" disse. "Perché? Ho detto qualcosa
?"
Lo sguardo di lui sembrò di nuovo vagamente divertito.
"No, no
" le assicurò "Niente
ma ti muovevi
parecchio. E' stato un incubo?"
"No
" Ginny deglutì, e tornò a fissarsi le mani.
"No. E' stato un sogno bellissimo
peccato che sia già finito."
"Se non ci fossero i sogni, ogni tanto, la vita sarebbe molto più
dura, vero?" disse Harry, dandole una lieve pacca sul braccio. "Certo,
poi al risveglio svaniscono, ma in fondo sono belli anche per questo, no?"
"Già
" fece lei, amara. Si sentiva a pezzi.
Harry le fece una carezza su una guancia, e le spettinò i capelli.
Ginny era talmente depressa che non reagì in nessun modo, ma lui non
sembrò farci caso.
"Scendo a fare colazione
ti aspetto giù" le disse,
sorridendo e rialzandosi.
"Non so se verrò
" disse Ginny. "Non ho molta fame
e non ho voglia di scendere."
"Beh
come vuoi, Ginny" mormorò Harry, stringendosi
nelle spalle. "A più tardi."
"Ciao, Harry
" lo salutò, con voce spenta.
Lo seguì con lo sguardo mentre attraversava la Sala Comune
le
sembrò ancora più bello del solito: doveva essere l'effetto
del sogno di quella notte, che glielo faceva vedere sotto una luce diversa.
Di questo passo impazzirò, si disse, sconsolata.
Quando fu davanti al buco del ritratto, Harry si voltò a guardarla
con un sorriso indecifrabile.
"Ah, Ginny
"
"Dimmi
" lei alzò gli occhi, con aria interrogativa.
"
non correre troppo giù per le scale, mi raccomando
"
disse lui, sollevando le sopracciglia.
"Cosa?" fece Ginny, decisamente perplessa, ma lui si infilò
nell'apertura e sparì senza risponderle.
Dev'essere un po' tocco anche lui, stamattina, pensò sbigottita, fissando
il retro del ritratto che si era già richiuso alle spalle di Harry.
Sbadigliano e stiracchiandosi, si alzò e si diresse verso le scale
che conducevano ai dormitori. In fondo al corrimano di quella che conduceva
al dormitorio femminile, notò una busta bianca: non era sigillata,
e sul retro c'era scritto soltanto Ginny, in lettere verdi. Non fu il colore
dell'inchiostro a sorprenderla, quanto la calligrafia: era quella piccola
e appuntita di Harry.
Con gli occhi sgranati, afferrò la busta, tirò fuori il foglio
di pergamena che conteneva e lo lesse in silenzio, mentre il vento scuoteva
i vetri delle finestre.
Ginny,
so che stanotte non mi sono comportato come un bravo ragazzo, perché
i bravi ragazzi sanno che le donne degli altri - soprattutto quelle degli
amici - non si toccano. E' colpa del mio cuore, che non sente ragioni, e non
vuole più accettare il fatto che tu stia con un altro. Non ci è
mai riuscito veramente, credo, ed era troppo pigro, o troppo impaurito - o
tutt'e due le cose insieme - per chiedersi il motivo di questo suo rifiuto
di accettare la realtà. Immagino pensasse di avere a disposizione tutto
il tempo del mondo
ma si è accorto che sbagliava, quando ti ha
perduta. Adesso desidera soltanto che tu torni ad amarlo come una volta, perché
lui ti ama più di qualsiasi altra cosa al mondo. Ci ha messo un bel
po' per capirlo, ma alla fine ci è arrivato.
Ti prego
perdonalo per tutti gli anni in cui è stato troppo cieco
e troppo stupido, per le volte in cui ha rifiutato di aprirsi quando avresti
voluto che lo facesse: si era perso chissà dove, e non trovava più
la strada per arrivare da te. Non abbandonarlo, perché - adesso lo
sai - è tuo
e vieni a prenderlo, Ginny, perché è
solo con te che vuole stare, per sempre.
Ginny rimase immobile e stordita per diversi minuti. Le sembrava
di non riuscire a respirare, e anche muovere un singolo muscolo del corpo
sembrava essere diventata un'impresa impossibile.
Non correre per le scale, mi raccomando
Ripensò alle parole di Harry, che improvvisamente acquistarono un senso
sentì nascere dentro di sé una sensazione nuova, di speranza
mista a incredulità. Allora è tutto vero, pensò, non
è stato un sogno
Senza neanche riflettere, girò sui tacchi e si lanciò verso
l'uscita della Sala Comune.
Il castello era semideserto, e il rumore dei suoi passi affrettati echeggiò
mentre percorreva i corridoi e scendeva le scalinate, il cuore che le batteva
come un martello nel petto, la lettera stretta nel pugno. Aveva appena girato
l'angolo del corridoio del terzo piano, quando notò una figura familiare
appoggiata a una colonna, qualche metro più avanti.
Harry.
Ginny rallentò il passo, gradualmente, e si fermò poco distante
da lui, con il fiatone, le guance arrossate e i capelli spettinati per la
corsa. Doveva avere un aspetto orribile.
Harry si staccò dalla colonna e si avvicinò lentamente, senza
smettere di guardarla negli occhi. Sembrava divertito, ma c'era anche dell'altro:
la sua espressione era terribilmente dolce
non l'aveva mai visto così,
neanche quella notte. Ginny lo conosceva abbastanza per accorgersi che era
emozionato almeno quanto lei. Senza smettere di fissarlo - forse aveva paura
che svanisse all'improvviso - cercò qualcosa di sensato da dire, ma
aveva la mente vuota, o almeno così le sembrava, e la bocca arida.
Con una chiarezza quasi sconcertante, all'improvviso sentì il peso
di tutti quegli anni passati - più o meno consapevolmente - ad aspettare
che Harry si accorgesse di lei: non avrebbe saputo spiegare a parole come
si sentiva adesso, ma avrebbe voluto piangere di gioia, di sollievo, per ore.
Avrebbe avuto voglia di gridare che finalmente - finalmente! - era felice.
Strinse la lettera fra le dita, come per accertarsi che esistesse davvero,
e cercò di trattenere le lacrime che le pungevano gli occhi.
Harry sollevò una mano e affondò le dita nei suoi capelli, attirandole
il viso vicino al suo, finché le punte dei loro nasi si toccarono.
Ginny inspirò profondamente, ed ebbe un brivido riconoscendo il suo
odore
si sforzò di controllare il battito feroce del suo cuore,
ma era inutile.
"Sbaglio o ti avevo detto di non correre
?" sussurrò
Harry, accarezzandola piano. Il suo sguardo era tenero, ma sembrava che si
divertisse un mondo.
Ginny sentì la tensione sciogliersi, e un sorrisetto le stirò
le labbra di prepotenza
non poté fare a meno di scoppiare a ridere,
nonostante l'intensità del momento, e Harry la strinse a sé,
ridendo con lei e nascondendole il viso fra i capelli.
Quando si sciolsero dall'abbraccio, la sua mano scese a cercare quella di
lei. Non c'era bisogno di parole, in fondo, pensò Ginny
sembrava
che riuscissero a capirsi solo guardandosi, o sfiorandosi, e tutto ciò
era incredibile.
Divertito dalla sua espressione estatica, Harry abbozzò un sorriso,
e le strinse le dita, intrecciandole piano con le sue.
"Andiamo
?" sussurrò, dolcemente.
Ginny annuì, felice, e insieme si avviarono giù per la scalinata.