Alcune premesse:
· Questa FanFiction non contiene spoilers relativi agli avvenimenti successivi
al 5 libro della saga di Harry Potter, ma si svolge durante il quinto anno di
Harry ad Hogwarts, che è l'ultimo anno di scuola dei gemelli Fred e George
Weasley, fratelli di Ron;
· Sibilla Malfoy-Deveraux è un personaggio inventato da me, non
ha nulla a che fare con i personaggi che la Rowling ha descritto fin'ora nei
suoi libri, tranne essere la sorellastra di Draco, ma comunque questo punto
verrà spiegato nel testo della FanFiction stessa;
· E' una Fan Fiction romantica, ma alcune parti temo verrebbero classificate
NC17, cioè vietate ai minori di 17/18 anni. Sono comunque rimasta - e
sempre lo farò - nei limiti del comune senso del pudore. Se dovessero
infastidirvi scene di sesso, beh credo che non possiate leggerla (peggio per
voi hihihh);
· Ho inventato di sana pianta e inserito, il "ballo dei diplomandi"
a mio piacimento e per esigenze di scrittura, in realtà non credo che
esista. L'unico ballo a cui abbiamo assistito è Il Ballo del Ceppo, nel
4 volume.
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Cap. 1
Nel silenzio del sentiero ai margini della Foresta Proibita risuonarono solo
quelle poche, taglienti parole, come se una spada gelata le avesse attraversato
il cuore in un unico straziante colpo.
"Esci dalla mia vita adesso, e ti prego.." lui si fermò, solo
per voltarsi e piantare quelle due gemme azzurre cariche di risentimento su
di lei, tremante non per il freddo, ne per la neve che cadeva copiosa intorno
a loro, ma per il dolore che sentiva al cuore "..fallo in silenzio, non
posso più sentirti dentro. Mi fai male." Smise di guardarla e le
voltò nuovamente le spalle.
I see the look in your eyes
I know you're hurting inside
Mentre lo guardava allontanarsi la sua mente vagò. Solo pochi mesi prima
quello che aveva sentito uscire dalla sua bocca era stato "Ti amo"
e ora l'aveva pregata - preghiera che suonava di più come un ordine perentorio
- di uscire per sempre dalla sua vita. Cosa pretendeva? Che lei smettesse di
amarlo di colpo?
Che dimenticasse i 2 anni più belli della sua vita? E come avrebbe potuto.
Aprì la bocca, forse nel vano tentativo di fermarlo, di urlargli quanto
lo amava, ma il fiato non ne volle sapere di uscire, l'unica cosa che distingueva
di lui, in lontananza adesso erano le spalle, coperte dal mantello, tra gli
sbuffi di vapore mentre respirava. Qualcosa di caldo aveva cominciato a rigarle
le guance. Stava piangendo. Si era trattenuta mentre lui le parlava, le rinfacciava
tutti i bei momenti passati insieme, si era trattenuta, imprecando contro se
stessa per ricacciare indietro quelle lacrime che chiedevano prepotentemente
di uscire. Ma era rimasta ferma, con espressione fiera mentre lui voltava le
spalle al loro amore. Ora però non aveva più saputo resistere.
Con il dorso della mano avvolta nel guanto di lana, si asciugò le lacrime
che erano scese fino al collo, tirò su con il naso e scosse la testa.
Inconsciamente sperava che una volta riaperti gli occhi se lo sarebbe ritrovato
davanti, sorridente mentre le scostava una ciocca di capelli ribelli dal viso
per poi baciarla. Lo faceva sempre quando lei era triste. La stringeva e la
faceva sentire al sicuro tra le sue braccia.
George Weasley era un ragazzo alto, capelli rossi che gli arrivavano poco sopra le spalle, due occhi azzurro cielo e il sorriso sempre stampato sulle labbra. Il suo fisico era asciutto ma ben modellato e proporzionato, con i muscoli al punto giusto. Inevitabile, giocava a Quidditch dal primo anno in cui era entrato ad Hogwarts ed era uno dei battitori migliori che Grifondoro avesse mai avuto. Come tale era piuttosto corteggiato e inutile dire che aveva avuto alcune storie. La più importante era stata con Angelina Johnson, una delle cacciatrici di Grifondoro, con la quale aveva condiviso la sua prima volta, ma a causa di incompatibilità di carattere era finita, piuttosto bene a dire il vero, dopo pochi mesi.
Era così che si erano conosciuti, lui e Sibilla, come avversari sul
campo. Poi la cosa era piacevolmente evoluta e lui si era perfino deciso, tra
un balbettìo e una vampata a chiederle di uscire con lui. La prima occasione
fu il fine settimana ad Hogsmeade, che di solito cadeva la prima settimana di
Ottobre.
Lui l'aveva portata in giro per negozi tutta la mattina e le aveva comprato
anche una sciarpa della sua squadra inglese di Quidditch preferita, i Tornados.
Si divertirono un mondo e alla fine della giornata, quasi come una conseguenza
naturale degli eventi succedutisi fino a quel momento, si erano baciati. Per
nessuno dei due era la prima volta, ma comunque lui sembrò esitare prima
di lasciarsi andare ed abbracciarla. Forse non avrebbe creduto possibile che
un Weasley e una Malfoy potessero addirittura arrivare a piacersi così
tanto.
Sibilla era figlia di Lucius Malfoy e della sua prima moglie, Angelina, una
nobile strega francese.
Era abbastanza alta per la sua età e molte sue compagne di scuola, a
Beauxbatons, l'avevano sempre invidiata. Era longilinea ma dalle forme morbide
e armoniose, con folti capelli mossi castano scuri, e carnagione piuttosto chiara.
Per avere solo 16 anni aveva fatto girare la testa a parecchi ragazzi, anche
più grandi di lei, che però non le avevano mai fatto battere il
cuore davvero.
Dopo aver scoperto l'identità del padre era stata ammessa alla scuola
di Magia e Stregoneria di Hogwarts, tra le file di Serpeverde, nonostante le
sue doti e la sua indole dolce ma decisa.
Ma questo non era mai stato un ostacolo per loro. George pur di stare con lei
e di vederla più spesso che poteva si faceva prestare la Mappa del Malandrino
da Harry e le dava appuntamento in una parte del castello "sicura, senza
intrusi". Una sera di maggio addirittura erano usciti dopo l'orario consentito
e avevano volato nei dintorni del castello, sulla Foresta Proibita, e sul lago.
Si erano fermati sull'argine destro dell'enorme specchio d'acqua ed erano rimasti
abbracciati a guardare le stelle fino alle 3 del mattino, a coccolarsi. Per
un soffio, quando finalmente alle 3 passate decisero di rientrare, Gazza non
li intercettò mentre planavano con la Firebolt di lei sulla scalinata
del castello.
George era si il re degli scherzi, ma era anche un ragazzo dalla dolcezza infinita,
anche se a volte con le parole non riusciva ad esternare ciò che provava.
Con Sibilla non ebbe di questi problemi. Lei lo capiva al volo, certe volte
non faceva in tempo a pensare una cosa che lei lo aveva anticipato sorprendentemente.
Sul campo cercava sempre di non colpirla (Sibilla era una cacciatrice) nonostante
le ripetute lamentele di Fred.
George era al suo ultimo anno di scuola e per i diplomandi c'era l'usanza di
un piccolo ballo cerimoniale tre settimane prima della fine dell'anno scolastico.
Ovviamente George aveva invitato Sibilla, che completamente ignara del suo fascino
aveva indossato un abito lungo di seta blu scuro, che metteva in risalto le
sue forme, facendo perdere un colpo al cuore di George quando la vide emergere
dai sotterranei di Serpeverde e sorridergli mentre si avvicinava.
Le aveva sussurrato un "sei bellissima" all'orecchio prima di cedere
all'emozione e darle un bacio dolcissimo, proprio in mezzo alla sala grande,
con tutti gli studenti che guardavano. Non che George non l'avesse mai vista
in tutta la sua bellezza..
Anche se non avevano mai fatto l'amore, perché Sibilla non si sentiva
pronta ancora, in più di un'occasione avevano giocato e si erano coccolati
lontano da sguardi indiscreti nel dormitorio dei ragazzi di Grifondoro, quando
gli altri non c'erano e comunque lui incantava sempre le porte per non permettere
a nessuno di disturbarli. Conosceva ogni minima curva del corpo di lei con una
precisione assoluta, l'aveva baciata e sfiorata molte volte dolcemente, non
si era mai spinto oltre ma anche solo il delizioso colorito porpora che si faceva
strada sulle guance di Sibilla ogni volta che lui la toccava gli bastava.
Si stava innamorando senza ombra di dubbio. Amava tutto di lei. Il suo carattere
mai arrendevole, il suo portamento fiero e sensuale, e la consapevolezza di
lei, di averlo in pugno ogni volta che solo si avvicinava e gli sussurrava qualcosa
all'orecchio.
E lei..lei era completamente persa, forse era stata lei ad innamorarsi per prima. Non glielo aveva mai detto, ancora non trovava il coraggio. Avrebbe voluto sussurrarglielo molte volte in quei giorni quando lui la faceva impazzire con le sue carezze, ma affondava le unghie nel cuscino e si tratteneva. Si era chiesta di tanto in tanto se lui se ne rendesse conto.
Cap. 2
La sera del ballo, dopo aver cenato e ballato per quasi tre ore, il professor
Silente li aveva congedati. "All'una tutti a dormire" aveva concluso
sorridendo mentre alla mezzanotte la folla di studenti si diramava nei vari
angoli del castello. Gli studenti più piccoli salivano ai dormitori delle
varie case e i più grandi, si riversarono in giardino per passare in
tranquillità l'ultima ora di svago.
George aveva portato Sibilla mano nella mano a fare una passeggiata. Aveva intrecciato
le dita a quelle di lei e le aveva detto "Mi mancherai quando uscirò
da scuola..Tu hai ancora un anno davanti, ma verrò a trovarti spesso
se Silente mi darà il permesso" le sorrise inarcando un sopracciglio
e poi con una vena maliziosa nella voce, che abbassò di proposito fino
a farla vibrare, continuò "non posso mica permettere che qualche
stupido ragazzotto di Serpeverde ci provi con la MIA ragazza, no?!" Lei
si era limitata a sorridere "Quali ragazzotti? Io vedo solo te". Poche
parole ma che colpirono George più di quanto lui stesso potesse pensare.
Con la solita espressione di poco prima si sfilò dalla tasca la Mappa
del Malandrino e le sussurrò "vieni con me". Rientrarono nel
castello controllando di tanto in tanto la Mappa per essere certi che nessuno
li seguisse; la guidò fino al settimo piano dove, lo sapeva bene, c'era
la Stanza delle Necessità, ben nascosta dietro ad una arazzo che raffigurava
Barnaba il Babbeo bastonato dai troll. Voleva che quella serata fosse speciale
e pensò intensamente ad un ambiente accogliente, che a lei potesse piacere
e nel quale nessuno avrebbe potuto disturbarli. La prese per mano. Non voleva
che lei immaginasse cosa stava per fare e lui era certo che se la stringeva
la magia avrebbe potuto funzionare ugualmente se era solo lui a concentrarsi.
Dopo alcuni istanti in cui Sibilla tentò di capire cosa stava facendo,
con gli occhi chiusi davanti ad una parete completamente vuota e priva di ogni
interesse, una porta piuttosto sgangherata apparve davanti a loro. George girò
il pomello. "Chiudi gli occhi.." le aveva mormorato prima di aprire
la porta e di condurla dentro accertandosi che lei non facesse scherzi.
Quello che si trovò davanti non appena George le permise di riaprire
gli occhi era l'interno di una spettacolare baita di montagna. Un caminetto
scoppiettante gettava dei riflessi rossi e dorati sui mobili di legno che riempivano
l'ambiente, illuminato da una decina di grandi candele. Da una parte, esattamente
davanti al camino, c'era un divano di pelle bordeaux scuro. Assomigliava molto
a uno di quelli nella sala Comune di Grifondoro, pensò George, ma questo
decisamente era in migliori condizioni. Dalla parte opposta della sala, dietro
un arco di legno drappeggiato con una tenda di velluto blu notte, la luce del
camino illuminò un grande letto coperto da un soffice piumone dai toni
caldi del rosso e dell'arancio. George sogghignò e la guardò malizioso.
"Ti piace?" le aveva domandato prima di comparirle alle spalle, abbracciarla
stringendole le braccia attorno alla vita e posandole tanti piccoli baci sul
collo, di un pallore deliziosamente lunare, come tutta la sua pelle del resto.
Lei sentiva i battiti del suo cuore accelerare e alla domanda di George riuscì
solo a produrre un breve mugolio che lui interpretò come un si. E lo
era. Continuava a tenere gli occhi chiusi e a godersi le attenzioni di George
che dal canto suo non aveva smesso un attimo di tormentarle il collo di baci.
Sapeva bene cosa sarebbe successo quella notte, era tanto che lui la aspettava
e anche per lei ormai l'attesa era quasi insopportabile, dolorosa.
Se non fosse riuscita a dirgli quanto lo amava glielo avrebbe quantomeno dimostrato,
mettendo da parte la sua paura e facendo l'amore con lui. Era talmente presa
dalle emozioni che le stava regalando che si accorse leggermente in ritardo
che lui aveva cominciato a giocare con le spalline del suo vestito e con i lacci
dietro la schiena. Sembrò ridestarsi solo quando sentì il contatto
della mano di George lungo la sua spina dorsale, aveva la schiena nuda, le aveva
slacciato il vestito e ora la guardava negli occhi con una dolcezza infinita.
Li per li si irrigidì leggermente e a lui non sfuggì perché
la abbracciò di nuovo e appoggiò la sua guancia a quella di Sibilla.
"Amore, non faremo niente se tu non vuoi.." e le accarezzò
dolcemente i lunghi capelli castani, sciolti che le ricadevano sulle spalle.
"..io voglio farlo.." Gli confessò lei con la voce che tremava
dall'emozione per ciò che aveva appena detto e poggiandogli i palmi delle
mani aperte sul petto, fissando il pavimento. Era arrossita e davvero non aveva
coraggio di guardarlo negli occhi.
Lui capì subito la situazione e le alzò il mento con due dita.
"Hei..Io posso aspettare ancora, non sei obbligata a fare niente capito?"
la rassicurò lui.
Lei lo fissò negli occhi, di un azzurro incredibile, in cui perdersi.."No,
George..Io..Io voglio fare l'amore con te, non ce la faccio più a resistere"
ribadì lei decisa e come a voler dare maggior peso alle sue parole cominciò
a sbottonare lentamente la camicia di lui mordicchiandosi il labbro inferiore
di tanto in tanto. Era pronta, lo sapeva. L'unica cosa che la tratteneva, si
può dire, erano i discorsi delle sue compagne di scuola. C'erano due
gruppi di ragazze. Quelle per cui fare l'amore col proprio ragazzo la prima
volta era stato un supplizio, e quelle secondo le quali era stata un'esperienza
paradisiaca, e che il piccolo dolore nulla fosse confronto al piacere che avevano
provato subito dopo.
Lei non poteva sapere a quale dei due gruppi avrebbe dato ragione, ma si disse
che George la rispettava troppo per farle del male e che se l'avesse sentita
esitare si sarebbe fermato, come era successo un altro paio di volte.
George l'aiutò e dopo alcuni istanti un fruscìo accompagnò
l'indumento del ragazzo sul parquet. Le sorrise dolce sentendo la sua risposta
e le sfilò il vestito, lasciandola in biancheria intima. Rimase a contemplarla
a lungo. Le girò intorno, le baciò una spalla, l'incavo del collo
e poco sotto l'orecchio strappandole un sospiro. Fece scivolare l'indice della
mano lungo il profilo di lei..il suo naso, le sue labbra carnose, il seno. Disegnò
il contorno dell'ombelico e continuò a scendere fino a sfiorare il bordo
delle sue mutandine. Il corpo di Sibilla fu scosso da un sussulto. Lui alzò
lo sguardo ad intercettare quello della ragazza che rossa in volto lo guardava
attraverso le palpebre semichiuse riuscendo a malapena a deglutire mentre le
sue labbra tremavano un poco.
Senza dire nulla lui la sollevò e la sospinse verso il letto facendola
sdraiare sulla schiena, sotto le lenzuola. Si lasciò scivolare accanto
a lei e continuò ad accarezzarla. Lo aveva fatto altre volte, eppure,
per entrambi, questa volta era speciale. Anche lui si sentiva frastornato da
quel contatto. Aveva le mani fredde, era decisamente nervoso e il contatto con
la pelle calda di lei sul ventre piatto li fece rabbrividire.
"S..Scusa" balbettò lui ritraendo la mano. Sibilla non gliene
diede occasione. La prese fra le sue e se la portò al petto facendogli
sentire la disperata corsa del suo cuore. Il sorriso di dischiuse di nuovo sul
volto del ragazzo che se possibile, per lei, era ancora più bello quella
sera.
Le sorrideva ancora, era talmente bello quando lo faceva, e lei lo amava anche
per questo. Lo aiutò a liberarsi dei pantaloni e dei boxer, era nudo,
il corpo statuario e perfettamente modellato da anni di allenamenti le tolse
il respiro per alcuni lunghissimi istanti. Lei invece ancora indossava la biancheria.
O meglio, la indossò ancora per poco. Lui giocò divertito con
i gancetti del reggiseno per un bel po', ascoltando con attenzione ogni sospiro
ed ogni gemito di Sibilla, prima di decidersi a farlo cadere poco distante dal
letto. Tracciò una scia di baci decisamente caldi partendo dalle sue
labbra, tra i seni disegnati, lungo il suo ventre che si alzava e abbassava
ritmicamente ad ogni respiro fino a raggiungere di nuovo il bordo delle sue
mutandine. Lei inarcò la schiena per intimargli di non fermarsi e lui
con studiata lentezza e senza smettere di sorridere malizioso la accontentò,
solo dopo qualche minuto. Sfilandole l'ultimo capo d'abbigliamento di dosso
e lanciando un'occhiata molto più che lusinghiera al corpo di lei, completamente
nudo, si tuffò tra le sue gambe dedicandosi a quello che fino ad allora
era stato il loro divertimento preferito in quei pomeriggi passati chiusi nel
suo dormitorio nella torre.
Lei si lasciò travolgere dal piacere fino a quando George si fermò
di colpo, lasciandola volutamente sull'orlo.
Le schiocco un sonoro bacio proprio sotto l'ombelico. Ripercorse con piccoli
baci la pancia perfettamente piatta della ragazza e catturò le sue labbra
- che non fecero in tempo a piegarsi in un'espressione lievemente imbronciata
- con un bacio che Sibilla era sicura, non aveva mai ricevuto prima da lui.
Era dolce all'inizio, lo era sempre, poi aveva schiuso le labbra ed era diventato
più esigente e da quel bacio lungo e passionale capì quanto la
desiderava.
Razionalmente non sapeva cosa fare, era la prima volta. Non riuscì a
capire come mai la parte più irrazionale di se sapesse esattamente come
agire invece. Si sistemò sul letto, più comoda e involontariamente
aprì le gambe fino a circondare la vita di lui. George smise per un attimo
di baciarla e la guardò sistemarsi piano sotto di lui, che si reggeva
sui palmi delle mani, con le braccia tese per non sovrastarla col suo peso.
Si sorprese a sorridere quando lei gli indicò con quel gesto che era
davvero pronta per essere completamente sua. Le posò due baci delicati
sulle guancia accaldate e uno dolce a fior di labbra prima di scivolare lentamente
dentro di lei. Si mosse piano, aveva troppa paura di farle male e sapeva che
lei un po' di dolore l'avrebbe patito anche se non glielo avrebbe fatto intendere.
Lei gli accarezzò la schiena con una mano mentre l'altra gli passava
tra i capelli. Lo baciò. Era tranquilla e George si mosse ulteriormente
fino a che sentì qualcosa dentro di lei spezzarsi e il suo corpo irrigidirsi
appena sotto di lui. "Mi dispiace io..non volevo farti male.." le
sussurrò subito dispiaciuto. L'ultima cosa che voleva era questo. Lei
scosse la testa, piano mentre i suoi muscoli lentamente si rilassavano di nuovo.
Il dolore c'era stato, lui lo aveva avvertito, ma era stato solo un momento.
"..Ti amo.." scandì lei a voce dolce e chiara, con gli occhi
lucidi prima di chiuderli e lasciar cadere le braccia sul letto, i lineamenti
del viso che si distendevano nuovamente in un'espressione rilassata. Inarcò
la schiena quel tanto che potè con il corpo di George su di se come a
fargli capire che era pronta ad assecondarlo, e lui cominciò a muoversi,
lentamente, cercando di imprimere un ritmo dolce e delicato. Sibilla, dal canto
suo, lo seguì fin da subito, accompagnando ad ogni movimento di lui un
gemito di piacere. Il cuore di George batteva così forte e così
velocemente che lui temette per un momento che gli si sarebbe strappato dal
petto e avrebbe urlato al mondo quanto la amava. E perché non riusciva
a dirglielo? Si vergognava forse? Temeva di essere preso in giro? No, non era
per questo. Che sciocchezze tremende!
Stava facendo l'amore con la sua ragazza, l'aveva desiderata per mesi, e quanto
più si era reso conto di essere innamorato di lei tanto più il
suo desiderio era cresciuto. Lui aveva paura di perderla, aveva paura che dicendole
"ti amo" avrebbe perso ogni difesa. Ma l'amore non è forse
questo? Un salto nel vuoto senza protezioni, solo con la certezza di condividere
qualcosa di grande con qualcuno..?
E lui questo qualcuno lo aveva trovato. Era li con lui ora.
Non riuscì a smettere di guardarla. Il suo volto sereno caratterizzato
da pure espressioni di estasi, il suo corpo così perfetto e morbido che
si muoveva in sincronia col suo, la sua pelle bianca che guizzava di riflessi
ramati, la dove la luce delle fiamme calde provenienti dal camino la raggiungeva,
le guance arrossate.
Continuò a muoversi un poco più velocemente finchè non
sentì che si stava avvicinando al limite e anche lei, ne era certo. Lo
capiva da come reagiva. Finalmente lei riaprì gli occhi, forse inconsciamente
sapeva cosa stava per succedere e voleva guardarlo. Allungò una mano
e gli scostò una ciocca di capelli dalla fronte leggermente imperlata
di sudore che scottava. Quando il ritmò salì ci volle veramente
poco perché i ragazzi fossero scossi dai brividi dell'orgasmo. Si erano
guardati negli occhi, lui le aveva sorriso nel modo più dolce in cui
lo avesse mai visto fare e lei aveva mormorato il suo nome sorridendo felice,
proprio mentre lui la portava in paradiso.
E dopo un secondo di silenzio, quando ancora lui stava respirando concitatamente
sopra di lei, Sibilla glielo disse di nuovo. Un "ti amo George" che
lei scandì ancora più convincentemente del primo, con la consapevolezza
di aver provato davvero l'amore totale, assoluto. Fu nel momento esatto in cui
cominciò a pronunciare quelle tre dolcissime parole che la voce di George
si sovrappose alla sua coincidendo del tutto, variando solo nel nome alla fine.
Lui sussurrò "Sibilla" ancora molto emozionato.
Si erano guardati intensamente negli occhi, quelli di lei spalancati in un'espressione
di puro stupore e felicità.
Glielo aveva detto, ci era riuscito. Ma d'altronde ciò che provava nel
petto era troppo forte e grande per riuscire a tacerglielo ancora a lungo. Uscì
delicatamente da lei solo molti istanti dopo, si scostò di lato tirandola
a se, facendole poggiare la guancia sulla sua spalla e dandole un bacio sui
capelli, lievemente profumati di rosa. "Ti amo" ripetè come
ad accertarsi che lei avesse sentito. Lei riuscì a sorridere e ad abbracciarlo
con le forze che le erano rimaste. "Dormi amore mio" le aveva sussurrato
lui prima di tirarsi addosso le lenzuola e coprire entrambi. Il fuoco scoppiettava
ancora allegramente quando lui si abbandonò con la testa sul cuscino
ed espirò profondamente. Senti il respiro caldo di lei sul suo petto
diventare lentamente regolare e il suo peso completamente abbandonato tra le
sue braccia. Stava dormendo. Ed era bellissima, una bellezza naturale. Non aveva
bisogno di particolari vestiti o di trucchi sofisticati, lei risplendeva di
luce propria.
Cap. 3
La neve che le si scioglieva sulla testa, anche se coperta dal cappuccio e i brividi di freddo che la scuotevano la riportarono alla realtà. Sbattè le palpebre un paio di volte. L'atmosfera calda e carica di emozioni che aveva rivissuto nella sua mente si era completamente dileguata lasciando spazio al vento gelido che soffiava tagliente spazzando tutto nel raggio di kilometri. La nebbia era fitta ora e Sibilla distingueva solo fino a pochi metri. Del castello erano visibili solo le due torri più alte con i pennacchi che sbatacchiavano furenti sferzati dalla bufera.
Let me try
To make you love me again
I'll say that I knew you when
You were mine
You were mine
Ormai lo aveva perso. Il ragazzo di cui era innamorata non ne voleva più
sapere di lei. Tentò di muovere qualche passo verso la direzione in cui
George era sparito alcuni minuti prima. Un dolore acuto al braccio sinistro
la costrinse a fermarsi. Cadde in ginocchio, sempre con il viso rigato di lacrime.
Si strinse l'altra mano attorno al polso dolorante e tentò di rialzarsi.
Ora sapeva.
Silente aveva costruito una sorta di campo protettivo attorno al castello e
oltre quella linea immaginaria lei non poteva procedere.
Da quando Lord Voldemort era tornato, 2 anni prima, l'esercito dei suoi temibili
Mangiamorte si era animato di nuove e nefande intenzioni. Lei aveva finito la
scuola l'anno prima, stava ancora assieme a George, che le faceva visita regolarmente.
Volevano entrare entrambi a far parte del corpo degli Auror e quella stessa
estate avrebbero dovuto arruolarsi assieme.
Ma quello che la loro coppia rappresentava..l'unione di due caratteri, famiglie
e destini diversi non andava giù a molti. Sua madre provò varie
volte a metterla in guardia, ma lei continuava a ripeterle che finchè
George l'avesse amata lei non avrebbe avuto paura di niente.
Sibilla viveva a Villa Malfoy già da qualche mese anche se tutto si sentiva
tranne che a "casa sua" sotto a quel tetto sfarzoso e traboccante
di sangue blu. E poi in una fredda notte di febbraio si consumò il tutto.
Non riusciva a prendere sonno da quando George se n'era andato in punta di piedi
dalla finestra della sua enorme camera da letto nell'ala ovest del maniero,
giusto pochi istanti prima. Si teneva ancora con le mani il lenzuolo avvolto
al corpo lievemente sudato quando si voltò verso il grande letto a baldacchino.
Era completamente sfatto, i cuscini erano sparsi a terra e le candele quasi
spente. Sorrise, ancora accaldata al pensiero di ciò che avevano fatto,
a dire il vero non era la prima volta che facevano l'amore in quella stanza,
e il pensiero che Lucius, Draco o Narcissa potessero scoprirli li rendeva ancora
più complici.
I gemiti erano attutiti dalla mano che lei si premeva sulle labbra, le risate
soffocate, cercava di trattenersi dall'urlare, ma George era terribilmente bravo
a provocarla. Le sussurrava all'orecchio frasi dolci o anche molto audaci, dipendeva
dalla situazione. Certo non si poteva dire che fossero una coppia tutta mugolii
e carezze. Se Sibilla aveva da studiare per l'esame da Auror non ammetteva pause,
nemmeno dolci e sensualissime pause con George che a farle perdere il controllo
ci provava ugualmente.
Si voltò di scatto quando un tonfo sordo proveniente dal retro della
porta la distrasse dai dolci pensieri in cui si era crogiolata. Avvicinò
l'orecchio al legno spesso di ciliegio con cui erano stati costruiti i mobili
della sua camera ma non sentì nulla. Fece scattare la serratura e in
un attimo sgusciò fuori. Era buio, ma anche nell'oscurità fu sicura
di urtare il ginocchio contro qualcosa di morbido. Non ebbe tempo di pensare
a chi o cosa potesse esserci nel corridoio che si sentì afferrare alle
spalle da un paio di braccia possenti e serrare la bocca con un bavaglio. A
nulla servì divincolarsi, a nulla servì gridare. Come avrebbe
voluto che George fosse li. Si tastò il punto in cui di solito, infilata
nella tasca posteriore dei jeans stava la sua bacchetta. Nulla, ovviamente aveva
solo il lenzuolo annodato sul petto, non poteva avere la bacchetta con se!
I suoi piedi strusciarono sul pavimento freddo per alcuni metri, poi udì
chiaramente che chi la teneva stretta in braccio stava scendendo le scale e
la sollevò caricandosela su una spalla come un sacco di patate.
Appena i suoi occhi si abituarono a quella oscurità distinse chiaramente
tre sagome avvolte in ampi mantelli scuri che scendevano le scale precedendoli.
Quando finalmente alcuni minuti dopo toccò nuovamente terra con i piedi
l'unica cosa che udiva a parte lo scalpiccio di passi attorno a lei e il regolare
e cadenzato gocciolare dell'acqua in sottofondo. Tutto il resto era avvolto
da un ovattato silenzio. Era certa di essere ancora nel castello di suo padre.
Non si erano smaterializzati ne erano stati pronunciati incantesimi. Le tre
figure incappucciate erano attorno a lei, quasi a volerla circondare. L'uomo
che fino ad ora l'aveva tenuta in ostaggio era in piedi poco distante e stava
armeggiando con un paio di torce che, una volta accese, illuminarono l'ambiente.
Umido, un odore acre di sangue e fumo le pizzicava le narici. Ora che poteva
vedere con più facilità le saltò agli occhi un braciere
fumante situato nell'angolo più vicino dove lei era accasciata. Un sonoro
"clanch" le porto l'attenzione sui piedi. Alle caviglie due spessi
catenacci la immobilizzavano e le braccia le cadevano mollemente in grembo anch'esse
legate per i polsi. Provò al alzarsi ma la lunghezza decisamente ridotta
delle catene non glielo permise e finì nuovamente a terra.
Il silenzio fu squarciato da una voce melliflua che proveniva dalla persona
in piedi proprio di fronte a lei.
Il viso nascosto dal cappuccio. "Pensavi che noi fossimo stupidi..pensavi
che fossimo all'oscuro della tua tresca." Fece una pausa e sogghignò
prima di continuare. "Ti piace fare la sgualdrina con quel rifiuto della
società di nome George Weasley vero?"
Lucius Malfoy scandì le parole "rifiuto" e "Weasley"
con una tono talmente sprezzante che se avesse potuto Sibilla gli avrebbe strappato
la lingua con le mani. Si mosse inconsultamente con l'unico risultato di procurarsi
tanti piccoli e profondi tagli alle caviglie dalla foga di alzarsi e scagliarsi
contro suo padre.
"Sei la vergogna di questa famiglia. Narcissa aveva ragione" la figura
alla sua destra calò il cappuccio. Una cascata di riccioli biondi le
ricadde sulle spalle mentre sul viso aveva un ghigno malefico "avrei dovuto
ucciderti non appena sei arrivata. Invece io ti ho accolta proprio come una
figlia merita di essere accolta in una famiglia. Ti ho dato tutto e tu mi hai
ripagato insozzandoti con un Weasley. Non ti sei accontentata di divertirti,
il che sarebbe stato anche accettabile. No, tu ti sei addirittura innamorata,
hai lasciato che ti toccasse, che sporcasse il tuo sangue puro. E non hai provato
la minima vergogna a portarlo sotto il mio tetto, a fare l'amore con lui in
quella stanza. Pensavi forse che io non fossi al corrente?" e le stampò
un ceffone in pieno viso facendole voltare la testa dall'altra parte. I capelli
castani sparsi sul viso che bruciava.
"Solo perché cercavi di non farti sentire non significa affatto
che tu ci sia riuscita. Ma ho lasciato correre anche quella volta. Pensavo che
ti saresti resa conto che per quelli come noi, l'importante è la conservazione
della purezza della casata. Mi sbagliavo ancora una volta. Stai progettando
addirittura di diventare Auror, con lui. Questa è la goccia che fa traboccare
il vaso Sibilla!" la ammonì severo.
"McNair!" tuonò facendo cenno all'uomo appoggiato alla parete
accanto al braciere, lo stesso che l'aveva portata fin li. Quello si mosse.
Rumori di ferro battuto riecheggiarono nel sotterraneo fino a che lei non sentì
la sua presenza alle spalle. Lucius allungò la mano verso McNair che
gli porse un'asta piuttosto corta e fumante con all'estremità opposta
del manico un cerchio intarsiato. Nel tendere il braccio la manica della camicia
lasciata aperta rivelò quello che Sibilla fissò con terrore e
disgusto. Il Marchio Nero, il simbolo dei Mangiamorte, i seguaci di Lord Voldemort.
Capì all'istante le intenzioni del padre. Ma non potè fare nulla
quando Draco, l'unica figura ancora incappucciata accanto a lei le strattonò
le mani legate offrendo a Lucius perfetta visuale dei polsi lisci e perlacei
della ragazza. Lo fissò negli occhi, cercando una compassione almeno
da lui, il fratello più piccolo, che non arrivò mai.
Con un ghigno spaventoso Lucius indirizzò l'asta verso l'esterno del
polso sinistro di Sibilla. "Che tu lo voglia o no seguirai le orme del
resto della famiglia, non posso permettere di avere un'Auror in casa mia!"
tuonò minaccioso prima di appoggiare violentemente la punta cerchiata
dell'asta sul suo polso a bruciarle la carne.
Lei gridò. Più che per il dolore atroce gridò per l'orrore
che quel gesto le aveva infuso nel profondo. Sarebbe stata una Mangiamorte,
come suo padre, come Narcissa..perfino Draco. Lo sarebbe stata contro la sua
volontà. Il Marchio Nero si faceva strada fra la pelle arrossata del
suo polso. Draco le lasciò le mani che lei si portò istantaneamente
a viso, asciugando via quelle lacrime che scorrevano copiose. Non voleva che
Lucius la vedesse così, debole.
"Chissà come reagirà il tuo amatissimo ragazzo quando lo
scoprirà. Non ti vorrà più nemmeno sfiorare e sarà
la vendetta più dolce che io abbia mai gustato.." concluse lui dirigendosi
verso l'uscita e facendo cenno a tutti di seguirlo.
Lei rimase li a terra, singhiozzante, piegata sulle ginocchia dondolando avanti
e indietro.
Dopo un po' di tempo che lei non seppe quantificare, il rumore di una chiave
fatta scattare con forza nella serratura del cigolante portone di ferro la fece
sussultare. Aveva le mani ancora pigiate al volto e le fece scivolare lentamente
quando la voce di Draco la raggiunse, quasi..quasi pacata, avrebbe detto quasi
dolce.
"Ti farà male solo per qualche ora.." esordì senza particolare
intonazione e la liberò dalle catene alle caviglie, che le avevano lasciato
dei segni abbastanza profondi, e della corda stretta attorno ai polsi.
"Nostro padre dice che puoi anche andare ora, puoi tornare dal tuo ragazzo,
se ancora ti vorrà. Sei come lo sfregiato adesso" la derise. Quel
gesto che lei aveva interpretato come una gentilezza era solo l'inizio di quella
vendetta a cui ambiva Lucius. "Lui e i suoi amichetti mirano a diventare
Auror. Dubito che vorrà ancora avere una Mangiamorte come fidanzata,
sbaglio? Cioè..magari ti porterà ancora a letto, ma non proverà
che ribrezzo per te."
Era la cosa peggiore che le potesse dire. Avrebbe potuto anche accettare la
fine della sua storia con George, ma non che lui la disprezzasse.
Con un ghigno decisamente compiaciuto sulle labbra la tirò in piedi strattonandola
per un braccio, il braccio tatuato e volutamente le strinse le dita attorno
al marchio che ancora scottava.
Le strappò un gridolino di dolore e soddisfatto la lasciò. Prima
di sparire nuovamente dietro la pesante porta le lanciò un fagotto. "Vestiti
ed esci da qui immediatamente. Ti voglio fuori da casa mia prima dell'alba"
sentenziò voltandosi e sparendo nel corridoio buio accompagnato solo
dal fruscio del suo mantello.
Cap. 4
Era riuscita ad alzarsi solo dopo una buona mezzora, togliendosi il bavaglio,
e si era vestita. Almeno Draco aveva avuto cura di lasciarle i vestiti che aveva
indossato la sera prima. Si vestì senza muovere il braccio sinistro più
di tanto, le faceva un male terribile. Alzò il viso di scatto, illuminata
dall'unica idea sensata che le venne alla mente.
Sarebbe corsa da George, una volta fuori da villa Malfoy, dove poteva smaterializzarsi.
Gli avrebbe spiegato cosa era successo. Lui l'avrebbe amata lo stesso. Lei NON
VOLEVA essere una Mangiamorte. Per quale motivo non avrebbe dovuto crederle?
Corse fuori, per quanto le caviglie ferite le consentirono di fare e un "crack"
fu il segno che si era smaterializzata. Quando i suoi piedi toccarono nuovamente
terra era alla Tana, nella camera di George.
Lui stava ancora dormendo, era la pace personificata. Si sedette sul bordo del
letto e tentò di scuoterlo con una mano. Lui sussultò. Era freddissima
la mano di Sibilla, dopotutto fuori nevicava e quel poco tempo che aveva passato
all'aperto prima di smaterializzarsi le aveva fatto penetrare il freddo nelle
ossa.
"Amore!" esclamò notando subito l'espressione sconvolta di
lei. Gli occhi stanchi, le guance ancora più rosse del solito i brividi
che ancora la pervadevano. La abbracciò talmente stretta che le tolse
il respiro.
"Cosa..cosa è successo?" le chiese allarmato facendola sdraiare
sul letto e coprendola col piumone.
Le battevano ancora i denti quando provò a parlare. "Il serpente..il
serpente." balbettò fissando con lo sguardo il soffitto. Pareva
come in trance. Il serpente di cui parlava Sibilla era quello del Marchio Nero,
ma George non poteva saperlo. Per lui erano solo parole sconnesse. Non sapeva
che fare se non cercare di stringerla a se e farla sentire protetta. Era spaventato
almeno quanto lei. Solo due ore prima l'aveva lasciata al sicuro nella sua stanza
e adesso tremava come una foglia sconvolta da non si sapeva bene cosa. Spaventata
a morte. "E' stato un incubo Sibilla, dormi, dormi ci sono io con te ora."
Le sussurrò all'orecchio prima di vegliarla finchè non chiuse
stanca le palpebre sempre mormorando quelle parole di tanto in tanto. Fuori
albeggiava.
***
Quando si risvegliò George non era più accanto a lei, ma era
in piedi e guardava fuori dalla finestra. Era appena uscito dalla doccia. Aveva
un asciugamano stretto in vita e una tazza di quello che dall'aroma le sembrò
caffè tra le mani. Un dolore al polso sinistro la distolse dai dolci
pensieri. Non poteva permettere che lui vedesse quell'insulto sulla sua pelle,
anche se aveva pensato che lui potesse capire, solo ora si rendeva conto che
non sarebbe stato così. Impaurita tirò fuori la bacchetta dalla
tasca dei jeans e la puntò contro il marchio, ancora coperta dal soffice
piumone. "Occulto!" esclamò sottovoce.
Le bruciò come se l'asta infuocata stesse ancora premendo sul suo arto
quando lanciò l'incantesimo. Ovviamente il Marchio Nero non si poteva
togliere, ma il risultato che ottenne fu quello di trasformarlo nell'orribile
prodotto di un'ustione. La pelle era grinzosa e lei ebbe ribrezzo di se stessa.
Ripose nuovamente la bacchetta e si lasciò sfuggire un gemito di dolore
mentre si voltava.
Lui la sentì e le sorrise avvicinandosi. "Che fai?? Vuoi cadere
dal letto?" la ammonì dolcemente. Sibilla era finita sul bordo del
materasso. Lei abbozzò un sorriso ma non osò guardarlo negli occhi.
E se lui avesse scoperto cosa aveva fatto? Ma poteva farlo semplicemente guardandola
negli occhi??
"Stai meglio, sono contento" asserì guardandola dolcemente
"stamattina ho avuto paura che..che fossi stata attaccata o fossi sotto
qualche incantesimo" le passò una mano sulla fronte e le sistemò
una ciocca ribelle dietro l'orecchio.
"Nessun incantesimo ero solo..solo" non riuscì a finire la
frase. Non poteva fare a meno di toccarsi il polso marchiato mentre parlava
e George finì con notarlo.
"Cos'hai..?" le chiese prima di poggiare una mano su quella di lei
e scostare lievemente la manica del golfino azzurro che portava. Trasalì.
Non era ribrezzo quello che gli si dipinse in volto, ma puro terrore.
"Cosa ti sei fatta..?" sibilò incredulo accarezzandole il polso.
"Non è niente" ritirò la mano "mi sono bruciata
con il calderone" si giustificò.
"Stanotte non l'avevi" ribattè lui seriamente preoccupato.
"Non ci avrai fatto caso e io mi sarò scordata di dirte.."
non la lasciò finire "Sibilla io conosco il tuo corpo a memoria,
potrei perfino disegnarlo ad occhi chiusi, e stanotte quando mi hai abbracciato
non avevi nessuna cicatrice. Dimmi per favore cosa ti sei fatta.". Il suo
tono era dolce ma il suo sguardo era duro. Non poteva accettare che lei gli
mentisse.
"Mi sono bruciata poco fa con il calderone mentre preparavo una pozione
anticoncezionale
va bene?" bofonchiò tagliente lei. Era una bugia grossa come una
casa. Non avevano mai avuto di questi problemi. George era sempre attentissimo
e si era sempre occupato lui della loro..sicurezza.
La guardò sgomento e incredulo. Poi arrossì violentemente e distolse
lo sguardo da lei fissando il pavimento e la tazza che ancora teneva in mano.
"Ma..cioè..io sono stato attento e.."
"Era per sicurezza.." gli sorrise lei mentendo ancora una volta e
questo le faceva ancora più male della ferita che portava sotto alla
cicatrice "Tu sei stato perfetto come sempre". E questo era vero.
Tra tutte le bugie che gli aveva detto in quei pochi minuti, quella era l'unica
verità assoluta.
Le baciò teneramente le labbra e parve tranquillizzarsi. "Beh comunque
l'hai cicatrizzata abbastanza bene, semmai ti preparo un unguento per far sparire
i segni, ma sappi che a me non importa ok? Voglio dire, non mi interessa se
hai questa piccola cicatrice" stavolta fu lui a mentire, la cicatrice era
piuttosto evidente "per me sei splendida lo stesso." E si rialzò
dal letto sparendo per alcuni istanti dietro la porta del bagno dove aveva evidentemente
i vestiti. Uscì poco dopo abbottonandosi i pantaloni e infilandosi un
maglione. "Ti aspetto giù per la colazione, la sopra quella sedia
c'è un cambio di vestiti se vuoi farti una doccia."
Non ne avevano più parlato. Ogni settimana lei doveva ripetere il dolorosissimo
incantesimo per nascondere il Marchio e ogni volta la cicatrice sembrava farsi
più profonda invece che migliorare come ci si sarebbe aspettati. E George
finì con l'accorgersene un pomeriggio mentre studiavano assieme seduti
al tavolo della cucina, alla Tana. Lei non era più tornata al castello
dei Malfoy.
"Mi preoccupa quella cicatrice.." e senza darle tempo di riflettere
su quello che lui aveva intenzione di fare le tirò su la manica sinistra
e puntò la bacchetta sulla cicatrice "E' un incantesimo facile,
non sentirai nulla, mia madre una volta l'ha usato su di me, avevo un taglio
sulla fronte e adesso non c'è più niente."
Non appena lanciò l'incantesimo di guarigione Sibilla piantò le
unghie nel legno del tavolo. Il polso aveva ripreso a bruciare terribilmente
e con talmente tanta forza che perfino lui dovette lasciarglielo andare.
L'unica cosa che sperava di non dover vedere mai apparve. Sul volto del suo
ragazzo quando la cicatrice lasciò il posto al Marchio Nero che invocava
prepotentemente il suo spazio sulla pelle liscia e perlata di lei, vide orrore,
disgusto.
La bacchetta gli cadde dalle mani. La sedia fu sbattuta a terra dalla foga con
cui scattò lui in piedi. Inorridì guardandola mentre lei si alzava
e cercava di dar fiato a quelle parole che non uscirono mai.
"Sei..sei..Oh Cristo, Sibilla!" Non riusciva nemmeno a dirlo. "Sei
una di loro..una Mangiamorte.." sibilò come se nemmeno lui potesse
credere a ciò che aveva appena detto. Fece ancora qualche passo indietro
mettendo quanto più spazio poteva tra lei e se stesso.
"Amore mio ascolta io.." provò a difendersi lei avanzando.
"Non avvicinarti, Sibilla non farlo, o sai cosa dovrei farti.." urlò
George con un tono tra il minaccioso e lo sconvolto.
Lei trasalì mentre lui con fare veloce recuperò la bacchetta.
"Sai cosa mi ferisce di più? L'essere stato cieco per tutto questo
tempo. Il Marchio Nero te l'avrà regalato tuo padre stanotte, ma..una
Mangiamorte lo sei sempre stata. Sei una Malfoy, dovevo aspettarmi altro? Mi
sono innamorato di te, per l'amor del cielo!" prese a calci un paiolo vuoto
appoggiato a terra vicino al camino. "Sono stato così ottuso e credevo
anche che mi amassi. Pensavo fossi sincera quando mi sussurravi < ti amo
> mentre facevamo l'amore!" Era furente e nella sua voce, la disperazione.
Lei cominciò a piangere sommessamente. In quei pochi secondi lui le aveva
rinfacciato tutto quello contro il quale, in quei due anni, aveva lottato strenuamente.
Il Male, la sua famiglia..
"Avrei preferito che mi uccidesse piuttosto che farmi marchiare da lui,
e disprezzare da te..ma questo tu non lo sai..non lo sai.." sussurrò
lei.
Lui alzò lo sguardo e la fissò dritta negli occhi. Scosse la testa,
si passò il mantello sulle spalle e si smaterializzò.
Sapeva dove trovarlo. Lo conosceva da troppo tempo, lo amava da troppo tempo
per non capire che sarebbe tornato la dove il loro amore era nato. Hogwarts.
Si rimaterializzò esattamente di fronte a lui, al limitare della Foresta
Proibita, dove ancora la magia che proteggeva il castello consentiva di arrivare.
Nevicava, e a giudicare dalla folta coltre che si era formata, nevicava da moltissime
ore.
"George ti prego lasciami spiegare..io ti.."
"Mi ami??" domandò lui gridando. "Non credi sia un pochino
tardi per dirlo? Speri di commuovermi forse..cosa..cosa speri di ottenere facendo
la buona con me? E hai il coraggio di dire che mi ami.."
Ma perché non voleva nemmeno lasciarla parlare, potersi spiegare, potergli
chiarire gli eventi di quella notte di febbraio al maniero dei Malfoy in cui
era stata condannata a perdere tutto ciò che amava di più al mondo?
Perché George? Perché forse anche lei davanti a quella situazione
avrebbe fatto lo stesso. Dopotutto si erano innamorati anche per questo, erano
anime gemelle..
"..ti amerò sempre.." mugolò lei ripiombando subito
dopo nel silenzio più totale.
Lui la guardò attentamente, dall'alto in basso attraverso i fiocchi di
neve che li avvolgevano.
Un Dejà vu..
Nel silenzio del sentiero ai margini della Foresta Proibita risuonarono solo
quelle poche, taglienti parole, come se una spada gelata le avesse attraversato
il cuore in un unico straziante colpo.
"Esci dalla mia vita adesso, e ti prego.." lui si fermò, solo
per voltarsi e piantare quelle due gemme azzurre cariche di risentimento su
di lei, tremante non per il freddo, ne per la neve che cadeva copiosa intorno
a loro, ma per il dolore che sentiva al cuore "..fallo in silenzio, non
posso più sentirti dentro. Mi fai male." Smise di guardarla e le
voltò nuovamente le spalle.
FINE (forse..)
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