Capitolo 2
L'aria fredda di metà di Aprile gli scompigliava i capelli, che uscivano
da sotto il cappuccio mentre volavano sopra un'ancora sonnacchiosa Londra in
una tipica mattina primaverile. George teneva stretto il manico della sua scopa
con le mani guantate, mentre seguiva in scia Ginny e Lupin. Harry era al suo
fianco e anche se non li poteva vedere, Tonks e Fred erano alle sue spalle che
chiacchieravano fitto fitto.
Il viaggio verso Hogwarts non fu breve né facile. Incontrarono un paio
di temporali e finirono tutti con l'inzupparsi come pulcini.
Quando atterrarono, dopo alcune ore, poco distante dalla scalinata che conduceva
all'enorme portone di legno del castello, per George e Harry fu come se non
fossero mai andati via. Certo..George aveva fatto visite al castello anche dopo
essersi diplomato, per andare a trovare Sibilla, ma tornare era sempre un'emozione.
Harry dal canto suo la considerava la sua seconda casa, dopo Grimmauld Place.
Argus Gazza con l'immancabile Mrs Purr in braccio li scrutò a lungo
prima di fare un breve cenno di saluto e di scortarli, con l'innata diffidenza
che lo caratterizzava, all'interno del castello, quasi del tutto deserto a parte
i pochi studenti che non erano tornati dalle loro famiglie per le vacanze pasquali
e che erano riuniti nella Sala Grande a chiacchierare o fare i compiti.
"Bene bene.." commentò Gazza con il solito andare incerto e
la solita espressione maligna sul volto, contornato da pochi capelli lunghi
e unticci. Squadrò Lupin e Tonks da capo a piedi prima di riservare loro
uno sbuffo di approvazione, poi si voltò verso i ragazzi a cui non toccò
lo stesso trattamento.
"Per Merlino..guarda cos'abbiamo qui Mrs Purr.." cantilenò
ironico grattando la testolina della gatta che immancabilmente gli faceva le
fusa e guardava torva Harry con quei suoi occhietti rossi.
"Harry 'ne combino sempre una' Potter.." indicò con l'indice
come a volerli passare in rassegna tutti, " Fred e George 'siamo i re degli
scherzi' Weasley con sorellina al seguito.." Ginny fece una smorfia e prese
la mano ad Harry facendoglisi di fianco.
Stava per chiedere loro cosa ci facessero ad Hogwarts quando una voce calma
ma autoritaria lo precedette.
"Signor Gazza..vedo che ha fatto accomodare i nostri ospiti..". Albus
Silente in persona torreggiava dallo scalone di pietra e guardava con espressione
dolce i suoi ex-studenti.
"Venite, vi stavamo aspettando" tuonò facendo loro cenno di
precederlo lungo la scalinata e oltre il portone che conducevano nella Sala
Grande. "Per di qua.." Invece di accompagnarli nel suo ufficio come
si sarebbero aspettati, percorsero diversi corridoi e scalinate arrivando davanti
ad un una porta di legno massiccio leggermente socchiusa dalla quale scaturiva
un fine cono di luce. Harry e gli altri la conoscevano bene ma solo dopo che
Silente ebbe bussato lievemente con la punta della bua bacchetta e una voce
dall'interno lo invitò ad entrare, ebbero la conferma che quello era
ancora l'ufficio della professoressa McGranitt.
"Albus..sono arriv.." ma non terminò mai la domanda. Il Professor
Silente si scostò leggermente di lato permettendo al gruppetto di entrare
nella stanza e venire illuminati uno dopo l'altro dalla folta schiera di candele
disseminate qua e la, all'interno di candelabri d'oro.
Il volto di Minerva McGranitt si distese in un sorriso sincero e sentito. "Bentornati
ragazzi!" esclamò poggiando penna e pergamena e alzandosi dalla
scrivania ancora incredula. La Professoressa McGranitt non era famosa per il
suo carattere materno e protettivo, ma quando vide Harry e i gemelli non potè
fare a meno di commuoversi e di correre loro incontro per abbracciarli. "Harry!"
sussurrò quasi sull'orlo delle lacrime poggiandogli le mani sulle spalle.
Poi spostò lo sguardo su Fred e George che la guardavano in rispettoso
silenzio. Tuttavia quando lei li abbracciò calorosamente furono loro
a parlare. "Professoressa McGranitt.." cominciò il primo "Che
piacere rivederla!" terminò l'altro.
"Voi due.." li indicò sorridendo con l'indice una volta che
si furono sciolti dall'abbraccio "voi due me ne avete combinate talmente
tante che.." poi li guardò di nuovo ed espirò sonoramente
"Beh suppongo che quella che vi ricorda con maggiore enfasi è la
signora Umbridge" e scoccò un'occhiata complice ai due che cominciarono
a ridere sommessamente, come del resto fecero Ginny, Harry e anche il Prof Silente,
sebbene la sua dimostrazione di ilarità fu più discreta.
Remus e Tonks non sapevano tutta la storia della permanenza di Dolores Umbridge
ad Hogwarts, ma il fatto che i gemelli in qualche modo vi erano stati coinvolti
era una garanzia.
"Remus! Tonks!" tintinnò la McGranitt facendo cenno ai due
di avvicinarsi.
"Bene, bene.." asserì Silente sistemandosi gli occhiali a mezza
luna sul naso e lisciandosi la lunga barba bianca con una mano. "Minerva,
ora che siamo tutti riuniti mi sembra giusto informare i ragazzi sugli ultimi
sviluppi."
"Ci sono novità?" chiese ansiosa Tonks, dal momento che fino
al giorno prima lei si era tenuta in contatto con Hogwarts.
"Giusto un paio" le rispose la McGranitt mentre Silente annuiva e
si sedeva su uno dei morbidi puff fatti apparire proprio all'occorrenza. Harry
ricordò che aveva fatto la stessa cosa il giorno della sua udienza al
Ministero della Magia, 3 anni prima. Si accomodarono tutti. I due adulti davanti
alla scrivania della professoressa nelle sedie di legno e gli altri sui puff.
"Il professor Piton.." esordì la McGranitt, e nell'udire quel
nome sia Tonks che Remus si scambiarono un'occhiata preoccupata "..è
tornato poco fa da una pericolosa ed importantissima missione di cui io e il
professor Silente lo abbiamo incaricato per conto dell'Ordine." Harry aggrottò
la fronte. Era partito quella stessa mattina da Grimmauld Place, Quartier generale
dell'Ordine della Fenice, e nessuno si era preso la briga di avvertirlo della
missione di Piton?
"Harry.." continuò calma notando lo sguardo imbronciato di
lui e abbozzando un sorriso "Non lo sapeva nessuno a parte me, Severus
e il Preside." spiegò quasi a volersi giustificare del fatto che
ne Sirius ne gli altri membri dell'Ordine, compreso lui, sapevano niente.
Harry sembrò tranquillizzato. "Mi perdoni..continui pure."
Soffiò facendo sedere poi Ginny sulle sue ginocchia e cingendole la vita
con le braccia.
La McGranitt annuì col capo e prese nuovamente la parola. "Come
dicevo, il Professor Piton è tornato poco fa con alcune informazioni
che definire utili è davvero poco. A quanto pare i Mangiamorte al servizio
di voi-sapete..di Lord Voldemort.." ormai non era più necessario
nascondere con inutili giochi di parole il nome del mago che minacciava il mondo
magico, visto che tutti sapevano che era tornato "Si sono riuniti, di nuovo
e stando a quello che Severus ha scoperto oggi" e si rivolse anche a Silente
con lo sguardo, evidentemente anche lui non era stato ancora aggiornato "hanno
la loro base al castello dei Malfoy."
Silenzio. Il più totale silenzio avvolse la sala come se tutti avessero
smesso perfino di respirare per alcuni istanti. Che Lucius e Draco Malfoy fossero
Mangiamorte non c'era dubbio ma che addirittura ospitassero l'intera comunità
di servi di Voldemort in casa loro e a pochissima distanza da Hogwarts era uno
shock.
Ammutolì anche la professoressa McGranitt che nonostante avesse appreso
la notizia da Piton non meno di un'ora prima, aveva ancora bisogno di assimilarla.
"Non si accontentano più di tramare nell'ombra..ormai si preparano
allo scontro diretto. Ma gli Auror saranno pronti, noi saremo pronti."
Dichiaro Harry d'un tratto facendo sobbalzare Ginny che aveva ancora lo sguardo
fisso sulla Professoressa come se si aspettasse di sentirle dire da un momento
all'altro che era tutto uno scherzo, uno scherzo di pessimo gusto fra l'altro.
"Quello che dobbiamo essere pronti a fare noi in primo luogo è salvare
una vita preziosa, Harry" gli rispose Silente per nulla scomposto da ciò
che aveva sentito. Poi spostò lo sguardo su George che era rimasto in
silenzio come tutti gli altri fino ad allora e si torturava le mani evidentemente
molto nervoso.
"Lei non è più al sicuro nemmeno qui, George, per questo
vi ho chiesto di venire subito. Il fatto che Lucius abbia confidato a Severus
che i Mangiamorte sono di nuovo uniti e potenti, non è che la conferma
di ciò che sospettavo e temevo da settimane..Lui SA che sua figlia è
qui. Anche se abbiamo cercato di proteggere il suo arrivo e la sua permanenza
fin'ora, facendo credere che solo Angelina era giunta dalla Francia..il legame
che ha con Sibilla, specialmente da quando le ha impresso il Marchio Nero, si
è rafforzato, e temo che non gli ci vorrà molto per studiare un
piano per portarla via."
Si fermò per sondare la reazione dei suoi interlocutori.
"Ma lei non vuole essere una Mangiamorte, anche se la portasse via non
potrebbe mai costringerla ad esserlo." fu Ginny ad intervenire.
"Lui forse no..ma Voldemort si." Rivelò cupamente George. Si
alzò e fece alcuni passi verso la parete, abbellita da una mezza dozzina
di quadri animati, per lo più avi della McGranitt. Sospirò e appoggiò
i palmi aperti ai freddi mattoni di pietra. "E comunque lui non vuole renderla
una Mangiamorte.." continuò senza distogliere lo sguardo dal muro.
Ginny sembrò non capire. Harry appoggiò la fronte alla schiena
della ragazza come se avesse intuito cosa volesse dire George, che si voltò
verso di lei "vuole..consegnarla ai..Dissennatori.." proseguì
stancamente con la voce rotta dalle lacrime.
Tonks si lasciò scappare un gridolino di terrore. Da quando i Dissennatori
si erano schierati dalla parte dell'Oscuro Signore, nominarli era ancora più
angosciante.
"Le farà dare il 'bacio' e si libererà per sempre dell'unica
cosa buona che ha mai fatto in vita sua!" Ed era vero, Sibilla era orgogliosa
ma non arrogante, ambiziosa ma leale. Tutto ciò che un Malfoy si guardava
bene dall'essere. Nel pronunciare quella frase picchio forte i pugni chiusi
contro il muro facendo sobbalzare gli inquilini di un paio di quadri li vicino.
La McGranitt si portò le mani alla bocca, evidentemente preoccupata che,
dalla rabbia, George, si fosse fatto male.
Gli occhi di Ginny si spalancarono, fissando il fratello. Harry alzò
nuovamente il capo. Lui sapeva cosa voleva dire trovarsi faccia a faccia con
un Dissennatore, sentirsi portare via ogni minimo ricordo felice e sentirsi
abbandonare dalla vita. Si, lui conosceva bene quelle sensazioni, e questo fu
uno dei motivi, oltre al sentimento d'amicizia che nutriva da sempre verso i
gemelli, che lo spinse a parlare.
"Non la sfioreranno neanche..Sibilla è una strega molto dotata,
George lo sai anche tu..il Patronus.."
"E tu credi che le faranno tenere la bacchetta? Harry..è potente
ma non fino al punto di evocare un Patronus senza la sua bacchetta."
E Harry non potè fare a meno di pensare che ciò che aveva detto,
se pur in buona federe era stata una sciocchezza. L'avrebbero portata nei sotterranei
della villa dei Malfoy, legata e poi avrebbero consentito al Dissennatore di
compiere il gesto estremo. Conosceva Lucius e Draco quel tanto che bastava per
sapere queste cose.
"Vorrei.." inspirò profondamente Geroge prima di continuare
mentre una lacrima tentava prepotentemente di scendergli lungo la guancia "..vorrei
evitare di vederla per il momento.."
Fred abbassò il viso di scatto così come Ginny. Si aspettavano
che dicesse una cosa del genere, soprattutto dopo tutto quello che si erano
detti la sera prima durante la cena. Evidentemente saperla così vicina,
così fragile e indifesa aveva scatenato in lui tutti i sentimenti che
provava ancora così intensamente per Sibilla, ma non abbastanza per spingerlo
a volerla vedere.
La Professoressa McGranitt si alzò piano dalla sua poltrona e si avvicinò
a lui. "Come desideri, George" gli disse sorridendo appena.
"Come sta?" intervenne Ginny accalorandosi. "Sta bene, ma sai..il
Marchio le brucia terribilmente da un paio di settimane a questa parte, il richiamo
di suo padre è forte. Madama Chips usa tutte le medicine e tutti gli
incantesimi di deviazione che conosce per tenere lontano Lucius e i suoi compari,
ma è il momento di cercare un'altra via d'uscita." Sia Ginny che
harry annuirono, imitati ben presto da Tonks e Lupin.
C'era da sperare che non fosse Voldemort ad evocarla, perché a quel richiamo
non avrebbe potuto resistere assolutamente.
Quando passarono davanti alla Sala Grande, dopo essere usciti dall'ufficio
della McGranitt, notarono come di consueto all'ora di pranzo i tavoli della
4 case contornati di studenti che stavano consumando il loro pasto chiacchierando.
Al tavolo degli insegnanti spiccava la mancanza di Silente e dell'insegnante
di Trasfigurazione ma sporgendosi un poco di più appoggiato al grosso
stipite, Harry notò il viso spigoloso di Piton che faceva capolino dall'estremità
destra della tavolata dei professori. Proprio di fronte al portone. Sperava
di non farsi vedere. Ormai aveva scoperto perchè Piton non potesse soffrirlo
e a suo modo lo capiva, infondo suo padre era sempre stato un dispotico con
lui. Stava riflettendo sul fatto che il rapporto fra Severus e James fosse come
quello che aveva lui con Draco, a scuola. Draco era prepotente e spavaldo anche
se poi ad Harry per batterlo in qualsiasi campo non ci voleva molto. Lui era
più combattivo del Severus di 15 anni che aveva visto nei ricordi del
professore di Pozioni nel pensatoio mentre gli dava lezioni di Occlumanzia.
Era ancora assorto nei suoi pensieri quando Ginny lo scosse debolmente. Anche
lei si era affacciata al portone per sbirciare nella Sala Grande quando aveva
incontrato lo sguardo penetrante di Piton e aveva trattenuto il respiro nascondendosi
dietro ad Harry. Harry dal canto suo non lo aveva notato, troppo preso dalle
sue congetture. Sul viso di Piton si dipinse un ghigno, che però, assomigliava
di più ad un mezzo sorriso sincero che ad uno slancio di malignità,
come del resto non sarebbe stato strano da parte sua.
Fece un cenno di saluto ad Harry con una mano. Gesto che un po' (molto a dire
il vero) sorpreso, Harry ricambiò. Rimase alcuni istanti a fissarlo e
poi strattonato per una manica da Ginny si decise a distogliere lo sguardo e
a seguire gli altri negli alloggi che Silente aveva fatto preparare per loro
in modo che potessero riposare.
George però non poteva riposare. Sapere di essere nello stesso luogo
dove si trovava Sibilla, e nemmeno tanto in forma se Madama Chips la voleva
sempre sotto controllo, lo metteva in agitazione, più di quanto non fosse
già da quando aveva messo piede ad Hogwarts.
Quando entrò nella stanza che avrebbe diviso con suo fratello e Harry
si lasciò cadere sul letto, stanco. Puntellò i gomiti sulle ginocchia
e si prese il viso fra le mani. In questi momenti di sconforto aveva sempre
fatto affidamento su Sibilla negli anni precedenti, lei aveva sempre una parola
di conforto, aveva sempre un buon consiglio e aveva sempre una forza incredibile
da trasmettere agli altri. Era questo che gli mancava. La sua presenza rassicurante.
"Io prendo questo allora..?"
Alzò lo sguardo. Fred lo guardava con espressione interrogativa indicando
il letto accanto al suo. Ma lui non aveva seguito una parola del discorso che
il fratello aveva imbastito negli ultimi 5 minuti, da quando Lupin li aveva
lasciati per andare nella sua camera a riposare.
Fece un gesto d'assenso e poi si sdraiò a pancia in su sul letto.
Harry li raggiunse poco dopo, era andato ovviamente ad accompagnare Ginny al
dormitorio nella torre di Grifondoro anche se si era fermato all'inizio delle
scale perché sapeva bene che ai ragazzi non era consentito avventurarsi
nell'ala riservata alla scolaresca femminile. Si sistemò nell'unico letto
rimasto libero. Nessuno di loro parlò. Fred non voleva impensierire ancora
di più George che già sembrava avere parecchi crucci. Harry euforico
per essere tornato di nuovo ad Hogwarts, a quella che aveva sempre considerato
casa sua, si voltò sul lato destro e si addormentò.
Quando una mezz'oretta più tardi anche Fred scivolò in un sonno
ristoratore, George sia alzò lentamente, recuperò il mantello
e scese le scale.
Appena uscì all'aperto una leggera brezza fresca gli colpì il
viso. Si sedette sulle scale di pietra proprio fuori del portone. Infilò
una mano in tasca e ne trasse fuori la bacchetta. Se la rigirò fra le
mani parecchie volte, quasi ipnotizzato dai movimenti che essa compiva.
Si alzò in piedi e la puntò verso un punto non ben precisato della
fontana nel cortile, desiderando che fosse Lucius.
Si chiese se sarebbe stato capace di lanciare un'Avada Kedavra all'occorrenza.
Nella sua vita non gli era mai capitato e in cuor suo sperava di non doverlo
fare mai. Alla fine non era riuscito a sostenere l'esame per diventare un Auror.
Non senza di lei.
Sapeva che per avere effetto, l'Avada doveva essere sorretto da un'odio profondo
e dalla voglia di fare del male, dal desiderio di vedere qualcuno morire sotto
ai propri occhi, e magari..gioirne anche.
Oh avrebbe gioito. Avrebbe ucciso Lucius Malfoy e ne avrebbe goduto immensamente.
E se gli fosse capitato fra le mani, anche Draco, anche quel prepotente avrebbe
subito la stessa sorte.
"Quella fontana è li da secoli, non vorrai privarcene proprio ora."
Albus Silente era sbucato silenzioso dal portone e gli si era fatto di fianco.
George si voltò incontrando l'espressione bonaria e calma del preside.
"Io stavo solo..beh..Non riuscivo a riposare.." cominciò George
abbassando la bacchetta che, si era accorto solo in quel momento, aveva puntato
contro la statua con una foga inaudita, tanto che le nocche della mano destra
erano livide.
"Lo so, lo so" lo rassicurò. "Mi ricordi molto me alla
tua età. Mi chiedevo se sarei mai riuscito ad usare quella Maledizione
contro un altro essere umano..". Silente non solo aveva capito che si stava
preparando a lanciare un incantesimo, ma sapeva anche esattamente quale Maledizione
occupava i pensieri del rosso.
"Ti accorgerai presto che è fin troppo facile lanciarla..non è
altrettanto facile realizzare che si è spezzato una vita, alla fine."
George si voltò di scatto. "Lucius Malfoy non merita la vita che
sta vivendo, e nemmeno Draco!" esclamò con trasporto.
Silente non si scompose, come se fosse stato sordo. "Si è permesso
di segnare la vita di sua figlia, l'ha distrutta e io distruggerò lui.
Non m'importa se mi sbatteranno ad Azkaban." Continuò il giovane.
"L'unica persona che ha diritto di reclamare quella vita più di
te è Sibilla, George" lo corresse calmo.
"A te è stato tolto qualcosa, ma indirettamente. Sibilla invece
è stata privata della possibilità di essere felice, di costruirsi
un futuro come Auror che per lei era la cosa più importante. Dopo te,
ovviamente."
"Ha ragione..Forse sono presuntuoso ma credo che aiutarla a riprendersi
la sua vita normale sia il minimo che posso fare dopo averla abbandonata nel
momento del bisogno, sono un vigliacco."
"Avevi paura. Questo non vuol dire essere vigliacchi, vuol dire riuscire
a capire i propri limiti e in quel momento, per quello che ne sapevi, Sibilla
poteva rappresentare un pericolo. Infondo quel Marchio incute
terrore anche ai seguaci di Voldemort stessi."
"Si suppone che in una relazione, la fiducia stia alla base del tutto.
Io non ho avuto fiducia. Mi faceva più comodo pensare che lei fosse malvagia
piuttosto che fosse stata marchiata contro la sua volontà. Era più
facile arrabbiarmi con lei se era una Mangiamorte che non una vittima della
crudeltà di suo padre. E invece non ho avuto la minima incertezza. L'ho
lasciata da sola, non mi sono mai voltato indietro. Non ho mai risposto ad una
sua lettera, mai."
"Sei qui ora. Per lei. Credo basti." Chiocciò Silente. "Piangerti
addosso per gli errori del passato ti renderà debole e vulnerabile e
questo non puoi permettertelo adesso. Non essere ancora così severo con
te stesso."
George annuì debolmente ma se avesse potuto e se fosse stato da solo
avrebbe gridato, avrebbe sfogato tutta la sua rabbia. Rabbia contro se stesso,
contro il suo orgoglio. Si voltò ma Silente non era più in piedi
accanto a lui. Era sparito silenziosamente come era solito fare. George si alzò
e cominciò a camminare. Di certo non aveva nessuna voglia di tornare
a riposare, sapeva che non ci sarebbe comunque riuscito anche se avesse provato
a distendersi e a chiudere gli occhi.
Si avviò a passo lento lungo il sentiero che portava verso il campo da
Quidditch, calciando qualche ciottolo di tanto in tanto. Entrò da uno
degli ingressi che di solito varcava con la sua fida Comet sottobraccio.
Diede un'occhiata alla grande costruzione ovale. Le sei porte, tre da un lato
e tre dall'altro svettavano a varie altezze, come sempre. Le torri per gli spettatori,
suddivise per colori e Case erano deserte, ma per un momento fu come se il tempo
non fosse passato, come se potesse ancora sentire le urla d'incitamento prima,
e di gioia poi durante le partite di Quidditch, quando Grifondoro segnava un
goal e portava la squadra alla vittoria dell'ennesima Coppa delle Case. Sorride
debolmente. Non c'era nessuno, nessuna sciarpa rossa e oro sventolava verso
di lui, Lee non era più seduto al suo posto di commentatore vicino alla
Professoressa McGranitt. Sospirò forte e si strinse il mantello addosso,
decisamente faceva freddo. Si ricordò del perché era sceso fino
a li..E a quel punto non ci furono più ostacoli al suo sfogo. Urlò,
disperatamente, imprecò contro se stesso. Se il vento avesse soffiato
da quella parte, molto probabilmente lo avrebbero sentito perfino gli studenti
nella scuola. Urlò e urlò ancora, arrivò a non avere più
respiro e poi, sfinito, si lasciò cadere a terra, sulle ginocchia. La
bacchetta ancora stretta nella mano destra.
Le braccia mollemente abbandonate lungo i fianchi. Come a sottolineare il momento,
una sferzata di vento gelido sembrò attraversargli il corpo, quando ancora
cercava di regolarizzare il respiro.
Dopo un po' di tempo, non seppe nemmeno lui quanto un fruscìo lo costrinse
a rialzare lo sguardo, fino ad allora fisso a terra, verso l'alto. Qualcuno
stava volando sopra di lui e sembrava non essersi accorto della sua presenza.
Si rialzò prontamente e puntò la bacchetta, ma mano a mano che
la figura si avvicinava, potè riconoscere sotto al mantello scuro il
manico della Firebolt di Harry e la abbassò subito. La infilò
nella tasca posteriore dei jeans sdruciti e aspettò che, Harry atterrasse
poco distante.
"Sapevo che saresti venuto qui.." gli disse Harry raggiungendolo e
tenendo ben saldo il manico della sua scopa tra le mani. "Ci vengo anche
io quando voglio stare da solo e sono nelle vicinanze."
Poi si rese conto che forse George desiderava davvero stare solo. Abbassò
lo sguardo e fece per risalire sulla scopa e lasciarlo quando George parlò.
"Harry, non c'è problema, sono stato fin troppo da solo da arrivare
la punto di odiarmi." E Harry annuì silenziosamente.
"E' successo anche a me. Al quinto anno quando tutti sembravano volersi
allontanare da me..ero arrivato a pensare che nel mio bisogno di avere sempre
conferme e protezione dagli altri ero odioso. In realtà, bisogna solo
accettare il fatto che non tutti i passaggi della nostra vita possono essere
affrontati con qualcuno a fianco."
Harry era saggio nonostante i suoi 18 anni. Ma dopotutto ne aveva passate talmente
tante che la sua saggezza si era sviluppata di riflesso a tutto il male subito,
un po' come una sorta di scudo.
"Sibilla meritava che io le stessi al fianco mentre attraversava tutto
quel dolore."
"Lo meritava, è vero. Perché non vai a trovarla?"
"E' ancora troppo presto Harry. Non ce la faccio, non credo che potrei
sopportare di vederla sofferente in uno dei letti dell'infermieria e fare finta
che non sia successo nulla." Replicò il rosso alzandosi da terra.
"Non aspettare troppo. Appena avremo parlato con Piton nel dettaglio di
ciò che ha scoperto, dovremmo organizzare un piano difensivo in breve
tempo, e sia tu che Sibilla ci servite in forma."
George annuì. Harry inforcò nuovamente la sua Firebolt "Ci
vediamo al castello" si congedò prima di spiccare il volo.
"Grazie Harry" disse a voce alta per farsi sentire e lo salutò
con un gesto della mano avvicinandosi sempre di più all'uscita del campo.