CONDEMNED 1


Autrice: Eleonora
Rating: Per tutti
Note: E' il seguito di "In silenzio"


Capitolo 1

"Non ci hai neanche provato ecco la verità!" Lei stava preparando la cena. Toccò con la punta della bacchetta il paiolo affinchè girasse da solo sul fuoco.
"Ma tu non hai visto il Marchio Nero tatuato sul suo polso Ginny, io si!" esclamò George esasperato "E mi sono sentito morire" confessò. "Cosa..cosa avrei dovuto fare? Dirle 'Oh Sibilla, anche se sei una Mangiamorte staremo sempre insieme?'" La sorella si limitò a scuotere la testa e a sospirare esausta. Aveva cercato di discutere con George per giorni interi senza ottenere risultati.
Quando George e Sibilla stavano insieme lei aveva legato con Ginny durante l'ultimo anno di scuola e si erano sempre scritte regolarmente quando non potevano vedersi. E continuarono a scriversi anche dopo la rottura con George. Lei era tornata in Francia dalla madre, era troppo doloroso rimanere a Londra.
Dopo un lungo silenzio il rosso si avvicinò alla sorella più piccola.
"Tu credi che io non sia più innamorato di lei?"
"Se lo sei..non lo dimostri!" ribattè secca lei mentre sbucciava le patate.
"Dannazione Ginny è proprio perché la amo da morire che lasciarla mi ha distrutto! Perché credi che mi sia comportato così?!"
"Perché sei uno stupido George, un maledettissimo stupido orgoglioso."
Lui sbattè sul tavolo lo strofinaccio che teneva in mano. "Se fosse rimasta avrei dovuto denunciarla al Ministero, lo sai questo. E cosa le avrebbero fatto lo lascio alla tua fervida immaginazione."
Sbuffò e si lasciò cadere a sedere su una sedia. "Sarei dovuto stare a guardare mentre la arrestavano e la condannavano ad essere rinchiusa ad Azkaban? O..O peggio?"
"Non ho detto questo" soffiò lei alzando lo sguardo dalle patate e fissando i suoi occhioni celesti in quelli di lui che la guardava incredulo, poi proseguì: "Volevo semplicemente dire che prima di allontanarla da te come se fosse stata colpita da chissà quale malattia avresti potuto cercare una soluzione, oppure, come ti piace tanto declamare..almeno spiegarle che lo stavi facendo per il 'suo bene'. Sempre che tu voglia continuare a ripetere, e ripeterti fino alla nausea che secondo te lei adesso sta meglio, senza di te."
Il tono di lei era molto deciso. Nonostante fosse la piccola di casa Weasley, aveva 17 anni ormai ed era totalmente in grado di tenere testa anche a George, che di anni ne aveva già 20.
"Non amerò mai più nessun'altra come amo lei. Quella è stata la decisione più difficile che io abbia mai preso." Stancamente sospirò e fissò il caminetto scoppiettante su cui bolliva il paiolo con la zuppa.
"Guardarla mentre mi fissava negli occhi quasi in lacrime, ordinarle di sparire e lasciarla al freddo, credi che sia stato semplice? Beh non lo è stato!" Guardò la sorella con espressione ferita di chi, da un membro della sua famiglia si sarebbe aspettato conforto e comprensione. Ma Ginny non sembrava quel tipo di persona al momento.
"E suppongo che fosse troppo difficile anche rispondere alla marea di lettere che ha continuato a scriverti in questi mesi!" e indicò con un cenno del capo una cesta piena di lettere mai aperte.
"Da quando il Ministero ha scoperto che stavamo insieme mi tiene sotto controllo, se rispondendole avessero intercettato e seguito il gufo?"
"Le tue sono solo scuse George, e lasciatelo dire, sono pessime! Non hai neanche la più pallida idea di come ci si senta a fare qualcosa che non si vuole, quando si impossessano della tua mente. Quando Voldemort si impossessò di me io non esistevo più. Beh avere il Marchio Nero per una persona buona è esattamente questo. Rimanere intrappolati in una realtà non propria. Cerca di capire George. Provaci almeno."
Ginny era stata posseduta da Voldemort nel suo primo anno ad Hogwarts e Harry l'aveva salvata.
Sentirle pronunciare quel nome, che incuteva terrore tra la comunità magica e vederla così sicura, per un attimo lo spaventò.
La fissò a bocca spalancata. Lei era appoggiata al frigorifero, le braccia incrociate al petto e le labbra strette in un'espressione di puro rimprovero. Gli ricordò esattamente il modo in cui lui aveva fissato Sibilla prima di andarsene, e gli si strinse lo stomaco.

Una voce li raggiunse dal piano superiore della Tana, evidentemente avevano alzato un po' troppo il volume. Dei passi si avvicinarono scendendo veloci le scale.
"Questo tuo modo di struggerti per lei è assolutamente fuori luogo, fratello". Fred entrò in cucina e si spaparanzò su una sedia proprio accanto a George. Pronunciò l'ultima parola forse con molto più risentimento di quanto ne avrebbe voluto far trasparire, e che nascondeva un 'te l'avevo detto' che non tardò ad essere esplicitato.
"Te l'avevo detto. Ti avevo avvertito fin dal primo giorno in cui è piombata nella tua vita, a scuola, ma tu sei uno zuccone testardo e ti sei innamorato come un cretino, guarda come sei ridotto ora."
"Taci Fred!" le due voci di Ginny e George lo colpirono all'unisono. Per lo stesso motivo. Non permettere a Fred di sputare veleno su Sibilla. Ma dopotutto a lui non era mai piaciuta. E quando venne a sapere del Marchio quasi fu tentato di denunciarla se solo non avesse avuto pietà di George.
"Cos'ho detto? Fate così perche sapete benissimo che ho ragione! Sibilla è una Malfoy lo è sempre stata e sempre sarà una Magiamorte ,George, sarà bene che ti abitui all'idea!"
George scattò in piedi e Ginny si scostò istintivamente dal frigorifero per raggiungerli. "Non nominarla mai e non-dire-quella-parola!" lo ammonì.
"Sennò..?" lo incalzò Fred alzandosi a sua volta e piazzandosi di fronte al gemello occhi negli occhi.
"Piantatela, tutti e due! Non è una gara a chi dice più idiozie, sedetevi!" tuonò Ginny mentre dopo averli spinti ognuno sulla propria sedia tornò a controllare la zuppa e a tagliare le patate.

***

"Ho scritto a Harry" rivelò Ginny di punto in bianco lanciando un incantesimo alla padella con le patate affinché si posasse sul tavolo. I signori Weasley erano in una specie di vacanza e loro tre erano soli alla Tana. Ron era rimasto per qualche giorno da Hermione durante le vacanze di Pasqua..
Si udirono i rumori distinti di due forchette che si posavano ai lati del piatto, come se Fred e George aspettassero che lei proseguisse.
"Ci raggiunge domani. Gli ho spiegato che ci serve l'aiuto dell'Ordine, ma non mi sono dilungata in particolari via gufo, non sono così sciocca" precisò come prevenendo un sonoro mugugno di disapprovazione da parte di Fred.
"Harry ha fin troppi problemi perché hai dovuto tirarlo in mezzo?" le domando tagliente George.
"Sibilla è una mia amica, se non vuoi aiutarla tu lo farò io, Harry mi darà una mano." Tagliò corto lei continuando a gustare l'arrosto con le patate.
"Non vedo cosa potrebbe fare Harry per aiutare Sibilla" asserì Fred alzando le spalle.
"Potrebbe costringere Lucius a toglierle il Marchio ad esempio." Suggerì Ginny con ovvietà al che George e Fred le piantarono due sguardi increduli addosso.
"Potrebbe farlo. Ha tenuto testa a Voldemort in più di un'occasione. Malfoy è uno smidollato. Un vigliacco. Padre e figlio, uguali!" ringhiò lei pensando alla strafottenza di Draco.
"Ginny non scherzare. Harry dovrebbe scoprirsi, rischiare la pelle per una Malfoy?" domando ironico Fred.
"Harry a differenza tua sa distinguere il Male dal Bene. Harry, a differenza tua non volta le spalle a chi ha bisogno d'aiuto! E poi lo fa anche per me". Ginny abbassò lo sguardo sul piatto.
"Non puoi approfittare del vostro rapporto e fargli correre questi rischi." Commentò George amaro.
In realtà sperava che almeno lui avesse potuto salvarla.
"E' una mia amica, è la tua ragazza George! Potresti sforzarti di essere un minimo felice se c'è qualcuno che se ne preoccupa??"
"L..Lei non è più..non è.." balbettò George in tutta risposta.
"Ah no? E quando ha smesso di esserlo? Quando suo padre l'ha marchiata? O quando tu ti sei liberato di lei?"
Lui sapeva che Ginny aveva ragione e per tutto il resto della cena non proferì verbo. Fred fu l'unico dei tre che si servì il dessert, mentre Ginny sparecchiava e George era ancora seduto sulla sedia e fissava il tavolo come se ogni minima piega del legno gli stesse raccontando una storia troppo affascinante per riuscire a distoglierne lo sguardo. Lei finì di riassettare la cucina e si arrampicò sulle scale per andare nella sua camera. Per un attimo quando passò davanti a George lui la guardò come se avesse voluto dirle qualcosa ma poi tacque. Richiuse ermeticamente le labbra e lei aveva voltato il viso di scatto sbattendo la porta non appena fu sola.
'Perché George?' penso tra se e se 'Se fosse successo a te, Sibilla non ti avrebbe mai abbandonato.'
Si sentiva triste perché sapeva che suo fratello soffriva e finchè non ne avessero parlato con Harry, o perfino con Lupin o con Moody, non avrebbero mai scoperto come aiutare Sibilla.
Si lavò i denti piuttosto controvoglia e si infilò il pigiama. 'Servirà a poco' continuò a pensare. Non aveva sonno quella sera. Restò sdraiata a pancia in su per un tempo che nemmeno lei seppe quantificare fino a che, alle 2 del mattino - e fu certa dell'orario perché la sveglia proiettava un fascio di luce viola scintillante nella porzione di soffitto che lei osservava senza sosta - Edvige non planò sul davanzale della sua finestra e beccando contro il vetro pretese di entrare. Ginny scivolò delicatamente giù dal letto e girò la maniglia facendo svolazzare dentro la civetta che si accomodò sul trespolo di solito riservato a Leo, che fortunatamente era via con Ron.
"Ciao Edvige" la salutò allegra mentre le scioglieva il laccio dalla zampa raccogliendo la piccola pergamena che vi era attaccata. La civetta le strusciò il muso contro il braccio e la esortò ad aprire il fogliettino ingiallito.

"Ciao Ginny,
ti scrivo soltanto per confermarti il mio arrivo, fra poche ore. Remus dice che non è prudente viaggiare da solo in volo fino alla Tana e mi scorterà con Tonks fino a li. Credo che comunque un po' d'aiuto non ci farà male, perciò tanto meglio se vengono anche loro due. So che sei sveglia e l'unico consiglio che posso darti è riposati. Stanca non sarai di nessun aiuto ne a tuo fratello ne a Sibilla. Adesso dormi, ci vediamo fra poco. Un bacio
Harry

PS: ti amo, dolcissima

Ginny sospirò alle ultime parole scritte sulla pergamena e riflettè su tutto il reso. Harry aveva ragione, come sempre. Doveva riposare ed essere pronta a prendere la faccenda con molto più ottimismo e grinta.
Spense la sveglia e diede qualche biscotto ad Edvige prima di raggomitolarsi sotto le coperte ed abbandonarsi al sonno.

Dopo alcune ore Ginny era nuovamente sveglia. Non potendo restare a letto in panciolle si alzò e si vestì prima di scendere a preparare la colazione. Colazione che avrebbe diviso con i suoi fratelli e anche con Harry, Remus Lupin e Tonks.
I gemelli ancora dormivano, dopotutto erano le 7 e 30. Un incrociarsi di voci diverse fece distogliere la sua attenzione dal bollilatte sul fuoco in cucina. Si diresse verso la porta. Quando l'aprì si trovò davanti Harry e i suoi due accompagnatori che sorridevano spazzandosi le vesti impolverate per il lungo viaggio. Erano evidentemente appena atterrati nel giardino della Tana.
Nel momento stesso in cui sentì la serratura scattare, Harry alzò lo sguardo. Il sorriso sul viso di Ginny si allargò all'istante e corse da lui abbracciandolo. La tenne stretta per alcuni istanti e poi la allontanò dolcemente prendendole il viso fra le mani e guardandola intensamente fissando i suoi occhi verdissimi in quelli azzurri di lei.
Senza dire nulla la baciò. Remus tossicchiò sonoramente e Harry sorrise sulle labbra di Ginny che ancora lo guardava adorante. "Entriamo, fa ancora piuttosto freddo qua fuori" mormorò passandole un braccio dietro le spalle e seguendola in casa con la sua fida Firebolt nell'altra mano.
Quando furono al calduccio nel soggiorno di casa Weasley, i tre nuovi arrivi si tolsero i mantelli, leggermente umidi per la rugiada del mattino.
Tonks, avvolta in un tubino viola scuro e con i capelli neri corvini lunghi fino a metà schiena, lo lasciò cadere su una sedia vicina guardandosi attorno ammirata. Remus Lupin da canto suo era sempre perfettamente elegante nel suo completo di tweed con le classiche toppe ovali ai gomiti, anche se dall'ultima volta che lo aveva visto, Ginny notò qualche capello bianco in più e qualche ruga che faceva capolino sul suo viso, dall'espressione sempre un po' sofferente. Essere un lupo mannaro non è proprio la cosa più salutare del mondo, soprattutto perché quando ti risvegli non sai dove sei, perché ti trovi in quel luogo e soprattutto se hai fatto del male a qualcuno.
Fu comunque lui il primo a parlare mentre Harry si snodava il mantello dal collo e lo consegnava ad una sognante Ginny che lo ripose con cura quasi maniacale accanto al camino acceso per farlo asciugare dall'umidità. "Allora Ginny, quand'è che ti unirai all'Ordine?" le chiese beccandosi un'occhiata torva da Harry mentre Tonks lasciò perdere l'ispezione della cucina e allungò l'orecchio alla conversazione.
Ginny notò lo sguardo di rimprovero di Harry ma rispose ugualmente e anzi, con più fervore. "Non appena il professor Silente mi darà l'autorizzazione ufficiale, comunque mi sto già allenando a scuola, questo è il mio ultimo anno e dopo non ci saranno più ostacoli, vero Harry?" concluse retorica voltandosi verso il ragazzo che nel frattempo si era seduto con le mani allungate verso il camino.
Harry non voleva che Ginny corresse rischi inutili anche se sapeva bene che pur di stare con lui si sarebbe gettata fra le fiamme dell'inferno. "Ginny ne abbiamo già parlato.." iniziò, ma venne interrotto dallo scalpiccio di passi lungo le scale. Fred e George stavano facendo il loro ingresso in cucina. Non appena li vide, Harry scattò in piedi e dopo alcuni istanti in cui stettero a fissarsi tutti e tre si abbracciarono come fratelli.
Da un lato fu contento. Non aveva voglia di mettersi a rimproverare Ginny, che comunque era cocciuta peggio di lui, per la sua decisione di unirsi all'Ordine una volta uscita da Hogwarts. Era una battaglia persa in partenza e lui lo sapeva ed era su questo punto che spesso lei insisteva. Spesso gli aveva ripetuto 'Cosa credi che me ne sarò qui buona buona mentre tu vai a combattere contro Voldemort? Scordatelo Harry, se dovrò morire almeno che sia facendo qualcosa di utile, che sia stando accanto al ragazzo che amo!' e lui sistematicamente a quel punto non sapeva mai cosa ribattere. Dall'altro lato aveva paura di ciò che George avrebbe potuto dirgli visto che, a quanto ne sapeva, Ginny lo aveva convocato senza dire nulla ai gemelli..

"Accomodiamoci!" esordì la piccola Weasley portando in tavola il bollilatte stracolmo mentre cinque o sei cestini pieni di biscotti e brioches svolazzavano tranquilli dalla credenza fin sulla tavola ad un suo comando.
Per tutta la colazione non parlarono ne di Voldemort, ne dell'Ordine ne tantomeno di Sibilla.
Successivamente mentre Ginny e Tonks riassettavano la cucina, Remus si avvicinò a George poggiandogli una mano sulla spalla.
"George..prima che tu dica o faccia qualsiasi cosa devo farti una domanda" soffiò sedendosi di fronte a lui e strigendo le labbra in quello che voleva essere un sorriso ma che fu talmente tirato da risultare solo una smorfia.
"Harry ci ha spiegato la situazione a grandi linee, perciò non posso esprimere giudizi, però ho bisogno di sapere fino a che punto sei disposto a rischiare per salvare Sibilla. Credimi, non te lo chiedo per testare il tuo coraggio George, so che ne hai da vendere. Te lo chiedo perché se dovessi avere anche un'ombra di dubbio, che quello che stai facendo non è la cosa giusta, potresti sortire l'effetto contrario..sai cosa intendo." Concluse grave.
George annuì e attizzò il fuoco che scoppiettava nel camino ravvivandolo con un tronchetto.
"Lei era.." sospirò, come se ogni parola che stava per uscirgli di bocca fosse stata una pugnalata alle spalle "il mio punto di riferimento. Era la luce che mi guidava, era tutto..e poi all'improvviso.." strinse convulsamente le mani attorno al manico dell'attizzatoio tanto che le nocche divennero quasi bianche. "Suo padre..lui.." era una sofferenza parlare di quello che Lucius aveva fatto a Sibilla, e per riflesso, anche a lui. "Va bene così George, non c'è bisogno che tu.." ma George alzò una mano davanti a se, non aveva ancora finito di parlare.
"Io sarei morto per lei fino a pochi mesi fa..ma, ma credo che morirei ancora se la rivedessi..Tu mi chiedi cosa sono disposto a fare per lei, dove sono disposto ad arrivare. Adesso sono disposto ad uccidere per lei.." e la stretta sull'attizzatoio fu tale che si sentirono le sue dita scrocchiare sonoramente. Lo lasciò cadere, la mano livida e quando Ginny si voltò verso di lui fu certa di aver visto balenare negli occhi del fratello delle lacrime, che comunque lui ricacciò prontamente indietro.
"Forse sarà necessario" ribattè lapidario Remus tirando su l'attrezzo di ferro e riponendolo nell'apposito contenitore accanto al camino.
Il loro dialogo fu rotto dal rumore di alcuni piatti che si rompevano: Tonks ne aveva combinata un'altra delle sue e si sentì un fuoco incrociato di "Reparo!" da parte sua e di Ginny che a dire il vero era un po' esasperata. Tonks tirò fuori un'espressione mortificata e cercando di non produrre ulteriori danni si sedette in una sedia accanto ad Harry e George, di fronte al camino. Guardò Lupin con fare interrogativo e lui le abbozzò un sorriso.
"George hai preso la decisione giusta" esordì posandogli un braccio sulla spalla, rassicurante. "Sibilla ha bisogno di te ora. Forse ne ha più bisogno ora di quando stavate insieme" fece una piccola pausa. Il fatto che lei e George si fossero 'lasciati' era ancora incredibile per certi aspetti. Due anime gemelle non dovrebbero mai subire il trauma della separazione, e invece..
La donna si riprese subito e George parve passare sopra a quel verbo al passato usato con tanta semplicità.
"Visto che ci siamo tutti, o perlomeno gli interessati..devo dirvelo. E' tornata. Sua madre è la nuova insegnante di Incantesimi ad Hogwarts e lei l'ha seguita qui." Erano tutti ammutoliti. Per quello che ne sapevano - perfino Ginny, quella che era rimasta più in contatto con Sibilla negli ultimi tempi - era in Francia, lontana da tutti i Malfoy cercando di non farsi soggiogare dal Marchio che portava al polso, e adesso scoprivano che era tornata, era di nuovo in Inghilterra ed era ancor di più in pericolo.
George scattò in piedi, scostandosi dal tocco di Tonks, deciso a fulminare Ginny con lo sguardo quando incontrò nel viso della sorellina un'espressione di sorpresa mista a terrore puro. Nemmeno lei ne era al corrente. Sibilla non aveva ancora fatto in tempo ad avvertirla. Scosse la testa e lui le fece un piccolo sorriso comprensivo.
"E Silente?" chiese Harry a Tonks che sembrava la più informata.
"Silente dice che appena possibile sarebbe meglio andare ad Hogwarts", George la fissò incredulo. "Proprio così George, Silente ritiene che non sia prudente ne parlarne qui ne a Grimmauld Place. E poi senz'altro Sibilla è più sicura tra le mura del castello che in qualsiasi altro luogo." Nonostante il suo comportamento e i suoi vestiti stravaganti Tonks era molto saggia, e si notava che aveva sempre avuto una smisurata ammirazione per Silente.
"Sibilla non è al sicuro da nessuna parte con quel..quel Marchio addosso. Suo padre potrebbe scovarla ovunque. Dimenticate che Lucius Malfoy ha pieno accesso alla scuola? E' sempre andato e venuto come voleva." Strinse i denti. Parlare dell'uomo che aveva rovinato la sua ragazza era troppo doloroso e faceva crescere in lui un odio incredibile.
"Hai detto bene.. 'voleva' " La voce di Remus si unì al discorso. "Ora che Draco non frequenta più la scuola, Silente non gli permette più di spadroneggiare a destra e sinistra e, anche se è un membro del Ministero, Hogwarts per lui è territorio proibito. Però temo sospetti il perché Silente lo vuole tenere lontano. E non dimentichiamoci che i suoi amici Mangiamorte sono ovunque e sono delle ottime spie. Perciò finchè non saremo al sicuro al castello non voglio che nessuno di voi parli più di Sibilla."
Annuirono tutti, anche Fred, che sembrava il più riluttante del gruppetto. "Quando partiamo?" domandò spostando lo sguardo da Tonks a Lupin, interrogativo.
"Appena possibile, anche subito" rispose il secondo fregandosi le mani per scaldarle.
Harry guardò Ginny come se desiderasse un gesto d'approvazione. "Va bene" asserì lei guardando l'orologio 'normale' che segnava le 9 del mattino, mentre l'altro poco distante segnava Molly, Arthur e Ron in vacanza, Percy, Bill e Charlie al lavoro e Ginny con i gemelli a casa. "Devo solo spedire un paio di gufi alla mamma e a Ron, e poi possiamo andare."
Tonks si offrì di accompagnarla e le due sparirono su per la scala di legno.